• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Donald difende Marine…

L’ultima intervista di Donald Trump a Politico va presa molto sul serio. Non ci si deve far fuorviare dalle boutade né dalle provocazioni. È la dichiarazione d’intenti di chi vuole costruire in Europa una rete politica fedele alla sua visione: un’alleanza della destra radicale, un’“internazionale nera” che unisce Orbán, Le Pen, AfD, Vox, Wilders e gli altri movimenti che sognano la fine dell’Unione Europea così come la conosciamo. Trump difende Marine Le Pen dopo la condanna per uso illecito di fondi europei, minimizza i reati e parla di complotto. Ma non è Le Pen il punto. Sta dicendo ai leader sovranisti europei: io sono con voi contro Bruxelles, io sarò la vostra copertura. Il presidente americano ha ottime parole anche per Orbán, che ricambia definendosi parte del “futuro” guidato da Washington.

di Enrico Rossi | 11 Dicembre 2025

L’ultima intervista di Donald Trump a Politico va presa molto sul serio. Non ci si deve far fuorviare dalle boutade né dalle provocazioni. È la dichiarazione d’intenti di chi vuole costruire in Europa una rete politica fedele alla sua visione: un’alleanza della destra radicale, un’“internazionale nera” che unisce Orbán, Le Pen, AfD, Vox, Wilders e gli altri movimenti che sognano la fine dell’Unione Europea così come la conosciamo.

Trump difende Marine Le Pen dopo la condanna per uso illecito di fondi europei, minimizza i reati e parla di complotto. Ma non è Le Pen il punto. Sta dicendo ai leader sovranisti europei: io sono con voi contro Bruxelles, io sarò la vostra copertura.

Il presidente americano ha ottime parole anche per Orbán, che ricambia definendosi parte del “futuro” guidato da Washington.

Ancor prima era intervenuto il vicepresidente J.D. Vance, che a Monaco ha accusato l’Europa di soffocare la libertà di parola, ha difeso Musk contro le regole europee sul digitale, ha minimizzato la disinformazione russa e ha persino rimproverato la Germania per le politiche di esclusione dei neonazisti dell’AfD.

Un messaggio inequivocabile: l’America trumpiana vuole rafforzare le destre estreme europee neofasciste e nazionaliste per indebolire le istituzioni comuni.

Qui si colloca anche Giorgia Meloni.

La premier italiana svolge un ruolo duplice: in Europa è costretta a usare una giacca istituzionale, ma sul piano politico e culturale è parte integrante dello stesso fronte che Trump vuole organizzare.

Non a caso ha costruito relazioni organiche con Orbán, con Vox e con le destre identitarie; non a caso indulge in una narrativa anti-Bruxelles che descrive l’UE come un ostacolo più che come una risorsa.

Meloni è la componente “presentabile” dell’internazionale nera, quella che può dare legittimità a un progetto che altrimenti apparirebbe minoritario.

È la figura che permette a Trump e Orbán di dire: guardate l’Italia, un Paese fondatore dell’UE governato da chi sostiene i nostri valori.

E intanto in Italia cresce la narrativa che descrive Bruxelles come nemica, gli aiuti ai migranti come invasione, le tutele democratiche come intralci. Tutti tasselli della stessa strategia.

Ma c’è un punto che rischia di sfuggire e invece pesa più di tutti: il risvolto economico.

Per Trump indebolire l’Europa non è solo strategia geopolitica: è un affare.

Un’UE frammentata, più divisa, più litigiosa, sarebbe molto più vulnerabile alle pressioni americane e soprattutto ai poteri delle grandi piattaforme tecnologiche che Trump difende apertamente.

Le normative europee sui dati, sulla concorrenza, sulle piattaforme digitali, sui diritti dei consumatori, sono l’unico vero argine globale ai monopoli delle Big Tech, le grandi imprese americane che concentrano nelle proprie mani una quantità crescente di risorse e potere e ne rivendicano l’uso a pieno titolo e a proprio profitto, con il diritto di interferire direttamente nelle politiche degli Stati.

Se l’UE si indebolisce ulteriormente, cade anche questo muro che limita lo strapotere di Meta, Google, Amazon, X, anche in termini di capacità di manipolazione delle opinioni pubbliche.

Significa mani libere per i colossi americani, quindi per noi più dipendenza tecnologica, e meno sovranità digitale e industriale e politica.

Da tutto questo uscirebbe un’Europa ancor più ridotta a mercato da conquistare, perfetta per chi vuole imporre dazi, ridefinire accordi commerciali, trattando con ogni Paese singolarmente.

Un’Europa più povera e politicamente arretrata consuma più armi e più tecnologia americana.

Meloni, in questo senso, svolge veramente un ruolo di pontiere, l’anello di congiunzione tra la destra neofascista identitaria europea e la strategia trumpiana.

Tutto questo non riguarda solo la geopolitica, ma l’economia e quindi la quotidianità: lavoro, salari, investimenti, sicurezza energetica, diritti digitali, imprese, ricerca, prodotti agricoli, tutele per la salute.

L’Europa che da tempo regredisce sul piano sociale finirebbe in questo modo per abbattere anche l’altro pilastro della sua costruzione, quello di un mercato regolato che tende a creare un certo ordine a favore della concorrenza e dei diritti dei consumatori.

E questo, ancora una volta, dimostra il nesso inscindibile tra giustizia sociale e libertà e il fatto che il venir meno della prima prepara un restringimento della seconda.

La regressione sociale apre la strada alla regressione politica e approfondisce la crisi della democrazia.

Le élite liberali occidentali, deboli e incapaci, sembrano accompagnare l’Europa verso questa forma nuova di regime tendenzialmente autoritario.

Non a caso proprio ieri la UE ha scelto di seguire Trump anche nella repressione delle immigrazioni e nella limitazione delle norme che tutelano i diritti fondamentali della persona.

Tutto è legato: la guerra, le Big Tech, i dazi, la migrazione, la disinformazione, la volatilità della democrazia.

Infatti, favorito dalla corsa al riarmo imposta da Trump, si sta realizzando anche un solido blocco sociale di destra, un’alleanza tra i manager delle grandi aziende belliche e un ceto politico liberale che sempre più si sposta a destra; in attesa che il potere passi nelle mani degli esponenti europei dell’internazionale nera come esplicitamente vuole Trump.

Non sarà difficile per questo blocco economico e politico europeo in formazione trovare intese e stringere accordi con le élite techno-finanziarie americane.

Enrico Rossi

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti