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Dopo il 4 marzo

di Raffaello Morelli | 5 Marzo 2018

Come previsto, i numeri dettagliati delle elezioni chiuse alle 23 del 4 marzo, non si avranno prima dell’alba del 6 marzo. Non per colpa degli scrutatori lenti ma perché la nuova legge elettorale  ha ingarbugliato la lettura dei voti. In ogni caso, i risultati sono talmente evidenti da consentire una constatazione.  Il PD e Forza Italia, i due partiti che negli ultimi 24 anni hanno  sempre governato (rispettivamente per 12 e 9 anni in modo diretto e gli altri 3  votando governi  di noti tecnici)  sono stati battuti nettamente rispetto al 2013 (il PD è intorno al 19% e FI è intorno al 14%,  perdendo ambedue circa il 6,5% ), a parità di votanti.

Ne conseguono alcuni dati non aggirabili. Intanto crolla il sogno – a fondamento della legge – di un governo tra PD e FI. Poi sarà in pratica impossibile raggiungere una maggioranza escludendo il M5S che, crescendo di circa il 7%, ha superato il 32% (distaccando  del 14% il secondo partito). Dunque occorrerà una convergenza di più aree ed è inevitabile guardare a cosa faranno i due vincitori del voto, lo stesso M5S e la Lega che, cannibalizzando  il Popolo della Libertà, ha guadagnato 14 punti percentuali. Questi due gruppi potrebbero avere la maggioranza dei seggi (di sicuro con la sponda  di LeU). Ed è pressoché certo che il PD, per restare nei giochi, dovrà prima porre fine alla Segreteria Renzi. Già è stata snobbata la bocciatura dei cittadini al referendum del 4 dicembre 2016, snobbarla di nuovo  aggraverebbe lo strappo democratico.

Molti si stracciano le vesti perché il M5S sarebbe senza pregresse esperienze di governo e M5S e Lega sarebbero partiti antisistema. Ma non avere esperienza di governo non può essere preclusivo, altrimenti il cambiamento pieno con il voto non potrebbe mai verificarsi. Quanto all’essere antisistema, è un parolone pronunciato a spanne. Antisistema era il PCI del 1948 che sosteneva il governo delle masse invece di quello del Parlamento e la guida del partito invece della libertà del cittadino. Oggi la massima stranezza dei M5S è rifarsi a un filosofo del ‘700 fautore dell’ugualitarismo di natura  naufragato nell’esperienza storica e avanzare proposte  scollegate dai meccanismi della vita reale. Mentre la Lega inclina all’ultra conservatorismo dedito alla grancassa e propenso all’isolazionismo.  In realtà, si stracciano le vesti solo  quelli che non vogliono cittadini decisi ad esercitare il proprio giudizio sovrano.  E piangono che ieri abbiano punito gestori delle istituzioni dimostratisi incapaci di farle funzionare e di creare condizioni di vita accettabili, specie oggi che la globalizzazione ha reso rapidissimi i paragoni sui risultati.

Ora è bene concentrarsi sui problemi quotidiani e favorire i dibattiti non per fare salotto ma per risolvere quei problemi confrontando progetti alternativi e farli scegliere da chi vota. Per decidere, deve esserci una legge elettorale in mano ai cittadini e non ai padroni del vapore che la usano quale cortina di fumo a loro vantaggio. Se  nella legislatura che si apre non sarà possibile una convergenza stabile su un progetto più ampio e definito, almeno si aiuti chi vorrà una nuova legge elettorale incentrata sul cittadino che consenta di tornare presto alle urne.

Raffaello Morelli

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, elezioni, globalizzazione, governo, italia, lega, legge elettorale, legislatura, nuova legge, parlamento, pd, referendum, renzi

Info Raffaello Morelli

Per lunghi anni esponente del Partito Liberale Italiano, del quale è stato Vicesegretario nazionale, è stato Consigliere Regionale per la Toscana. Tra i promotori del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati e di quello per la riforma Democratica, nonché del referendum per la Riforma ELettorale del 1992. E’ stato vice Presidente del Comitato contro il referendum Renzi del 2016 e componente del Comitato per il SI alla Riduzione dei parlamentari nel 2021.

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