Ci è sempre stato simpatico Giuseppe Di Vittorio. Il grande leader sindacale di Cerignola era uno che alla povera gente ci teneva davvero. E per essa era capace di litigare coi suoi compagni di partito, troppo inclini a preferire qualche sofferenza in più nell’illusione di preparare il terreno alla imminente, immancabile e improbabile rivoluzione. Ed era perfino capace, sempre per far fare un piccolo passo avanti alla povera gente, di andare d’accordo con qualche padrone sfidando l’inesorabile accusa di intendenza col nemico di classe.
Ci piace che Di Vittorio sia tornato di moda grazie ad una fiction televisiva. Ci piace che si ricordi la sua generosità, il suo sano pragmatismo, la sua onestà intellettuale, il suo misurarsi coi bisogni e le necessità concrete.
Ci piace meno che si usino milioni di parole senza riuscire a definirlo bene, quando di parole ne basterebbe una sola. Urticante, fastidiosissima per una certa cultura. Proibita, addirittura. E allora ci facciamo coraggio e lo diciamo noi. Anche se iscritto al partito sbagliato, Giuseppe Di Vittorio era un socialdemocratico.
DI VITTORIO
Ci è sempre stato simpatico Giuseppe Di Vittorio. Il grande leader sindacale di Cerignola era uno che alla povera gente ci teneva davvero. E per essa era capace di litigare coi suoi compagni di partito, troppo inclini a preferire qualche sofferenza in più nell’illusione di preparare il terreno alla imminente, immancabile e improbabile rivoluzione. Ed era perfino capace, sempre per far fare un piccolo passo avanti alla povera gente, di andare d’accordo con qualche padrone sfidando l’inesorabile accusa di intendenza col nemico di classe. [segue]

Lascia un commento