
Ancora una volta, i dati americani, vero e unico driver di mercato insieme alle dichiarazioni dei banchieri centrali Usa, hanno sorpreso in positivo alimentando di conseguenza la discesa dei mercati azionari, e per contro, la salita del dollaro, che in questi momenti torna ad essere l’unica valuta rifugio al mondo, sostenuta però (ed è questa la vera novità rispetto al passato) anche da tassi alti. Solitamente una valuta viene definita rifugio quando ha tassi bassi per un lungo periodo di tempo, come lo Jpy o il Franco svizzero, ma in questo caso il vantaggio del biglietto verde è duplice, perché rappresenta il porto ove approdare nei momenti che precedono la tempesta, fin dai tempi di Bretton Woods (1944), e al contempo offre vantaggi superiori alle valute concorrenti, considerando il fatto che i rendimenti dei treasuries oscillano tra il 3.93% e il 5.04% nelle varie scadenze con il breve termine che rende di più del lungo termine. Ciò significa incertezza economica e forse economia che sta per entrare in recessione dato il fatto che la curva dei tassi è invertita tra scadenze brevi e lunghe. Eppure i dati non segnalano hard landing ma forse neanche soft landing, visti i numeri in uscita, per cui questa incertezza deriva da una paura latente per ora non confermata né dai dati, tantomeno dagli indici di rischio (Vix e indice fear and greed). E’ possibile che il mercato abbia ragione e anticipi un futuro collasso delle congiunture nei paesi occidentali ? Oppure stiamo vivendo una fase di switch di portafoglio temporaneo di parte dei portafogli azionari, che ora si svalutano, verso l’azionario a reddito fisso che offre rendimenti superiori, ma che poi tornerà a salire non appena questa fase congiunturale di incertezza verrà superata ? Le domande sono tante, le risposte sono difficili da dare senza il rischio di incorrere in colossali sviste. Per questa ragione crediamo se debba vivere alla giornata, almeno per ora. E osservare i punti e livelli strategici che peraltro, osservando sia i listini che i cambi, sono molto vicini ai prezzi attuali e cruciali. Ma andiamo con ordine. A livello dei listini americani, siamo su punti chiave con il Dow a rischio rottura di 32.450 che se bucato, potrebbe spingere i prezzi almeno a 30.000 se non addirittura a 28.590, minimo del mese di ottobre del 2022. Nasdaq che punta alla violazione di 11.825 che se rotto al ribasso, dovrebbe anch’esso accelerare verso i minimi di ottobre scorso a 10.430 e così anche per l’S&P500, il cui punto chiave si trova a 3.886. A questo punto analizziamo i cambi principali partendo dall’EurUsd che è arrivato su una confluenza di punti chiave sul daily a 1.0530 40 area, a cui si aggiunge 1.0480 supporto chiave e minimo del 6 Gennaio. Una rottura di tali supporti porterebbe al famoso livello di 1.0300 1.0350 che, come molti ricorderanno, fu lo spartiacque che portò poi la moneta unica a 0.9540. Per la sterlina, se misurata contro dollaro, i punti da osservare sono posti a 1.1840 50 la cui violazione spingerebbe al ribasso verso l’area compresa tra 1.1500 e 1.1485. Ugualmente il UsdJpy, che ha già violato 135.30 e sembra puntare ora a 140.00 ed eventualmente 142.50. Analoga sorte per le oceaniche e le altre valute in un mercato perfettamente dollaro centrico. Quindi le prossime settimane saranno cruciali per l’andamento dei mercati, pertanto occorre leggere bene i dati, e capire perché il mercato sta muovendosi nella direzione attuale e quali saranno i possibili scenari nel breve termine. Sul fronte dati sarà una settimana interessante per i dati sull’inflazione in Eurozona, attesa in ribasso, ma anche dei dati sull’Ism e Pmi manifatturieri e non, per gli Usa ma anche per la Cina. Infine Pil Australia e Canada. Dati che potrebbero rivelarsi degli interessanti market movers.
Saverio Berlinzani

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