E’ ben vero che nelle democrazie moderne non governa direttamente il popolo come succedeva nelle città-stato greche, ma sono i suoi rappresentanti a farlo.

Sul tema ho trovato qualche considerazione più profonda leggendo un libro per la scuola del prof. Giovanni Sartori “La democrazia in trenta lezioni”.
C’è chi è contento dei “tecnici”, mentre ha sfiducia del popolo: “il popolo non sa” o non sa abbastanza, mentre per governare – lo sosteneva già Platone – si richiede “epistene”, vero sapere. E’ ben vero che nelle democrazie moderne non governa direttamente il popolo come succedeva nelle città-stato greche, ma sono i suoi rappresentanti a farlo. Tuttavia il problema “antico” non cambia: questi “rappresentanti” a loro volta possederanno mai il vero sapere, oppure come pensava Platone sarebbe meglio affidarsi al “filosofo-re”, ai sapienti, ai competenti, ai tecnici in generale? E’ appunto una questione che allora veniva scagliata contro il popolo e la democrazia “diretta” ed oggi contro quella “rappresentativa”. Però a quest’ultima non ci sono valide alternative. Non possiamo accogliere “filosofi-re” senza che siano eletti.
Oppure – aggiungiamo noi – li si può accogliere “temporaneamente”, come i “dictator” dell’antica Repubblica Romana, magistrati straordinari in carica per sei mesi. Nell’Italia di oggi questi “filosofi-re” sono i “professori” che guidano governi cosiddetti “tecnici”: il problema è che di “tecnici” negli ultimi 20 anni – dopo che “Mani pulite” doveva nettarci dai problemi (compresi quelli dei finanziamenti alla politica, che invece di essere ridotti, sono stati moltiplicati di 10 volte!) – ne abbiamo avuti troppi: Ciampi, Dini, ora Monti, ma a ben vedere anche Prodi e Berlusconi non sono stati esattamente tipici “rappresentanti” politici, bensì rispettivamente un professore universitario e un tycoon-imprenditore televisivo “prestati” alla politica.
Quest’ultimi sono pur stati eletti, ma in un clima di fremente “antipolitica”, carico di anti-partitismo e di disprezzo per il sistema elettorale più “rappresentativo”, quello proporzionale che garantisce un peso uguale al voto di ogni cittadino, fuori da premi maggioritari. Ora, dopo le leggi “porcata” dove la “nuova” partitocrazia centralista decide tutto, si vorrebbe tornare a sistemi più miti e rappresentativi. Lo speriamo.

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