
La scadenza è vicina. Ma nella maggioranza l’accordo è ancora lontano. Il tema è quello del Mes. Il calendario della Camera prevede che giovedì 14 dicembre sia discussa e votata la ratifica della riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità. Un’istituzione europea che ha lo scopo di aiutare i paesi dell’Eurozona in difficoltà economica. L’Italia è l’unico paese europeo che ancora non lo ha approvato. Il Mes è sempre stato un elemento divisivo per il centrodestra. E tale è rimasto, tant’è che il rinvio è stata fino ad ora l’unica opzione possibile. Si appresta a mettere le mani avanti la Lega. “Vi do una notizia: penso proprio che il 14 dicembre non discuteremo del Mes alla Camera. Ad oggi non è all’ordine del giorno la votazione” annuncia su Radio24, il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari, che ribadisce: “Il ministro Giorgetti ha fatto giustamente presente che questa proposta, peraltro di Italia Viva, è in calendario da diversi mesi, ma esistono provvedimenti che vengono prima. Questa settimana siamo impegnati sulla conversione in legge del decreto fiscale e soprattutto sulla risoluzione sul Consiglio europeo a cui dovrà partecipare Giorgia Meloni“. Insomma rinvio in vista in quanto il clima non è cambiato, anzi si è complicato con l’avvicinarsi delle elezioni europee. In questi giorni tra i membri dei partiti che compongono la maggioranza di Governo ci sono state dichiarazioni discordanti sul voto di questa settimana: alcuni vorrebbero che fosse rimandato ancora, altri sostengono invece che sia ora di procedere alla ratifica, ormai inevitabile. La scadenza che gli stati europei si erano dati per la ratifica è il 31 dicembre prossimo. Al momento vi è una sola certezza: che l’Italia sta sostanzialmente bloccando l’entrata in vigore della riforma con un rallentamento che coinvolge tutta l’Europa. Non va dimenticato che a osteggiare il Mes sono stati anche altri. I 5 Stelle, quando erano in maggioranza, ne hanno fatto un elemento portante della loro azione politica e ora hanno qualche difficoltà a dire che il governo sbaglia a non procedere nella ratifica.
In passato, con l’eccezione di Forza Italia, i partiti di maggioranza si sono espressi in modo molto duro contro la riforma del MES. Fratelli d’Italia e la Lega hanno sempre legato a questo strumento diversi slogan della loro propaganda antieuropea, definendolo un opprimente meccanismo burocratico europeo e sostenendo che limiterebbe la libertà dei singoli paesi di compiere in autonomia le loro scelte in ambito economico. Ora Giorgia Meloni, che sta cercando di infilarsi qualche panno europeo, si trova in estrema difficoltà a ballare su due tavoli: quello di Bruxelles nel tentativo di accreditarsi come guida credibile al di fuori degli italici confini e quello nostrano in una campagna elettorale tutta interna alla maggioranza ove la rivalità della Lega a destra e di Forza Italia verso il centro, sono sempre più forti. Per Forza Italia sulla questione Mes e su altri temi europei è stato il segretario azzurro e ministro degli Esteri Antonio Tajani a parlare in una intervistata sul Quotidiano nazionale tornando a ribadire la necessità di una “logica a pacchetto” e non “a pezzi separati”: l’agenda Ue deve avere “una visione congiunta e comune della politica economica europea che contempli il nuovo Patto di stabilità, il Mes, l’Unione bancaria e l’armonizzazione fiscale”, le parole del titolare della Farnesina. Una posizione ben lontana da quella della Lega e dei Fratelli.
Il MES è un’organizzazione intergovernativa che comprende i paesi che hanno aderito all’euro, e che serve a mettere in comune il denaro di tutti e a utilizzarlo in caso di necessità, secondo il principio per cui all’interno di una stessa zona monetaria i problemi economici di un paese possono facilmente ripercuotersi sugli altri. Da sottolineare che l’Italia, come già detto unico paese a non aver proceduto alla ratifica, ha già versato la quota di sua spettanza per la creazione del meccanismo. Si capisce quindi che il “no” ha solo un valore politico e non tecnico. Il governo infatti non intende procedere fino all’approvazione delle nuove regole sul patto di stabilità, ossia delle regole europee sulla gestione dei bilanci dello stato. In linea generale le regole previste dal Patto di Stabilità servono a far sì che ciascun paese tenga i conti pubblici in ordine e non faccia troppo ricorso al debito, in modo da evitare problemi che possano ricadere sul resto dell’Unione. Da sottolineare che la manovra di bilancio in votazione alle Camere è in gran parte in deficit e quindi poterà una crescita ulteriore del debito.
La segretaria del PD Elly Schlein in una intervista al Corriere della Sera ha parlato di “propaganda ideologica di questo governo. Hanno fatto fake news per anni sul Mes e ora non sanno come uscirne. Il problema è che stanno giocando con la credibilità internazionale dell’Italia. Non è possibile per ragioni ideologiche bloccare tutto il resto d’Europa sulla ratifica di un trattato. Quando lo ratifichi non stai chiedendo l’attivazione di questo meccanismo stai semplicemente permettendo ad altri di accedervi se ne hanno bisogno”.
Sui social Matteo Renzi scrive: «Il Governo sul Mes è imbarazzante. Il ministro degli Esteri dice che serve all’Italia. Il ministro dei trasporti non lo vuole. Il ministro dell’economia si finge malato. La Premier non lo voleva, ora ha cambiato idea, ma si vergogna a dirlo. E dunque tutti i giorni inventano una scusa per prendere tempo. Il Governo Meloni è diventato il governo melina. Non sono cattivi, sono solo incapaci di governare”.
Ginevra Matiz
(da “Avanti Online”)

Lascia un commento