Il decreto “milleproroghe”, per la Cultura musicale, ha prorogato poco e male.
Il già previsto reintegro del FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) non è stato adottato e quel poco che è stato reintegrato, per non dispiacere alla Lega, lo è stato solo per Arena di Verona e La Scala. Di tutti gli altri Enti Lirici italiani, per il “Governo Tremonti “, non c’è bisogno!……… e il ministro Bondi è disperso.
Intanto al grido “con la cultura non si mangia” e “la cultura è aria fritta” (frasi da qualcuno attribuite al ministro Tremonti, ma non è sicuro che le abbia dette proprio lui) si trasforma il nostro patrimonio storico, documentario e artistico, in una sorta di triste Disneyland, da consumare fra uno zucchero filato e l’altro, come in un grottesco Luna Park senza identità, senza tempo, senza memoria.
Come se non fossero mai esistiti musicisti universali, da Jacopo Peri a Luciano Berio, passando per Monteverdi, Vivaldi, Scarlatti, Cherubini, Bellini, Donizetti, Rossini, Verdi, Puccini, Respighi e i tanti altri non citati, viene dimenticato o ridotto a galleria di prodotti trangugiabili il nostro patrimonio musicale, alla stregua delle banalità jovanottiane, alleviane e chi per loro. Occorrerebbe, finalmente, che chi conta alzasse gli scudi e dicesse chiaramente che NON SONO LA STESSA COSA!…..
Passare dalla Cultura assistita dallo Stato a quella non assistita e liberalizzata (operazione senz’altro necessaria) non vuol dire farla morire in attesa che ricresca, dall’oggi al domani, senza nessun salvagente per la transizione.
Umberto Eco, ad esempio, a proposito del patrimonio artistico in generale, afferma che “In termini economici il Louvre, il Metropolitan Museum of Art, la Harvard University (e tra poco quella di Pechino) sono imprese che fanno un sacco di soldi. Credo che, bene amministrati come sono, facciano un sacco di soldi anche i musei vaticani. Un sacco di soldi potrebbero fare anche gli Uffizi o Pompei, e sempre mi domando come mai l’Italia, di cui si dice che abbia circa il 50% delle opere d’arte esistenti al mondo (per non dire del paesaggio, che non è male), abbia meno indotto turistico della Francia o della Spagna, e naturalmente di New York. C’è qualcosa che non funziona, qualcuno che non sa come far soldi (e mangiare) con la cultura nazionale.”
Anche alcuni “addetti ai lavori”, dopo l’intervento del M° Uto Ughi, finalmente alzano la voce usando lo strumento della petizione, come fa il M° Gian Luigi Zampieri (Direttore d’Orchestra e Docente al Conservatorio di Musica “L.Refice” di Frosinone), nella quale si chiede il ritorno a un minimo di decenza da parte della RAI che commissiona a Giovanni Allevi la revisione dell’Inno di Mameli. In tale petizione dice che “Allevi è la peggior espressione del progetto di mediocrizzare il concetto di Musica colta, un falso modello per i giovani che studiano Musica dentro e fuori dai Conservatori, un ostacolo abnorme per chi opera, insegna, agisce nelle Istituzioni musicali con serietà, preparazione e cultura.” Come non essere d’accordo?
Occorrerebbe che le persone di buon senso e di cultura, che pure popolano anche le file di PDL e Lega, protestassero, con voce alta e unita, contro lo scempio che si sta operando ai danni di tutti i cittadini italiani.
Sono tutti gravi i nostri problemi, ma se dimentichiamo di avere una ricchezza incommensurabile e unica al mondo come la nostra Cultura, certamente non ne risolveremo alcuno. Ci appresteremo al rapido declino culturale, quindi ECONOMICO, che non darà possibilità di futuro neppure al lavoro e al sostentamento delle famiglie. Sarebbe ora di capire che senza la nostra Cultura tutte le altre strade sono precluse e che questo, fra tutti, è il nostro primo problema.
Andrea Viero
PS: A questa mia lettera, inviata a Piero Ostellino, l’opinionista del Corriere mi ha personalmente inviato il seguente commento:
“Non seguo l’azione del ministero competente in materia di cultura. Tutto quello che posso dirle è: meno sovvenzionata dallo Stato è, meglio è.
Il che non significa che lo Stato non debba provvedere a ceare le condizioni – cura delle strutture dove opera – affinchè la cultura del Paese si espanda liberamente. Sono vissuto a lungo in Urss e ho visto quel che vuol dire la cultura dipendente dalla politica. Ostellino”.

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