L’amore è una macchina oscura, un congegno misterioso, un meccanismo bestiale e divino. L’amore si nutre di eccessi: vive dell’alternarsi improvviso di sole e tempesta e dell’altalenare fulmineo di gioia e dolore. E’ fonte di vita, morte, beatitudine o disperazione. Eleva e distrugge. Se i tempi dell’amore sono sfalsati e non ci si trova nello stesso istante a condividere un sentimento, m’insegnò una straordinaria amica, è tutto un rincorrersi, prima uno e poi l’altra, senza mai raggiungersi. Talvolta, mi disse ancora, accade una sorta di magia e i tempi collimano; ma è estremamente raro. L’amore è figlio del fascino imprevedibile del Caso, di volta in volta volubile, capriccioso, umorale o beffardo: nasce per un’enigmatica varietà di variabili che variano al variare della loro varietà. Germoglia per una serie infinita di combinazioni che si intrecciano e si mescolano nel vortice aleatorio della vita. Un vortice, diceva Truffaut, in cui conoscersi e riconoscersi, perdersi e riprendersi, trovarsi e riattizzarsi in un’interminabile danza circolare. L’amore è un attimo che fugge e (non) ritorna, un gioco corale di complici sguardi che si incrociano per caso: due treni si avvicinano, gli occhi si scrutano e si intendono, i treni ripartono, gli occhi non si rivedono più. Quando è la passione a vestire nabokovianamente i panni dell’amore, i corpi confliggono e l’uomo torna ad essere bestia: smarrisce se stesso per inseguire il nulla, distrugge un’esperienza di mezzo secolo per l’insignificante miraggio di una lolita. Le dinamiche del sentimento sono incomprensibilmente tortuose, impercettibilmente sfaccettate, indecifrabilmente multiformi. Tutte, comunque, all’insegna di una complessa prevedibilità.
«Ricordo una volta, quand’ero giovane, che stavo ritornando da non so dove, forse un cinema o qualcos’altro. C’era una ragazza, che era seduta di fronte a me. Indossava un vestito che era abbottonato quasi fin quassù. Era la cosa più bella che avessi mai visto. Allora ero timido, così, quando lei mi guardava, abbassavo gli occhi. Poi, dopo, quando ero io a guardarla, li abbassava lei. Arrivai dove dovevo scendere, e scesi. Le porte si chiusero. E quando il treno stava ripartendo, lei mi guardò negli occhi e mi fece un incredibile sorriso. Fu terribile. Volevo aprire con forza le porte. Tornai ogni sera alla stessa ora, per due settimane, ma non l’ho più vista. Questo è stato trent’anni fa. E non credo che passi giorno senza che io rivolga il pensiero a lei.» (Robert Redford-Cesare Barbetti, Proposta indecente, di Adrian Lyne, Usa 1993).
L’Atalante – di Jean Vigo, Francia 1934
Juliette fugge perché cerca la libertà. Le attese estenuanti dell’amore.
E Johnny prese il fucile – di Dalton Trumbo, Usa 1971
Kareen, prima di spogliarsi, prega Johnny di girarsi dall’altra parte. Johnny obbedisce. I due si adagiano, impacciati, agli opposti estremi del letto. Un piede si avvicina cautamente all’altro, che fa lo stesso: i piedi si toccano.
Madness – Vacanze per un massacro – di Fernando Di Leo, Italia 1980
Liliana e il suo sorriso lieve, gli occhi beati, lo sguardo dolcemente incredulo.Un amore estraniato dalla realtà e per questo carico di impossibile tenerezza, scandito dalle struggenti corde di Bacalov.Folgorante trasfigurazione dileiana del sentimento.
I temerari – di John Frankenheimer, Usa 1969
La passeggiata di Mike ed Elizabeth nel giardino della villa ha la naturalissima solennità di un amore primordiale e adulto, giocoso (come quando la coppia siede nella giostra) e consapevole.
Un uomo senza scampo – di John Frankenheimer, Usa 1971
Nabokov / 1 – Frankenheimer coglie l’impercettibile animalità di un battito di ciglia per metaforizzare la fallibilità dell’uomo-bestia.
La seduzione – di Fernando Di Leo, Italia 1973
Nabokov / 2 – Il treno che apre il film esemplifica l’inesorabilità instabile, la fugacità ossessiva e la caparbietà traballante della passione.
La città sconvolta: caccia spietata ai rapitori – di Fernando Di Leo, Italia 1975
Lo sguardo di una bimba di cui non sapremo più nulla, che osserva Fabrizio con interessata e sorridente fissità: il gusto del primo piano.

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