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Darmanin: quando il silenzio è d’oro

Il j’accuse sui migranti, da parte Ministro dell’Interno francese nei confronti dell’Italia, è quantomeno inopportuno. Il Parlamento italiano condanna unanimemente l’ingerenza

di Stefano Maullu | 8 Maggio 2023
Il ministro degli Interni francese Gerald Moussa Darmanin (fonte Wikimedia Commons)

Grazie, Francia. Per aver impartito una lezione di savoir faire e di alta diplomazia ai soliti riottosi Italiens che proprio non ne vogliono sapere di imparare dai maestri del tutto, quelli che sanno sempre cosa si fa e come si fa. Che si sono inchiodati alla cattedra della filosofia e della modernità e non perdono occasione per stare col ditino alzato, il nasino all’insù e l’occhietto semichiuso per albagia. Gérald Moussa Darmanin che non è un venditore di libri usati sul Lungosenna, ma un ministro della République, e parbleu, sa quello che fa e quello che dice. Non gli hanno spiegato forse che gli Affari interni non sono propriamente gli Affari degli altri, e quindi si è sentito in dovere di bacchettare i cugini cisalpini come il buon curato di campagna di una volta, ignorando che spesso occorre fare quel che il parroco dice e non quel che il parroco fa. I cugini transalpini ci dicono spesso e volentieri quel che dovremmo fare e poi ci dicono ben poco di quel che fanno loro, al loro posto, non certamente al nostro.

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il presidente francese Emmanuel Macron (fonte Wikimedia Commons)

Non è la prima volta, e c’è da temere che non sarà l’ultima. Prendiamo la questione dei migranti, tanto per usare un tema irrilevante. Darmanin “le magnifique” sontuosamente dichiara che l’Italia non sa gestire il fenomeno migratorio. A suo dire, è dunque la Francia a dover sopportare il peso della situazione alla frontiera, per cui è necessario militarizzarla con i flic, impegnati ad applicare con le maniere spicce quei decreti di espulsione che in Italia sono un gentile e inascoltato invito a togliere il disturbo. Come facciano non lo dicono, ma si sa: con pulmini che passano la frontiera e fanno scendere i migranti in “Cisalpinia”, senza troppe cortesie; con respingimenti di minorenni per i quali vige la presunzione di maggiore età; e con blitz sui treni e ri-accompagnamenti coattivi nel Belpaese.

Grazie, Francia. Per i toni garbati e per aver fatto finta di accogliere una nave Ong rimbalzata dall’Italia sotto pressione; per l’accuratezza diplomatica di non aver fatto sbarcare nessun africano sul territorio nazionale, ma in una base militare; per aver sbrigato in chiave di diniego e con sospetta celerità tutte le pratiche dei bei princìpi umanitari della rivoluzione francese, per aver rimpacchettato il carico – questo sì residuale, altro che chiacchiere – con destinazione Mali e aver chiuso porti e partita. Ci pensassero altri alla fraternité, e persino all’égalité, perché a Parigi difendono la liberté della convenienza, dell’applicazione del trattato di Dublino a mo’ di clava e quello di Schengen à la carte. 

Grazie, Francia. Per la politica umanitaria e per la sensibilità dimostrata in ogni epoca e nel presente in mezza Africa colonizzata a fil di spada e tenuta alla cavezza con quella trappola economica del franco francese africano CFAche le consente di stringere (quasi sempre) e allentare (quasi mai) la morsa. E anche per quel capolavoro della politica internazionale che è stato lo sconquasso della Libia, con la defenestrazione cruenta di Gheddafi e la destabilizzazione del Paese, che riversa a ondate i problemi del Continente proprio in Italia. 

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Uno dei condannati arringa la folla prima di salire al patibolo / Le Petit Journal, 11 luglio 1909
(fonte Wikimedia Commons)

Ah, les italiens, sempre a lamentarsi, sempre oscillanti tra il buonismo e il senso astratto della realtà, tra le divisioni su tutto e la necessità di avere una posizione nazionale condivisa, tra le furberie e gli opportunismi, tra il fatalismo e la fatalità.

Gli allievi discoli, insomma, da indirizzare e redarguire come bambini capricciosi con lo spirito di una presunta grandeur legata al Dna, capace di ribaltare la storia attraverso i luoghi comuni: come Asterix che le suona a Giulio Cesare. Jean-Baptiste Lully per Giovanbattista Lulli, i francesissimi Ettore Bugatti e Flaminio Bertoni col semplice slittamento dell’accento sulla “i” che ne ha infilati di tutti e di più fino a Platini, Alesi, Sarkozy e Carla-Brunì.

