La frase pronunciata da papa Francesco in occasione della prima udienza generale post feriale del mercoledì deve aver scosso non pochi fedeli separati o separandi, ma sopratutto il suo clero. Non era trascorso poi molto tempo dall’ultimo Sinodo dei Vescovi dell’ottobre 2014, nel quale si era creata una spaccatura proprio su tale argomento: sull’accesso al sacramento della Comunione dei separati, nel quale il Papa, favorevole alla concessione della Comunione era uscito in netta minoranza.
Pertanto tale annuncio, prima del Sinodo di ottobre 2015, che si è concluso non senza polemiche, appariva come una forzatura anticipata di papa Bergoglio contro i vescovi “refrattari”, anche se qualche concessione sembrava volerla offrirla ai conservatori. Infatti subito dopo aver annunciato che i separati non sono più “scomunicati” cioè posti al di fuori della “Chiesa” in quanto non “comunicabili” e quindi non in comunione con Essa, ha soggiunto che “occorre distinguere fra chi ha provocato la separazione e chi l’ha subita”. Questa aggiunta ancorché semplificare le cose le complica assai. Poiché tira in ballo interpretazioni giuridiche di non poco conto. Sarà ancora la Sacra Rota a determinare la “colpa” ? O sarà sufficiente presentare al proprio parroco la sentenza civile di separazione e divorzio dei tribunali dello Stato ove sia indicato l’addebito? O l’indagine sarà a cura dello stesso parroco che riaprirà i termini del contendere?
Recentemente papa Bergoglio ci ha nuovamente stupito in materia enunciando con Motu Proprio , cioè al di fuori e prima del Sinodo, una riforma epocale nella quale il Vescovo sarà investito di potere decisionale in prima istanza circa la nullità matrimoniale, sottraendo molti poteri secolari alla Sacra Rota che rimarranno, pensiamo, comunque gli unici consiglieri vescovili giuridicamente idonei. Inoltre il Papa ha auspicato l’economicità e la velocità del nuovo processo di separazione dei coniugi senza disperdersi in questioni “economiche” che probabilmente saranno devolute ancora una volta al ricorso della Sacra Rota o più semplicemente lasciate al giudice ordinario civile. E’ un abile tentativo per non disperdere fuori della comunità ecclesiale ambedue i coniugi fedeli che si separano. Ciò che papa Bergoglio non è riuscito a far passare per convinzione nei confronti della CEI lo ha fatto per decreto, mettendo le loro Eccellenze difronte al fatto compiuto.
Sappiamo che le sentenze della Sacra Rota furono per tanto tempo “ un enorme corpus di documenti che dimostrarono l’arbitrarietà spiritualistica e formalistica da una parte, e dall’altra il tetro praticismo che rasentò addirittura forme di fanatico behaviorismo con cui la Chiesa guardava le cose del mondo”( P. Pasolini Corriere della Sera settembre 1974). Tanto è vero che per porre argine a tali aberranti sentenze i giudici italiani incominciarono dopo il concordato del 1984 a “delibare” le sentenze della Sacra Rota e non più ad applicarle passivamente. Né mi parrebbe corretto che la colpevolezza debba essere stabilita in base alla sentenza civile di un tribunale italiano che a volte può non significare tutta la verità: uno dei due coniugi può essere stato più bravo nel reperire le prove della colpevolezza (oggi soltanto “addebito”) rispetto all’altro (senza voler entrare nel merito come tali cause di separazione vengano trascinate per decenni e con quali risultati di “giustizia”!). Lasciare la facoltà di decidere al Vescovo della diocesi, giudice monocratico, della separazione della coppia significa concedere a tutti i divorziati di avvicinarsi in futuro alla Comunione; sappiamo come i sacerdoti di base e i loro Vescovi siano molto più elastici delle gerarchie nei confronti dei fedeli caduti in errori. Comunque il Sinodo ha deciso a stretta maggioranza (uno o due voti) il volere di papa Francesco, il quale dovrà sintetizzare in un rescritto di prossima compilazione le modalità con cui si attuerà questo famoso “discernimento” per non lasciare alla miriadi di decisioni vescovili, anche in contrasto fra loro, a chi dei divorziati risposati consentire, dopo un percorso di penitenza, di riavvicinarsi alla Comunione.
