Ci sono in giro rotonde per l’Italia che ormai sono come i “muretti” degli incontri sottosera d’estate. Invece di trovarsi al Nettuno o alla Signoria, in piazza delle Erbe o sotto la Loggia si danno appuntamento direttamente alla Rotonda della Libertà o a quella dei Caduti.
L’ispirazione per questi pensieri d’agosto non viene da uno scrittore o da un maestro del giornalismo ma -pensate un po’- dal navigatore satellitare: “uscire su strade e su rotonde”. Due rapide connessioni neuronali , tra le poche rimaste, ed ecco il ragionamento pure facile: di strade e di rotonde come specchio del Paese. Siamo pieni di rotonde che invece di snellire lo scorrimento del traffico lo rallentano e lo ingorgano. Per forza: continuano a fare rotonde dal raggio inadatto e bastano dieci auto in più per trasformare una rotonda in un parcheggio obbligato.
E poi ci sono le rotonde che sembrano grandi, a raggio bello ampio, ed ecco che si ingegnano a far immettere più corsie di afflusso che quelle di deflusso. E’ matematico che si crei l’ingorgo al primo accenno di traffico, Ci sono in giro rotonde per l’Italia che ormai sono come i “muretti” degli incontri sottosera d’estate. Invece di trovarsi al Nettuno o alla Signoria, in piazza delle Erbe o sotto la Loggia si danno appuntamento direttamente alla Rotonda della Libertà o a quella dei Caduti. Tanto di lì si passa e forse non si avanza. Qualcuno si inventerà un punto ristoro con tanto di spritz o di cocktail Ugo che va di moda in queste settimane. Poi ci sono quei campioni di genio che sulle rotonde ci fanno le collinette e ci mettono pure i cartelli degli sponsor così per sapere se arriva un’auto o un camion devi avere capacità divinatorie o semplicemente amare il rischio. E’ lo specchio del Paese: ci siamo immaginati una grande rotonda di scorrimento e di sviluppo abbiamo agognato larghe strade in cui correre e dare gas all’Europa e invece ci siamo ritrovati nel rondò della stagnazione dove il sorpasso rimane un sogno. Anzi ci hanno sorpassato quelli che sembravano fermi al semaforo rosso cioè spagnoli e irlandesi.
Modello calzante anche per alcune strade di grande rilevanza nazionale e internazionale. Esempio strategico il Passante di Mestre, quel bel raccordo sulla A4 che da Spinea ti lancia oltre Venezia Est peccato che poi per i lavori della terza corsia verso Trieste tutto si riduce a una corsia e mezzo, con limiti, attenzione, ai novanta e tanti camion. Sul Passante ci sembra di volare ma appena arriviamo verso la fine code e a volte blocchi. Ansia e e rischio quotidiano per quelli che vanno a Jesolo e Caorle ma anche per quelli che vanno a Trieste o in Slovenia. Alla fine faranno un’acquafan a Preganziol e saranno tutti contenti. Specchio del Paese è anche un altro pezzo di una autostrada strategica d’estate come la A14 Bologna Taranto che dopo Rimini, da Pesaro a Osimo, sempre per i lavori della terza corsia, quella che dovrebbe essere una autostrada diventa quasi come uno stradello di campagna tra deviazioni newjersey e cantieri mobili. Immaginarsi un camion con rimorchio e due auto che cercano di superare: è quasi ingorgo. E lo chiamano aiuto all’esodo. Nulla da dire invece per il nuovo funzionale tratto urbano fiorentino dell’A1 Autostrada del Sole da Firenze Nord a Incisa: quasi un salotto, ampie corsie, pannelli avanzati e segnaletica super moderna, è un piacere guidarci anche tra camion e botti. Ci sono voluti parecchio lavoro e tanti disagi ma alla fine quel tratto di A1 punteggiato da Scandicci e Certosa è veramente un modello di percorribilità. C’è tanto da fare per uscire su strade e su rotonde e c’è tanto da ripensare per il Paese.

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