Doveva essere una Commissione d’inchiesta sulla crisi bancaria, è diventata un palcoscenico preelettorale per una recita mediatica concentrata su una Banca di Arezzo che vale l’1,5% delle perdite totali degli istituti in crisi.
Dopo tre mesi, sappiamo tutto sull’agenda di Maria Elena Boschi, sui suoi incontri e colazioni, persino sugli sms galeotti per rendez vous antelucani, e ben poco di quello di rilevante che molti dei convenuti hanno pur raccontato. I gossip, le strumentalizzazioni, il maschilismo dissimulato hanno avuto il primo piano, mentre i veri problemi, anche delinquenziali, che sono emersi, sono finiti sullo sfondo.
IL simbolo stesso di questa crisi, il presidente della Vicenza, Gianni Zonin, l’uomo dei conflitti di interesse veri, dei miliardi sperperati per se stesso e per gli amici, da recuperare truffando i risparmiatori-azionisti, è scivolato via senza rilievo, solo perché non ha mai avuto a che fare con il ministro Boschi.
Difficile dire cosa resterà di tutto questo polverone, in cui si mescolano banchieri manigoldi (ce ne sono stati troppi, ma non generalizziamo), vigilanti disattenti (questo almeno si è capito chiaramente), soldi pubblici (non tanti quanti si vuol far credere) e – ultimo capitolo in ordine di importanza – poveri risparmiatori sul lastrico. In chiave politica, giusto far rilevare il maldestro boomerang del PD, ma perché far finta di nulla sulla protezione politica garantita in Veneto ai “gioielli” del localismo?
E’ comunque bizzarro e autolesionista che si presenti il quadro attuale – avviato alla normalità – come quello di una crisi tuttora devastante. Abbiamo anche strumenti nuovi per non ricadere dei vizi passati: la riforma delle banche popolari e delle rurali ha proprio colpito gli intrecci localistici che hanno creato i buchi più vistosi (1 miliardo ad Arezzo, 11 in Veneto).
Il disastro finanziario è stato gestito con soldi delle Banche stesse, tramite il fondo interbancario, con interventi non certo spericolati di Banca Intesa e di UBI. Lo stato ha dato garanzie per miliardi, ma per ora, ha speso cash solo per assumere il controllo di una grande Banca in ripresa come MPS e facilitare il salvataggio di dipendenti, clienti e correntisti di Banche che potevano andare in malora, ora in buone mani.
La questione dei risparmiatori sul lastrico va anch’essa giudicata senza emotività da talk show, avendo la capacità di distinguere tra risparmiatore e investitore, e tra rischio consapevole e truffa. Ci sono casi di recupero del 92% di quanto perduto, e per gli altri bisogna avere anche l’onestà intellettuale di non scaricare sul contribuente il costo non di un terremoto ma di un raggiro, per il quale devono rispondere i responsabili diretti, e poi lo Stato solo per le sue carenze in termini di vigilanza o altro. Lo sta peraltro facendo con centinaia di milioni, speriamo appunto con la capacità di distinguere tra azionisti che hanno perso le loro puntate forse troppo ottimistiche e cittadini vittime di mascalzoni di vario livello, dallo sportello al vertice.
E qui scatta il problema delle responsabilità, che sono molto diffuse: anche l’ottimo Draghi che non finiremo mai di lodare come presidente BCE, era in via Nazionale quando, in sintonia con Tremonti, descriveva come solida la situazione bancaria italiana. Il che era vero per i grandi numeri ma non per quello che di marcio stava sotto la superficie. Hanno responsabilità quindi la Banca d’Italia, la Consob e anche il Governo che nel 2016 pensava solo al suo referendum, preferendo avere flessibilità europea anziché aiuti alle Banche, distribuiti invece a centinaia di miliardi in Germania e Francia e proibiti poi all’Italia da quando è scattato un bail in che tutti, nel nostro Paese, hanno sottovalutato.
Soprattutto, sarebbe ora di guardare al futuro, anche con ulteriori interventi legislativi, in particolare nel campo della vigilanza, perché in Commissione almeno questo è emerso chiaramente, e cioè che gli organi si facevano la guerra e non comunicavano, comunque con poteri tarati su una legge pre-crisi, molto debole nella tormenta successiva.
Lasciando alla magistratura il compito di colpire i ladri, tocca alla politica rivedere il ruolo delle guardie.
Beppe Facchetti

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