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Diteci almeno che avete capito 

di Fabrizio Binacchi | 17 Marzo 2013

Che non sia mai, carissimi eletti,  che viviamo una improvvisa insperata esperienza gioiosa collettiva. Non speriamo che improvvisamente spariscano addizionali e punti di Iva perché avete indovinato improvvisamente una ricetta economico sociale. Dateci un segno che ancorché eletti siete ancora come noi.  

nuovoparlamentoNon vogliamo una soluzione miracolosa domani o dopodomani. Che non sia mai, carissimi eletti,  che viviamo una improvvisa insperata esperienza gioiosa collettiva. Non speriamo che improvvisamente spariscano addizionali e punti di Iva perché avete indovinato improvvisamente una ricetta economico sociale.  Un po’ di pena ci serve per crescere e per fortificarci, ma questi ultimi decenni sembrano l’anticamera dell’inferno economico, e quindi sociale. Non vogliamo un paradiso civile e politico già domani, forse non saremmo pronti, noi italiani, ma diteci almeno che avete capito. Per davvero. Diteci che vi rendete conto che davvero con una pensione da 480 euro ora non si può mettere nemmeno più il naso fuori di casa. Diteci, cari eletti, che anche voi vedete quello che vediamo noi: e cioè che alla mattina alle 8 circa passando davanti a un fruttivendolo vediamo nonni e nonne che cercano e raccolgono dalle cassette le mele scartate e le verdure non messe sui banchi. Diteci che vedete anche voi, come vediamo noi che ai pranzi della  Caritas o di alti enti sociali di sostegno aumentano ogni giorno quelli che chiedono un piatto di pasta e che un mese prima erano quasi classe media. Diteci che vedete anche voi che i supermercati non sono più così pieni come una volta e che alla casse la spesa media è diminuita del 50 per cento. Diteci almeno questo, che vi rendete conto, sarebbe un bell’inizio, prima di sentirci troppo vicini alla fine. Cari eletti, è normale che in politica dibattiate di tutto, dalla giustizia all’energia, dalla pari opportunità alla cultura e anche di posti di responsabilità e prebende da tagliare.  E’ normale, come dice Chateubriand nelle “Memorie d’oltretomba”, che in politica non avviene mai per davvero quello che si prevede, ma almeno mandateci un segno che anche voi, cari eletti, come noi non eletti e solo elettori, siamo nella stessa barca, anzi nella stessa cesta. Di un pallone economico finanziario continental-mondiale sbattuto dai venti più diversi e contrapposti. Sarebbe già tanto. Fateci capire che state capendo, sarebbe già un bel risultato. Voi adesso starete parecchio tempo tra aule e palazzi, tra piazze e corridoi che  sono segnati come luoghi del potere in quella Roma che è per eccellenza classificata come città del potere. Ecco, ogni tanto, fate questo esercizio di sostituzione linguistica: mettete al posto della parola “potere” la parola “responsabilità”. Vi aiuterà molto trovare i binari del raccordo con quel mondo che vi ha mandato là e che cerca subito, da oggi, da ieri e non da domani, delle risposte. C’è da fare subito un grande lavoro di coesione e inclusione sociale per un Paese che da nord a sud, dal mare ai monti ha un bisogno fortissimo di scelte e segnali di stabilità e certezze. Fateci capire, cari eletti,  che vi preoccupano i disoccupati e gli inoccupati, che vi preoccupano i pensionati e i pendolari, che vi stanno a cuore da subito i problemi della vita di tutti i giorni di noi che non stiamo tra aule e corridoi ma in fila alla posta o in coda nel traffico. Fateci capire che state studiando dei rimedi efficaci a quelle malattie che denunciate, da vent’anni e passa, e che non hanno mai imboccato la strada della guarigione e nemmeno della regressione. Lo sapete perche anche voi che quasi sette milioni di famiglie italiane non ce la fanno a tirare il 15 del mese, lo sapete anche voi che migliaia, decine di migliaia di studenti puntano a titoli per un lavoro che non si conosce, sapete anche voi che migliaia e decine di migliaia di pensionati sostengono nel piccolo i figli e i nipoti che non sanno nemmeno cos’è un reddito. Dateci un segno che, ancorché eletti, siete ancora come noi.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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