Perché è accaduto? È stato casuale o l’ha voluto qualcuno? Propenderei per la prima ipotesi. Per me l’assalto al Palazzo aveva avuto un inizio casuale. Però…”

“Nel 1994, quando ero ministro del primo governo Berlusconi, fui avvicinato da alcuni professori miei amici, che erano legati alla Cia, i quali mi misero in guardia da Di Pietro, mi suggerirono di diffidare della persona. Mi dissero con certezza che Di Pietro nella costruzione di tangentopoli era stato aiutato dai servizi segreti americani.
Chi mi parla non è un esponente della Prima Repubblica, ma uno dei fondatori della Seconda, al fianco di Silvio Berlusconi: Giuliano Urbani. Lui a questa versione dei fatti crede da quando quegli amici gli spiegarono che il desiderio di vendetta degli Stati Uniti nei confronti di Craxi, Spadolini e Andreotti per i fatti di Sigonella ebbe diversi strumenti operativi, tra cui appunto l’uso di Tonino Di Pietro. Il quale in effetti arrivò, distrusse e se ne andò. Su mandato dei servizi segreti americani.
Il racconto di Urbani, proprio perché proviene da un liberale che arrivò nei palazzi del potere «dopo» e che quindi non aveva nessun motivo di «revanchismo» nei confronti del Pm di Mani pulite, quasi quasi mi convince: «Quegli amici mi hanno avvicinato per avvertirmi della doppiezza dell’uomo, che era stato protagonista di una pagina oscura. E mi hanno proprio cercato loro, appositamente». Vengono con facilità alla memoria quelle trattative, poi saltate, per far entrare Di Pietro nel governo Berlusconi. Viene alla memoria tutto. E i dubbi aumentano. Sappiamo come è cominciata, ma non sappiamo perché. Perché una colossale retata giudiziaria a strascico abbia rivoluzionato la fisionomia politica del Paese. Perché la Democrazia cristiana, il partito che dal 1948 al 1993 aveva governato e raccolto il consenso della maggioranza degli italiani, non esista più. Vorremmo sapere perché Bettino Craxi, lo statista del riformismo laico che aveva osato sfidare i due colossi della politica italiana, il partito unico dei cattolici e quello comunista sostenuto dall’Unione sovietica, sia morto esule e il suo partito, il Psi di Turati e Anna Kulisciof, non esista più. Vorremmo sapere perché tutta la cultura laica e riformista che consentiva di andare all’urna e di votare i liberali, i repubblicani o i socialdemocratici sia stata spazzata via. E vorremmo sapere infine perché, di tutte le possibilità di scelta dei partiti tradizionali che dal dopoguerra fino all’inizio degli anni novanta hanno avuto gli elettori nell’urna, è rimasta solo l’opzione comunista, in qualunque modo si chiami il partito che la rappresenta, quello che fu di Longo, Togliatti e Berlinguer, il Pci, poi Pds, Ds, e oggi Pd.
Certo, nel frattempo è arrivato Silvio Berlusconi a ereditare l’intero pentapartito e a portare quel valore aggiunto che prenderà il nome di Forza Italia, è cresciuta la Lega ed è stato sdoganato l’inesistente Movimento sociale (poi Alleanza nazionale), l’unico piccolo partito che, insieme al Partito radicale, un po’ per merito un po’ per emarginazione, non aveva partecipato al finanziamento illecito. Tutto questo è storia che si riverbera sul presente. Ma rimane quella domanda: perché? Perché è accaduto? È stato casuale o l’ha voluto qualcuno? Propenderei per la prima ipotesi. Per me l’assalto al Palazzo aveva avuto un inizio casuale. Però…”
Il brano è tratto dal volume “Tangentopoli” edito da Rubbettino e disponibile in libreria e in formato ebook.

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