
Rientrato a Roma e visto che il fuso orario con l’America non concilia il sonno, mi sono messo a leggere. Si tratta di una raccolta di quindici elaborati fatti da giovani ognuno dei quali ha trattato un tema di propria competenza (immigrazione, infanzia, salute, cultura, mezzogiorno volontariato, etc.).
In genere le raccolte di interviste da chiunque fatte sono destinate al cestino. Nardella e Marco Bani hanno voluto legare invece queste diverse considerazioni, imbastendo una curiosa storia in comune intorno ad una immaginaria figura femminile chiamata Italia. Il risultato e’ una lettura piacevole, molto motivata perche’ fatta da giovani professionisti che buttano il cuore al di la’ dell’ostacolo e non si limitano a piangere e criticare ma avanzano perentorie proposte di riscatto per un’Italia ormai alle corde.
Nella chiusura Dario Nardella sostiene tra l’altro: “Ma e’ indispensabile per raggiungere risultati urgenti che si affermi una volta per tutte una nuova generazione di donne e uomini che assuma la responsabilita’ di guidare l’Italia con energie nuove, con la voglia e la determinazione di risalire la china. Tuttavia nelle universita’ come nei partiti, nei giornali come nelle aziende, il ‘turn over’ e’ considerato di rado un valore da perseguire. E’ anzi ostacolato spesso da chi lo ritiene un pericolo per la propria condizione sociale ed economica…”
Finalmente, quando e’ arrivato Morfeo, ci siamo sorpresi a pensare che le maschere che si agitano sul palcoscenico dell’avanspettacolo della politica italiana sono sempre le stesse da oltre venti anni. Meno Prodi che si e’ ritirato da tempo e fa il suo mestiere, quello di professore globe trotter.

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