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Diteci che stiamo sognando

di Fabrizio Binacchi | 10 Novembre 2013

Dicono che la crisi stia per finire per la zona euro, dicevano che la fine del tunnel della crisi, la famosa luce, era prevista per questo Natale, invece adesso la spostano alla fine dell’anno prossimo.

pizzicottoDateci un pizzicotto. Diteci che stiamo sognando. Diteci che non è vero che stiamo ancora parlando dell’imu. Diteci che non è vero che non hanno trovato i soldi per cancellare quello che avevano proposto. Diteci che anche loro, quelli del sistema  governo, che non sono solo i ministri, loro che contano leggono come noi i numeri veri del dramma italiano: 8 giovani su dieci a spasso e non per colpa loro, decine di aziende che chiudono ogni settimana, decine di famiglie che ogni settimana passano dallo stato di crisi alla povertà vera, basta andare alla Caritas per vederlo. Hanno ragione tutti quelli che si chiedono: ma la politica è in sintonia con le esigenze dei cittadini? Dicono che la crisi stia per finire per la zona euro, dicevano che la fine del tunnel della crisi, la famosa luce, era prevista per questo Natale, invece adesso la spostano alla fine dell’anno prossimo. Un Natale tira l’altro. Ma rimane il fatto che mentre  altri paesi che erano in crisi qualche anno fa, come la Spagna, sono più pronti di noi ad intercettare la cosiddetta ripresa. Perché? Perché ad esempio al Spagna -e non noi- ha fatto una riforma consistente del mercato del lavoro ed è intervenuta massicciamente per rafforzare il proprio sistema bancario. Come mai la Spagna l’ha fatto e noi no? Forse perché il sistema politico spagnolo è più in sintonia con le esigenze dei cittadini e non si baloccano per semestri su una tassa per la casa. Diteci che stiamo sognando e che non arriveremo a Natale sempre col solito ritornello sulle mancate riforme e sul tira-e-molla dell’applicazione delle misure inserite nella legge di stabilità. Saranno settimane decisive perché entro fine anno l’Italia dovrà far vedere all’Europa che avrà inserito tutte le misure per tenere sotto controllo i conti pubblici e mettere tutti i paletti per gli eventuali sbandamenti. Ma il problema è trovare per il 2014 una fetta di risorse, una decina di miliardi di euro veri, per dare una spinta alla crescita altrimenti non  basterà limare qui e là. Assurdo immaginare un  miracolo economico che viene dall’Europa se non ci rimbocchiamo le maniche noi e, sfruttando anche le larghe intese, si mettono subito sul piatto della bilancia le tre grandi povertà del sistema Italia: la macchina burocratica assolutamente inadatta, la disparità territoriale, perché checché (quanti ché) se ne dica, produrre a  Lumezzane e a Castellina in Chianti non è come produrre ad Acerra o a Racalmuto, e poi assegnare una quota di respiro alle banche che a loro volta devono riconcedere credito alle piccole e medie imprese che stanno soffocando. Il rischio è invece che, anche il 2014 in vista del passaggio alla vigilanza europea dei sistemi bancari, arrivino nuove misure burocratiche che invece di snellire il rapporto appesantisce la relazione credito imprese.  Sono problemi che tutti dicono di avere davanti, con una chiarezza estrema, dal presidente del consiglio al deputato più giovane eletto quest’anno, eppure quando si tratta di scegliere la strada e una soluzione tutto sembra paralizzarsi e appesantirsi. Una volta si rivolgevano ai tecnici perché pensavano che i politici non ce la potessero fare. Dopo certe esperienze, anche recenti, si cerca di puntare sul politico competente, ma quel che appare in tutta la sua chiarezza è che manca la politica d’insieme. Non bastano due politici competenti se la politica nella sua globalità non è competente. Diteci che questo almeno l’avete capito.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Francesco

    12 Novembre 2013 alle 13:59

    E’ ormai evidente che NOI siamo un caso particolare. 20 anni di tifoserie che si sono scannate sul nulla (Berlusconi si, Berlusconi no) e un sistema che si è andato infeudando su una casta allargata intoccabile, hanno talmente deteriorato la qualità della classe dirigente e del corpo elettorale che non riusciamo più ad uscire dalla palude paralizzante in cui ci siamo cacciati. E quando un nodo non si riesce a scioglierlo c’è solo un modo per venirne fuori: tagliarlo. ma chi ha il coltello? e il coraggio alessandrino di dare il colpo?

    Rispondi

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