
Rotonde cresciute come funghi, a volte un bene, molto spesso una grande soluzione per il traffico, qualche volta un danno. Nel senso che alcune rotonde piccole o sbagliate creano più intasamenti degli incroci. Dammi una rotonda e ti cambio la vita. A volte in meglio, a volte in peggio. Una bella rotonda, larga, spaziosa, senza ostacoli visivi, può migliorare la vita dell’automobilista e del ciclista, del pedone e del torpedone. Una rotonda, o come la chiamano i tecnici, una rotatoria a raggio corto con corsie strette e magari più vie di accesso che quelle di uscita beh quella è una condanna. All’immobilità. Poi vabbè ci sono le rotonde bislunghe, più lunghe che tonde, ovali, ovaloidi, a penisola con cerchio iniziale e sinusoide finale. Insomma sulle rotonde ingegneri e architetti, urbanisti e creativisti della mobilità si sbizzarriscono. Come in una specie di rinnovato integrato concorso di arte moderna intrecciata con ricordi del futurismo. Una giostra, un luna park, non solo una scontata ma sempre necessaria regolazione del traffico. Dammi una rotonda e ti cambio proprio la vita. Naturalmente anche mentre te la faccio. L’ultima notizia in fatto di rotonde mantovane è quella che riguarda la progettata rotatoria alle porte di Suzzara, importante capitale industriale e agricola della provincia, tra viale Lenin e la provinciale numero 50, Borgoforte-Gonzaga, al posto dell’attuale incrocio intasatissimo e da immobilità certificata in alcune fasce orarie legate ai fine turni delle tante aziende che, per fortuna, lavorano e operano a Suzzara e nel Suzzarese. Finalmente. Se ne parla da oltre dieci anni, forse 15. Adesso c’è la data di partenza lavori: lunedì 12 giugno 2023. Amministratori e tecnici garantiscono che si potrà transitare nonostante il cantiere. Per il bene del futuro mettiamo in conto un po’ di disagi nel presente. Ricordo a Firenze la rotondona di piazza Taddeo Gaddi con una marea di strade che entrano e che escono, nel senso che alcune immettono, altre fanno fluire. Mica male in Gaddi a traffico in certi orari. Bella complessa anche la rotonda di Piazzale di Porta Romana, dove devo dire si può pur sempre sgattaiolare con una certa eleganza verso Piazzale Michelangelo.
Una rotonda ti cambia la vita. Ci sono poi i nodi strategici che cumulano, sommano e assommano, ostacoli e variabili: niente di grave, solo linguaggio forse astruso, che non mi piace usare ma ogni tanto va usato per dimostrare come è possibile non usarlo, (eh, lo so, sono complicato) tipo la vicinanza di un incrocio intasato, un passaggio a livello la cui chiusura non sempre è rapidissima, e la confluenza di strade secondarie e accessorie: ecco in questi casi oltre ad una sana rotonda sarebbe il caso di raccomandarsi in Alto. A proposito di “alto”: perché vi ostinate a mettere cartelli segnaletici, fissi o poco mobili, ad altezza occhi che dovrebbero vedere se arriva un veicolo a destra o da sinistra? Sporgi, sporgi va a finire che ti fanno il muso, e il musetto. Poi vai a dire che non ci vedevi per colpa del cartello.
A proposito di cartelli: i cartelli devo essere leggibili sennò non sono cartelli, sono orpelli. Cartelli con nomi cancellati dal tempo dal sole e dalle intemperie, cartelli storti e svergoli sono segno di sregolatezza e danno ansia.
E pensare che oggi volevo scrivere di problemi sociali. Beh, ci siamo. La strada è un problema tecnico ma anche sociale. Anzi.