Grazie, Francia, per aver rivelato che i migranti non sono una risorsa, ma sono un problema, e anche grosso, che sta pure sfuggendo di mano. Non ci pagheranno le pensioni e non risolveranno la denatalità (basta saper leggere i dati e non piegarli ai pii desideri), ma incidono e incideranno sull’economia e sul sociale (basta saper guardare la realtà). È qualcosa che si pensa ma non si dice, che è come la lettera rubata di Poe che nessuno vede perché è dove possono vederla tutti. Non sarà un caso se a parole i migranti vanno salvati e accolti, ma poi l’importante è che se ne stiano buoni nel Belpaese dove fioriscono i limoni, dove il sole sferza il terreno e dove si trovano facilmente musei a cielo aperto tanto apprezzati dagli ospiti; dove ci si imbatte in stazioni e piccole città accoglienti e in periferie eque e solidali. Chiedere a Danimarca, Germania, Grecia, Malta, Spagna, Gran Bretagna, come si fa. E alla Francia, naturalmente.  

Grazie, Francia. Per essere riuscita nell’impresa impossibile, mai tentata e mai riuscita di mettere tutti d’accordo in Italia, a destra e sinistra, bianchi e neri, guelfi e ghibellini, sull’inaccettabilità di un’ingerenza arrogante da galletto da pollaio, in cui la prima gallina che canta è quella che ha fatto l’uovo. À la coque. 

Stefano Maullu

Pubblicato in : EditorialeTag: danimarca, francia, germania, gheddafi, giulio cesare, gran bretagna, grecia, italia, libia, parigi, pensioni, sarkozy, spagna

Info Stefano Maullu

Stefano Maullu ,parlamentare italiano e prima parlamentare europeo dal 2015 al 2019, inizia la sua carriera con la gavetta in Consiglio di Zona (nel 1993) dopo la quale entra in Consiglio Comunale a Milano nella lista di Forza Italia dove Presiede della Commissione Urbanistica. Nel 2000 viene eletto in Regione Lombardia, s’interessa subito di Europa alla guida delle Commissioni regionali in materia di politiche comunitarie, realizzando la piattaforma “Europa facile”, un vademecum per aiutare gli amministratori locali nella promozione e nello sviluppo del territorio, attraverso l’uso intelligente dei finanziamenti messi a disposizione dall’Unione Europea. Confermato in Regione Lombardia nel 2005, assume la presidenza della Commissione Ambiente, Energia, Protezione Civile: il suo mandato permette di varare (prima Regione in Italia) la legge sulla certificazione energetica, e porta all’approvazione la prima legge in Lombardia per la lotta all’inquinamento atmosferico (l.r. 24/2006); dopo 25 anni d’attesa realizza anche la riforma del Testo Unico su Aree Protette e Parchi.
Nel 2006 viene nominato Presidente dell’Autorità per l’Acqua della Città di Milano (AATO), ottiene una convenzione trentennale a favore dei cittadini milanesi, con la tariffa dell’acqua più bassa d’Italia (0,52/ mc). Nel 2008 diventa Assessore alla Protezione Civile, Prevenzione e Polizia Locale dove, subito dopo la scossa di terremoto che ha investito L’Aquila in Abruzzo nell’aprile 2009, coordina e organizza l’azione di oltre 20mila volontari che per primi si sono recati direttamente sul luogo del sisma. Nel 2010 viene confermato per la terza volta in Regione Lombardia viene scelto come Assessore al Commercio, Servizi e Turismo, dove in concerto con i territori e le province ha valorizzato le eccellenze attrattive lombarde, i negozi storici, e ha ottimizzato i distretti del commercio. Nel 2012 prende la guida della società incaricata di realizzare la Tangenziale Esterna di Milano, portando avanti un’opera strategica per la mobilità della Lombadia e del Nord Italia: per questo ottiene, nel dicembre 2013, la copertura finanziaria totale con un finanziamento di 700 milioni di euro (su 2,2 miliardi di valore complessivo) dalla Banca Europea degli Investimenti. Le competenze manageriali in TEM si sviluppano nel 2014 con la responsabilità per le Relazioni Istituzionali, che assume in qualità di Consigliere delegato. Nel 2014 viene candidato al Parlamento Europeo per Forza Italia nella circoscrizione nord-ovest, risultando il primo dei non eletti. Nel 2015, a seguito delle dimissioni di Giovanni Toti , diventa europarlamentare. Da ottobre 2022 è stato eletto deputato della Repubblica nelle fila di Fratelli d’Italia di cui è segretario cittadino del comune di Milano.

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