
La città di Napoli costituisce un esempio di come i cittadini non si rassegnano, e inseguono il sogno del cambiamento. Alla fine degli anni ’40 e all’inizio del decennio successivo, Napoli era amministrata da una Giunta di destra, costituita dal partito Monarchico e dal Movimento sociale, il famoso Msi (poi confluito in Allenza Nazionale). Il cosiddetto “laurismo” con sindaco il comandante Achille Lauro guidò a lungo la città.
Negli anni ’50/60 amministrò la metropoli partenopea la Democrazia cristiana, che faceva capo a Silvio Gava (un signore veneto trapiantato a Napoli) che in un breve volgere di tempo era divenuto il punto di riferimento della Dc di tutto il Sud.
Alla Dc, seguì una lunga stagione a guida Pci, con sindaco Valenzi, al quale succedette Bassolino del suo stesso partito.
Attualmente Napoli è amministrata dall’ex magistrato De Magistris, proveniente dall’Italia dei Valori.
I cittadini italiani sono disposti a provare tutte le soluzioni politiche, proprio com’è accaduto a Napoli, ma non è facile ottenere dei risultati.
Non è facile governare l’Italia perché il potere burocratico è più forte della politica.
Dirigenti e funzionari dello Stato trascorrono l’intera vita lavorativa nei ministeri, mentre i politici vanno e vengono, portando con sé scarse competenze.
Per comprendere come sia antico il problema della burocrazia, ricorriamo alla citazione di un grande meridionalista, costretto all’esilio, e professore ad Harvard. Gaetano Salvemini (1873-1957) scisse: “l’albero mortifero della burocrazia, che ubbidisce solo a sé stessa…”
Il nuovo presidente del Consiglio spara riforme a raffica, ma se non fa approvare prima di tutto una legge che riforma radicalmente la macchina dello Stato, rischia di incagliarsi contro lo scoglio della burocrazia. Fino al giorno in cui gli impiegati pubblici (comprese le forze dell’ordine e la magistratura) saranno inamovibili e andranno avanti a botte di automatismi, sarà difficile cambiare le cose in Italia.
Il dipendente pubblico deve poter essere licenziato, al pari dell’impiegato privato; viceversa continueremo ad avere a che fare con persone arroganti e maleducate (fatta qualche eccezione).
La carriera deve tener conto del merito, e non andare avanti in base agli automatismi, che consentono a chi è asino e fannullone di scalare le gerarchie.
Prima la riforma burocratica e poi tutto il resto; nessuno può governare il Paese in questa situazione; ad un imprenditore basta andare in un ufficio pubblico e gli passa subito la voglia di aprire una nuova impresa.

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