Il rimedio a ai ritardi provocati dai decreti attuativi alla mercé della burocrazia, a sua volta influenzata dalle lobby, viene visto nell’adottare, sempre di più, provvedimenti “auto-attuativi”.
Uno dei problemi che i nuovi governi in Italia si trovano ad affrontare è quello dei decreti attuativi ereditati dai governi precedenti. Naturalmente dovuti ad un’altra peculiarità tutta italiana, l’eccesso di legislazione. Norme che si aggiungono a norme, spesso senza cancellare esplicitamente quelle precedenti. Fino a che, si spera, si arriverà all’agognata semplificazione. In effetti qualche cosa sembra sia stato fatto da questo governo sul fronte dell’arretrato dei decreti attuativi. Lo ha spiegato la ministra Boschi durante la presentazione del programma dei mille giorni. <Per quel che riguarda il pregresso, i decreti da attuare ereditati dai precedenti governi erano 889 il giorno del giuramento e oggi sono 528. In sei mesi abbiamo dimezzato (esagerata!) il numero dei decreti attuativi dei governi precedenti. Ma siccome il lavoro del nuovo governo porta nuovi decreti da attuare avendo messo in campo riforme strutturali, complessivamente quelli da attuare sono 699>. Il rimedio a questo andazzo (decreti attuativi alla mercé della burocrazia, a sua volta influenzata dalle lobby) viene visto nell’adottare, sempre di più, provvedimenti “auto-attuativi”.

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