Il problema oltre che stradale è prima di tutto politico. Come si diceva una volta nelle assemblee scolastiche o universitarie. Ricreazione corte? Problema politico. Palestra sporca, problema politico. Appelli a sorpresa, problema politico. Come il 18. Quasi quasi anche in quelle di condominio. Saltano due aree di parcheggio sotto la palazzina Sette Bis, beh il problema è politico. Poi da quando la politica è caduta in disgrazia, basta vedere che fine ha fatto l’affluenza alle urne nelle ultime comunali, si è cancellata la parola “politica” e tutto diventa “etico” o “morale”. Al più “sociale”. Ah quanto va il “sociale” di questi tempi. Ha tutto una valenza “sociale” a sentire i nostri solon-commentatori. E ci mancherebbe altro. Scovatemi qualcosa che non ha a che fare con la società!? Variante zero, se non è sociale ha valenza civile, e qui potremmo disquisire anni, decenni. Risparmiatemi solo quei solon-commentatori che si riempiono la bocca di “società civile” che è una aberrazione semio-semantica. Eh lo so, trent’anni di giornalismo vissuti pericolosamente mi hanno incattivito e reso meno tollerante verso le stereotipie (poi ve spiego), i luoghi comuni, le banalità e gli errori da superficialità. Come quella collega che l’altro giorno beatamente ha pronunciato la parola “dossiere”, ed era solo un dossier. O come quell’altro dalla Capitale forse per fare omaggio alla regione in cui lavoro da vent’anni ha detto che era una “pietra emiliare” , ed era semplicemente senza e. O come quel giovane collega che preso dall’ansia di far bella figura con l’illustre ospite intervistato lo ha salutato dicendo: “Mi ricordo bene quando lei intervenì”. Intervenì? Ci è scappato qualcosa. Santa pazienza. Quella che si sta esaurendo a proposito del tema enunciato nel titolo e dal quale stavamo andando appunto fuori strada. Ma, come potete immaginare, dopo 40 anni di articoli un po’ di sana arterio è ammessa pure dalla natura. Benedette rotonde stradali ma chi vi ha inventato? Ma soprattutto chi vi sta costruendo così? Ricordo quella volta, dieci anni fa, alla presentazione dei migliori blog in campo scientifico tecnico alla domanda quale argomento potrebbe essere interessante per una prossima edizione io ho lanciato “rotonde stradali” Coro di approvazione, quasi una ola. Vuol dire che queste rotonde sono un problema più che una opportunità. Sulla carta nascono come una occasione per fluidificare il traffico, nella realtà le hanno fatte in maniera tale che in certe ore siamo tutti lì e non ne usciamo. Vi giuro ce n’è una alle porte di Reggio Emilia, tanto per fare nomi e cognomi, che per evitare una collisione con un’altra auto o camion sei costretto a farla una seconda o una terza volta. Oh, devi prendere quella strada ma non ce la fai perché il flusso in entrata è talmente direzionato che ti blocca l’uscita nella strada successiva. Devi andare a Scandiano? Niente da fare, vai a Correggio.
Qui bisogna ricordare alcuni fondamentali: la rotonda deve avere un raggio sufficientemente ampio per consentire a un veicolo di imboccare la rotonda e magari uscirne senza che la sua coda sia ancora nella strada di immissione. Voi dite: ma Binacchi è il minimo?! Eppure: ci sono rotondine, per esempio, sulla Gardesana che sembrano giocattolini, avranno tre metri di diametro, e i camion ci passano sopra.
Avanti: la rotonda deve avere almeno due corsie di scorrimento altrimenti è la negazione della fluidificazione, entri nella rotonda e ti blocchi. Altra regola base: le vie d’uscita della rotonda, soprattutto in caso di sensi unici, devono essere almeno lo stesso numero di quelle in entrata, altrimenti facile ingolfare l’intera area. E inoltre, se fai una rotonda anche bella e anche ampia e la riempi di arbusti e allestimenti, anche sponsorizzati in tutte le porzioni, in maniera tale da impedire qualsiasi visione, beh facile non vedere chi arriva e fare incidenti. Insomma, diciamolo: se la rotonda deve servire al traffico deve essere una benedetta sana rotonda, benedetta magari dalla politica e dalla tecnologia ma ad evidente utilità e valenza sociale. Sennò lasci l’incrocio e non spendi altri soldi. Di sti tempi, fermi per fermi!
Fabrizio Binacchi

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