Ma cercare la cura per i malati? Pare che molti medici dicono esserci in tanti, farmaci, ma per lo stato sembrano inesistenti.
Le malattie per le quali ancora non si è trovata una terapia risolutiva sono ancora tante, purtroppo.
In medicina comunque è sempre meglio prevenire la malattia piuttosto che curarla. Quindi
la vaccinazione se efficace è sempre da preferire.
Riccardo Cassi Medico chirurgo:
“A oggi non ci sono terapie pienamente efficaci contro il COVID. Vengono usati diversi farmaci che stanno ottenendo risultati in alcune forme della malattia ma in altre no. Nei giorni scorsi la UE ha annunciato che è in corso la sperimentazione di 5 nuovi farmaci che ad ottobre potrebbero avere l’autorizzazione da parte di EMA. 1 è un immunosoppressore gli altri 4 anticorpi monoclonali.
Le case farmaceutiche contrariamente a quanto sostenuto dai no vax sono interessate sia alla produzione dei vaccini che di farmaci. Il loro obiettivo infatti è avere una redditività dagli investimenti nella ricerca. Che questa provenga dai vaccini o da farmaci o da altro per loro è indifferente.
Per quanto riguarda i medici niente impedisce loro di usare un farmaco registrato che abbia le indicazioni a curare una malattia, che sia questa l’influenza o il COVID. Le indicazioni all’utilizzo di un farmaco vengono approvate da EMA e AIFA su richiesta delle case farmaceutiche supportata dai risultati della sperimentazione.”
Riccardo, Grazie, sei stato chiarissimo e come sai condivido tutto quel che sostieni. Con convinzione. Sono mesi che lo diciamo. Tu meglio di me, dato che sei un medico. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ho degli amici carissimi di cui forse sto perdendo l’amicizia, persone intelligenti e colte. Ma sono diventati aggressivi e mettono in discussione tutto quello che asseriscono persone con idee contrastanti le loro. Molti dicono di non essere no vax. Qualcuno è anche vaccinato. Nemmeno le affermazioni più ovvie e realistiche vengono accettate, purtroppo. Dubito anche che leggano quel che scrivono gli altri ma il loro pregiudizio è talmente radicato che le idee ormai incancrenite, formano un circolo vizioso nel loro cervello e rimbalzano su se stesse senza via d’uscita.
In questa italia caotica si assiste a tutto e al suo contrario.
Dura lex sed lex
Sileri auspica una soluzione per quanto attiene a un paradosso, ancorché legale.
Un’amica ci racconta la sua esperienza.
“Sono prigioniera di un paradosso. Insieme a oltre 900 volontari mi sono offerta di testare un vaccino contro il Covid-19 che risponde al nome di ReiThera. Sono stracarica di anticorpi, ma non avrò il Green Pass e, anzi, figurerò tra coloro che hanno rifiutato il vaccino”: con queste parole, Flavia Palumbo denuncia il limbo in cui sembra essere precipitata, in compagnia di altri coraggiosi connazionali fra i quali l’imprenditore Jlly, che hanno prestato il proprio corpo alla scienza e che, al momento, risultano esclusi dalla certificazione verde. Nonostante l’andamento positivo dello studio, la Corte dei Conti ha deciso che non continuerà a finanziare la sperimentazione del Reithera. Risultato: il vaccino non figura tra quelli autorizzati dall’AIFA e chi lo ha sperimentato su se stesso non potrà avere il Green Pass, a meno che non arrivi un’autorizzazione speciale dal ministero della Salute. “Proprio noi che ci siamo ‘immolati’, che siamo scesi in prima linea, che ci siamo offerti come cavie in nome di un ideale, non potremo più prendere un aereo, andare a teatro, mangiare al ristorante – racconta ad HuffPost Flavia -. Noi, che siamo agli antipodi dei no-vax, veniamo trattati oggi come degli irregolari, dei disertori. È questo ciò che brucia di più”.
Uscire da questo cul de sac sarà dura. Speravamo di essere vicini all’uscita dal tunnel mentre la luce che vedevamo si è ridotta a un fioco lumicino.
La gestione del green pass risulta farraginosa quanto mai e pare strano che fior di scienziati politici e tecnici non ci abbiano pensato prima. Ma così siam fatti. Si rincorrono i problemi anziché prevederli e affrontarli, e prepararsi a risolverli.
Non osiamo pensare a quel che succederà alla riapertura delle scuole.
Carla Ceretelli

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