
Certo che il dibattito politico in Italia è congelato nel frigorifero di quelli che sono entrai in parlamento, che si occupano, insieme ai giornalisti del transatlantico di cosa fa Scilipoti ecc. , delle serenate di Veltroni sotto le finestre di Casini, che non si sogna di affacciarsi, e di cosa faranno quelli che non riescono a rientrare: una direzione di municipalizzata, a quanto pare, non si nega a un ex, che promette uffici stampa ai giornalisti del giro.
Sul futuro del movimento 5 stelle, che si attesta su una media elettorale del 4%, e al Sud, non solo per l’arrivo di De Magistris, rischia di andare oltre non ci ha mai riflettuto nessuno, nè dentro, nè fuori dei partiti porcelli. Addirittura in qualche sondaggio sulle intenzioni di voto, il 5 stelle non figura, mentre si parla dei reperti storici dei radicali e dei socialisti.
Insomma, ci sono notevoli possibilità che grazie a loro rivinca Berlusconi, o, se per un miracolo del porcellum vincesse la sinistra alla camera, il senato sarà un bel pasticcio. Se qualcuno ha già pensato a una strategia, non ne parla con nessuno, il mandato è di ignorare o ridicolizzare questa area di voto. Che cresce allegramente inserendosi nell’area del non voto di chi votava per partiti esclusi per via dello sbarramento, di chi è disgustato, di che ha scoperto che in nessun partito italiano si applicano regole democratiche.
A meno che ci sia già un accordo, che comprende anche Casini, di tentare di tenerli fuori alzando lo sbarramento al massimo consentito dal terzo polo. Oppure ci sia un accordo per un colpo di mano all’ultimo minuto, alzando lo sbarramento al 10% e costringendo il terzo polo a bipolarizzarsi: ma non è detto che la cosa non susciti una reazione contraria.

Lascia un commento