Non c’ era via d’ uscita. Napolitano si e’ arreso. Utopico un accordo ampio, ma anche solo del 51 per cento, su una stessa legge elettorale. Si e’ arreso mettendo fine ad una legislatura breve, tormentata e dal futuro perennemente incerto e gli italiani dovranno tornare a votare con la vecchia legge elettorale.
Un sistema che merita l’ appellativo di “porcellum” non tanto per la diversa distribuzione dei resti tra Camera e Senato – aspetto cui le alchimie di alleanze vere o fasulle riusciranno a porre rimedio – quanto perche’ ci regalera’ ancora una volta un Parlamento “nominato” dalle segreterie dei partiti che, come e’ noto, solo raramente e forse solo per caso, scelgono secondo il criterio della competenza, della vivacita’ delle idee e della liberta’ di spirito, il solo mix dal quale ci si potrebbe aspettare un colpo di reni per uscire dalle secche. Il criterio che ha guidato e che anche questa volta guidera’ le segreterie nella scelta dei candidati sara’ il solitio: obbedienza e affidabilita’ di clan, doti dalle quali non possiamo aspettarci niente di nuovo o di buono.
Che fare? Ben poco puo’ quel “popolo sovrano” cui il centrodestra ha reclamato di restituire la parola ed al quale, tuttavia, aveva tolto il diritto di scegliere chi mandare in Parlamento, abolendo con un colpo di spugna le preferenze, per offrirci un’ Assemblea “chiavi in mano”, sulla scia di due esempi “illustri”: quello della legge elettorale del Ventennio e di quella che la rossa Regione Toscana e’ riuscita varare ed a far digerire somministrando al proprio elettorato la ‘pillola’ delle primarie, un farmaco elaborato e distribuito dal laboratorio degli ex Ds, sintetizzato da molecole di apparato.
Al popolo sovrano non resta che prendere o lasciare. Si ritrovera’ anche questa volta un Parlamento di simpaticoni che stappano bottiglie di champagne mentre il Paese affonda e perde colpi su tutti fronti; pronti ad offrire stampelle a premi Nobel dalla deambulazione rallentata dagli anni; che riempiranno il vuoto delle notti romane, lontano dalla adorata famiglia, dando ospitalita’ a ragazze altrettanto sole e desiderose di affetto. Affollato di volti presi inutilmente in prestito dal piccolo schermo o di signori con la vocazione della sceneggiata, di magistrati che si sono dimostrati utili al momento opportuno, di portaborse compiacenti, di figli di…, di mogli di…, di fidanzate di…,piu’ o meno legittime.
Tutto bene. Un Parlamento cosi’ puo’ anche essere lo specchio dell’ Italia perche’, come ricordava Prodi, gli italiani non sono poi tanto migliori dei loro rappresentanti. Chiediamo solo che al momento della scelta di coloro che entreranno in Parlamento venga convocato anche un maestro elementare o una casalinga per porre ai candidati alcune semplici domande: “Se il Darfur e’ un cioccaltino o una regione dove si muore di fame, quanto costa un chilo di manzo o un biglietto della metropolitana , se la road map e’ un navigatore satellitare, se il diritto d’ opzione significa scegliere da che parte stare solo dopo essere stati eletti…. Solo poche, semplici domande, per non farci perdere la speranza, assieme alla faccia. Do you really think WE CAN?
Grazia Carifi

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