Mi rendevo conto che le maggioranze potessero essere spietate e fregarsene delle minoranze, oppure, essere più aperte. Ma, in un caso o nell’altro, sempre democrazia era.
In accappatoio, sgranocchiavo patatine alla TV in una camera d’albergo (di Monaco) quando mi sono imbattuta in un vecchio italiano. Secondo me, uno di quelli che mi chiamerebbero “signorina” (urlando da una stanza all’altra). Che assocerebbero al mio nome una tazza di caffè sulla loro scrivania (senza zucchero, grazie). Quelli per cui la miglior amica della donna sarebbe la fotocopia (avanti/retro). Quelli a cui (da bambina) tiravo badilate in testa.
Il vecchio (tutto io-io me-me) lamentava poca democrazia, e non ha importanza se fosse del PD o di un’altra minoranza parlamentare (destra o sinistra), perché il disco era quello: lui intendeva per “democrazia” il rispetto delle “altre” idee (che poi erano le sue) ed invocava più dialogo (quindi più potere per lui).
Così, spalmandomi un po’ di crema sulle gambe, mi veniva in mente che la democrazia non fosse una categoria politica ma giuridica (e formale) per determinare libere maggioranze che governino secondo regole certe (una nazione, una partito, un condominio). Dopodiché, entrando nella categoria della politica, mi rendevo conto che le maggioranze potessero essere spietate e fregarsene delle minoranze, oppure, essere più aperte. Ma, in un caso o nell’altro, sempre democrazia era.
Allacciandomi il reggiseno, mi pareva che il nonnetto facesse il furbo. Avrebbe dovuto parlare di scarsa inclusione nei suoi confronti. Sarebbe stato onesto (e chiaro) e non avrebbe abilmente nobilitato la sua posizione così da porla (indegnamente) come un problema di tenuta democratica. Non si ricordava che a volere la Repubblica non furono tutti (ma una maggioranza)… a volere il divorzio non tutti (ma una maggioranza).
Peccato vedere anche lui all’assalto del palazzo. Poi, accanto a capipopolo che paventano le invasioni degli immigrati (armati di sacchetti e vestiti bagnati). Altri guru che gridano alle congiure dei banchieri e dei petrolieri. Vecchi unti dal Signore, ormai sul viale del tramonto… e polverose lobby (sindacali e datoriali).
Mentre tiravo su la gonna, la sentivo avvolgente. Giusta-giusta. Sexy come la democrazia da battaglia, quella attillata come le maggioranze (risicate) con pochi voti di scarto. D’altronde, non tutte le stagioni sono buone per i gonnoni della nonna “figlia dei fiori” (dentro tutti… alé). Talvolta, non rimane che appellarsi proprio alle regole della convivenza civile che, fortunatamente, consentono di governare (politicamente in modo spietato) anche grazie ad un solo (stupido) voto di scarto, per andare diritto, dove si deve.
Guardandomi allo specchio (camicia carina, capelli a posto), mi passavo del rossetto rosso-rosso, e pensavo di appartenere ad una generazione che ereditava un paese indebitato, moralmente corrotto ed incline al raggiro. Infilati i miei decolleté, chiusa la cerniera della gonna, e chiusa la televisione, per me era chiusa ogni benevolenza verso il passato… e gli stili del passato.
Siamo una generazione con le spalle al muro… non possiamo che vincere se vogliamo sopravvivere. Non abbiamo (davvero) altre alternative che essere spietati. Se non potete perdonarci, almeno dovreste capirci… non siamo a questo punto per colpa nostra, no?
Uscendo dalla camera, andavo ad un cena-trattativa con un (altro) vecchio: un bavarese intenzionato all’acquisto di un’azienda italiana. Lo spirito con cui camminavo verso la hall dell’albergo? Lo stesso della democrazia attillata: diretta, spietata (senza margini). Quella sera, le nostre condizioni erano alte (ovviamente per il bavarese). Includevano non solo il prezzo, ma anche minimi salariali, occupazione, tutela delle tecnologie e sede legale e sede della produzione (che rimanesse in Italia). La nostra aritmetica era marmorea e (gentilmente, inevitabilmente) ferma. Come dicevo, siamo costretti a giocare per vincere.
Oggi finiscono le mie giornate tedesche e la lunga settimana di lavoro. Rientro alla base, e porto con me quanto sperato. Ho avuto anche tempo per comperarmi qualche cosuccia fru-fru per l’estate!
Munich airport

Lascia un commento