Pertanto a rimanere deprivati del sacramento della Comunione rimarrebbero soltanto i massoni, ai quali il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede Ratzinger nel 1983 , all’uscita del nuovo Codice canonico, nel quale non si faceva più menzione della scomunica ai massoni, volle precisare che costoro erano in “peccato grave” pur appartenendo a logge non avverse alla Chiesa cattolica, e pertanto non potevano usufruire del sacramento della Comunione, né potevano ottenere l’assoluzione né dal parroco né dal Vescovo della diocesi, in quanto la materia per la remissione del peccato veniva riservata alla Santa Sede. Ancora una volta i massoni, per la Chiesa cattolica, se passerà il volere di Bergoglio rimarranno gli ultimi reietti.
Sarà interessante seguire lo svolgimento di questa lotta fra “ Eccellenze ed Eminenze” poiché qui non è questione di quei pochi separati cattolici che insistono ossessivamente per avere accesso alla Comunione, in quanto in definitiva non sono mai stati allontanati definitivamente dalla Chiesa; qui sono in gioco anche le nuove famiglie che si sono formate successivamente al proprio divorzio (fra l’altro ai divorziati è fatto divieto di vivere more uxorio con il nuovo/a compagno/a) e sopratutto, questo è l’oggetto del contendere: il Sacramento si può infrangere?
<< L’uomo non separi ciò che Dio ha unito>>(Cap.10, Marco).
La trattazione del tema è provocata dalla domanda insidiosa dei farisei, volta a mettere alla prova Gesù. Infatti essi sanno bene che secondo il piano di Dio (cf. Gen 1,27; 2,24) il ripudio della moglie non è consentito. Ma con astuzia i farisei si richiamavano ad una prescrizione mosaica, la quale in alcuni casi permetteva il divorzio (cf. Dt 24,1-4).
Gesù nel rispondere precisa il motivo della concessione da parte di Mosè: “Per la durezza del vostro cuore Egli scrisse per voi questa norma. Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto”. Gesù quindi porta la questione alla sorgente: alla volontà originaria di Dio, al momento della creazione dell’uomo e della donna. La disposizione divina e la disposizione di Mosè non possono essere messe sullo stesso piano. Soltanto i cuori duri, sclerotizzati, possono trovare scappatoie alla legge divina.
Gesù ribadisce la volontà divina circa l’indissolubilità ai suoi discepoli, allorché rientrati in casa, lo interrogano sul tema. Egli esclude il divorzio non solo per la donna, come era prima, ma anche per l’uomo ed aggiunge che non soltanto il divorzio, sia da parte dell’uomo che della donna, si oppone al piano divino, ma che anche un nuovo matrimonio è da ritenersi adulterio: l’impegno precedente permane sempre.
I discepoli di Gesù anche loro poco convinti dalle Sue parole : << Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi >> Egli rispose loro: << Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca >>.
E con questo si potrebbe sollevare un’ altra questione da tempo sul tappeto: la problematica circa il matrimonio dei sacerdoti, prima che altri sacerdoti presentino i propri drudi in TV.
Questa dei “separati” non sarà una delle tante battaglie che la Chiesa dovrà affrontare per restare nel mondo; se dovesse vincere il Papa sarà una guerra senza ritorno. Ma Bergoglio si dovrà guardare dai farisei che lo circondano.
Guglielmo Adilardi

la chiesa non è una holding che deve vendere i suoi prodotti per restare nel mondo, ma è l’insieme dei fedeli che seguono i vangeli e la parola di cristo. se questo vuol dire essere fariseo: mi vanto di esserlo!