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Diritto del lavoro: la doppia verità della sinistra

Dal Corriere della Sera, lunedì 27 marzo. Articolo di Pietro Ichino, docente di diritto del lavoro alla Statale di Milano (tre righe in prima e il resto a pagina 22 nella rubrica Opinioni, l’articolo è poi stranamente scomparso nell’edizione on line del giornale):

di Redazione Pensalibero.it | 30 Marzo 2006

“…in questi giorni in Francia la rivolta, disordinata ma efficace, contro la legge del governo Villepin sul contratto di inserimento per i giovani, come quattro anni fa in Italia l’opposizione, qui assai bene organizzata e guidata dalla Cgil, contro le modifiche all’art. 18 sui licenziamenti proposte dal governo Berlusconi, non può spiegarsi con il solo contenuto effettivo del provvedimento avversato. Un contenuto, tutto sommato, di impatto modesto: in Francia come da noi è da tempo del tutto normale che un giovane al primo impiego passi attraverso un contratto a termine, di tirocinio, di formazione e lavoro, di apprendistato, comunque non stabile; non sembra davvero che i due anni di contract de premiere embauche, consentito dalla legge solo fino a 26 anni di età, possano complessivamente peggiorare la condizione dei giovani francesi nel mercato del lavoro. Viceversa, gli studi disponibili confermano univocamente che la probabilità per un giovane di accedere ad un lavoro stabile non diminuisce affatto ma anzi aumenta, se in una prima fase gli si offre l’opportunità di un rapporto di lavoro non stabile.
In Italia alla fine degli anno ’70 furono proprio la sinistra e i sindacati maggiori a volere l’introduzione del contratto di formazione e lavoro – che era sostanzialmente un contratto a termine – per agevolare l’acceso dei giovani al tessuto produttivo. Ancora in Italia, nel 1997, è stato un governo di centro sinistra, forte del consenso dato dai sindacati con il protocollo Ciampi del luglio 1993, a varare la riforma Treu, che ha introdotto nel nostro sistema il lavoro temporaneo tramite agenzia ed ha ammorbidito la disciplina dei contratti a termine. In Germania, tra il 2002 e il 2005, è stato un governo socialdemocratico a varare le quattro leggi Hartz mirate a temperare alcune rigidità del mercato del lavoro. In Spagna Zapatero sta facendo altrettanto in modo deciso e incisivo.
E’ difficile sottrarsi all’impressione che, nei paesi maggiori dell’Europa continentale di oggi, interventi come questi possano passare senza scosse se a promuoverli sono compagini politiche di sinistra o comunque capaci di garantire che la “piccola riforma” non costituisca una prova tecnica della “grande riforma”, dell’attacco al cuore del vecchio diritto del lavoro. Sta di fatto però che quando questa compagini, trovandosi all’opposizione, approfittano della paura della “grande riforma” per salire sulle barricate anche contro gli aggiustamenti più modesti e marginali, esse firmano una cambiale assai onerosa, in termini di limitazione della propria capacità di governo efficace del mercato del lavoro quando governarlo toccherà a loro.
Ne è un esempio la situazione in cui si è posta dal 2002 la sinistra italiana col cavalcare e alimentare il movimento popolare contro la modifica marginale della disciplina dei licenziamenti proposta dal centrodestra. Solo due anni prima l’ex ministro del lavoro Tiziano Treu aveva presentato con 48 altri parlamentari dei ds e della margherita un progetto di legge assai più incisivo, tendente ad allineare la nostra disciplina generale dei licenziamenti al modello tedesco; Bruno Trentin, parlamentare europeo ds ed ex segretario generale della Cgil, aveva riconosciuto che si trattava di una prospettiva ragionevole, e che un futuro governo di centrosinistra avrebbe fatto bene a prenderla in considerazione. Ora, dopo aver fatto le barricate contro la piccola riforma sperimentale proposta dal governo Berlusconi, un centrosinistra divenuto maggioranza avrebbe non pochi problemi a riaprire il discorso proposta da Treu sei anni fa…”

Dal sito on line del Corriere della Sera, martedì 28 marzo. Rosy Bindi risponde, in chat, alle domande dei lettori:

Prima legge da abolire?
Una bella gara, tra quelle sulla giustizia e quella sulla droga. Senza dimenticare la legge sul lavoro che chiamano Biagi e che in realtà è la legge Maroni-Sacconi. Le formule previste da quella legge introducono un precariato che colpisce soprattutto i giovani. Per molto meno gli studenti francesi hanno occupato le piazze. Beninteso, la violenza la condanniamo sempre.
Ma lei attacca la legge Biagi?
No, esplicito quello che è il contenuto del nostro programma, che rivendica il pacchetto Treu ma prende le distanze da una legge che oggi ci regala 4 milioni di giovani con un lavoro precario. Prendiamo le distanze dalla mancanza di ammortizzatori sociali.

Pubblicato in : Primo pianoTag: caro alzeglio ciampi

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Massimo

    12 Aprile 2006 alle 23:15

    Salve on. Rosi Bindi una tra le leggi da modificare subito e quella sulle droghe paragonare la cocaina o meglio l’eroina alla solita maniera e assurda siamo nel 2006 proibire uno spinello o meglio condannare per pochi grammi un ragazzo al carcere o comunita terapeutica privarlo della patente passaporto ecc,addirittura del’uso di qualsiasi mezzo a motore quindi nemmeno recarsi al lavoro e assurdo quando nella maggiore parti del’europa e tollerato e ed in altre addirittura legale.
    La classica legge moralista della destra che non risolve il problema ma lo aggrava costringendo famiglie a sacrifici /magari vendendo la casa perche parlano di 26000 250000 euro di multa)per poter togliere dal carcere il proprio figlio o figlia solo perche ha fatto una bravata con gli amici

    Rispondi

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