E’ necessario insistere sul caso Dell’Utri. Perché ogni giorno che passa appare sempre più evidente la sua scandalosità. Lasciamo perdere gli iscritti al partito del becerogiustizialismo e le loro truci invettive. Non vale la pena discutere con chi pensa che esista una linea al di la della quale non ha diritto di cittadinanza la civiltà umana e giuridica. E che, dunque, si possa tranquillamente negare a Dell’Utri e molti altri detenuti il diritto di curarsi al meglio, sospendendo la pena detentiva. Non è per costoro che dobbiamo insistere, perché non faranno mai i conti con la loro coscienza. Si ritengono gratificati dal potere delle loro invettive. Dobbiamo insistere perché l’aberrazione della situazione di Dell’Utri è gigantesca. E, dunque, utile per intendere a quali gradi di persecuzione può arrivare la giustizia quando smarrisce il senso della misura.
Si mettano in fila e si sommino le tre anomalie della detenzione di Dell’Utri. Primo: è gravemente ammalato, ha bisogno di curarsi. Secondo: il reato per il quale ha già scontato la metà della pena inflittagli, sette anni, non esiste in alcun articolo del codice penale. Il concorso esterno in associazione mafiosa è diventato reato, di fatto, nel 1994 con la cosiddetta sentenza Dedmitry. E’ da allora che si ritenne di averne delineato i contorni con sufficiente chiarezza. Detta in soldoni: nel codice non c’è. Terzo: i fatti per i quali Dell’Utri è stato condannato sono antecedenti al 1994.ed esattamente per questo motivo la Corte di Giustizia Europea ha riabilitato Bruno Contrada.
Ora succede che la procura generale di Caltanissetta ha chiesto la sospensione della pena per Dell’Utri, E l’istanza è stata presentata nel corso del giudizio di revisione avviato su richiesta della difesa dell’imputato davanti alla corte d’appello nissena, proprio in seguito alla sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha dichiarato illegittima la condanna inflitta, per lo stesso reato, all’ex numero due del Sisde.
Ricapitolando: l’ex senatore è malato, condannato per un reato che nel codice non esiste, e che certamente non esisteva nemmeno come creatura giurisprudenziale all’epoca dei fatti contestatigli. Insomma è condannato ma probabilmente è innocente. E ciò nonostante non si vuole applicare un minimo di umanità per consentirgli di curarsi. A molti piace così perché capita agli altri. A noi no.
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