La recita a soggetto della Direzione nazionale DS sul coinvolgimento dei vertici del partito nella scalata UNIPOL a BNL è stata diligente. Ma pur rispettando il copione alla lettera, non ha sortito l’effetto sperato.
D’Alema e Fassino hanno fatto la loro brava autocritica: “siamo onesti, il nostro resta il partito dei migliori, ma qualche errore lo abbiamo commesso”.
I destinatari dell’autocritica non erano gli ottantasette membri della direzione DS. Chi doveva sentire e annuire stava fuori. Si tratta infatti dell’alleanza economica finanziaria raccolta attorno al patto di sindacato che controlla il Corriere della Sera ed altre casematte del potere: giornali, banche, etc.
Sono i cosiddetti poteri forti che consentirono ai postcomunisti l’accesso al potere, con il concorso attivo di quella parte di magistratura, strabica, che negli anni novanta affossò il pentapartito risparmiando PDS e sinistra democristiana.
A questi che sono i veri padroni del Paese, D’Alema e Fassino hanno trasmesso il loro atto di contrizione e pentimento: “ci abbiamo provato a renderci autonomi impossessandoci di una banca e magari anche qualche giornale; ma abbiamo capito che non ci era consentito e torneremo nei pascoli che ci sono stati assegnati”.
Ma le cose non sono andate per il verso sperato dai massimi dirigenti DS.
Da un lato, infatti, le sortite di alcuni grandi vecchi come Napolitano e Raichlin, che hanno accusato di eccessiva timidezza Fassino, rivelano il timore, diffuso soprattutto tra i diessini con maggiore esperienza, che ci siano altre cose che ancora devono venir fuori.
Dall’altro lato, ci ha pensato Berlusconi in persona, nel confronto a Porta a Porta con Bertinotti, a notificare che la vicenda DS-UNIPOL-BNL non andrà in archivio.
Dunque, essersi rimessi in riga verso i poteri forti, non solo non è servito a niente ma rischia anche di rivelarsi controproducente.
Direzione DS Unipol: recita inutile e contro producente
I destinatari dell’autocritica DI Fassino e D’Alema non erano gli ottantasette membri della direzione DS. Chi doveva sentire e annuire stava fuori. Si tratta infatti dell’alleanza economica finanziaria raccolta attorno al patto di sindacato che controlla il Corriere della Sera ed altre casematte del potere: giornali, banche, etc.

In merito alle ultime righe, dove si cita dell’intervento di Berlusconi verso la Magistratura, naturalmente contestato dai DS, posso assicurare che questa, da sempre, ma molto più negli anni di tangentopoli era la prassi dei dirigenti diessini, per calunniare gli avversari politici.
A proposito, qualcuno mi saprebbe dire, chi è quel GIUSEPPE FIORANI che siede nel CDA della SPA HERA che gestisce tutte le municipalizzate emiliano-romagnole?
Giampaolo Mercanzin