Chi disprezza compra, ovvero la volpe e l’uva.
E allora ti prende lo sconforto e hai bisogno di un cordiale
Silvio a Matteo, se perdi ti prendo a Mediaset. E poi dicono che non son d’accordo.
Giusto dopo una rapida analisi, si evince che dall’una e dall’altra parte l’accozzaglia regna sovrana.
Dunque inutile scervellarsi. Inutile cercare disperatamente punti di riferimento politici e, ancor meno, partitici.
Ascoltare e leggere di robe referendarie non fa che acuire un probabile mal di testa.
E più si ascolta e più ci si attorcigliano neuroni e budella.
La prima importante domanda a cui dobbiamo darci la risposta è, votare con la pancia o con la testa. La terza via sarebbe il cuore. Oppure una deplorevole e sbiadita scheda bianca. Non pervenuta la possibilità di non recarsi alle urne dato che siamo cittadini con senso civico esemplare.
Solo per il fatto che Beppe invita alla prima la accantoniamo immediatamente. Restano il cervello la testa la mente, o, in alternativa il cuore il romanticismo le emozioni.
Dunque cominciamo il giochino. si inizia dall’alto. Zero assoluto. Dopo avere ascoltato le centinaia di costituzionalisti, siamo più nel pallone di prima. Dunque scheda bianca. Ma, ti dicono, c’è un punto cruciale per cui dobbiamo andare verso il cambiamento. Il risparmio dei senatori e dei loro emolumenti. E sollecitano e solleticano la guerra fra e dei poveri. Poi si parla di accentramento o decentramento delle regioni e delle competenze tali da non dare adito a contenziosi che fermano l’avvio l’esecuzione e la fine di qualunque roba.
Ma sale un groppo alla gola..le Regioni a statuto speciale, quelle col fiocchino rosso, per intenderci. Che mentre le altre, tutte, se passa la riforma saranno soggette a scelte dell’esecutivo, queste balleranno e canteranno come se il gatto fosse sempre assente.
D’altra parte oggi ciascuna regione, a parte i massimi sistemi tipo difesa e poco altro, fanno quel che cavolo vogliono creando serbatoi di ladrocini truffe e covi di bustarelle per capitolati fasulli e appalti giocosi fatti in famiglia.
Ma, si dice anche, le siringhe avrebbero lo stesso costo in tutto lo stivale. Ah bè, allora..
Per serietà bisogna ammettere che la sperequazione fra le varie regioni sulla sanità oggi non si può negare. E vero è che una ricetta del SSN siglata a Bologna non può essere spesa a Firenze.
Passiamo all’amore. Per il partito per il proprio leader per le bandiere e i loghi, per le manifestazioni di un milione di persone in San Giovanni, per il contratto con gli italiani. Ancorchè disatteso. Ecco, appunto. Ma poi scopri , basita, che la tua bandiera, che hai amato per anni sventola viciniore al nulla del terzo partito che non c’è.
Per non dire di loghi loghini e loghetti personalizzati che ti fanno incrociare gli occhi sull’ossimoro duale. E le due armate brancaleone illustrate da selfie orripilanti di tutti gli occupanti delle medesime. E chi vede mucche in corridoio e chi ciuccia gli ossi anziche i bastoni e dice che son meglio…
E allora ti prende lo sconforto e hai bisogno di un cordiale.
Ma il cuore non produce alcun affanno per eventuali pericolose tirannidi e il previsto e preoccupante, per alcuni, aumento del divario fra chi comanda e chi obbedisce. Siamo già talmente vessati burocraticamente a causa di conflitti di competenze, ed è colpa mia ed è colpa tua ed è colpa sua, che non si può che risalire. E forse è un bene che qualcuno si assuma le proprie responsabilità in toto.
In ultimo una nota personale. Talvolta sono stata tacciata di maschilismo perchè critico , fra le altre, la Mariele e la Virgin. Due giovani donne con ruoli , a mio avviso, più grandi di loro. Specie per la seconda che ho detto. Ma sta di fatto che sono attive dunque nell’occhio del ciclone e se hanno accettato per ambizione cotante vette, magari saranno anche preparate al massacro mediatico. Se fossero figlie mie le avrei preparate. Lo spero di cuore per loro.
Ma non comprensibile, invece, l’accanimento perfido verso l’Agnese che più riservata non si può.
Come diceva il noto Giucas, Casella per gli amici. Quando lo dico io!
Ma non ve lo dirò mai.
Carla Ceretelli

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