
“Quando cadi poi ti rialzi”. Vecchio adagio popolare che ricordava nella sua saggezza nonna Clotilde, detta Coco, per i nipoti e perché era l’unica a farsi intendere dalle galline dicendo coco-coco. Ricordi ancestrali e ricordi di bambino ma anche insegnamenti sempre attuali. Ovvero di come si può cadere in televisione e nella vita e di quanto può essere utile capire come risalire o cadere meglio la volta dopo. Dalla mongolfiera al fiume ghiacciato, dalle ciaspole alle slitte trainate dai cani sulla neve valdostana.
Se poi vai adagio quando cadi di solito ti fai meno male. Meno male che andavo adagio in quel freddo freddissimo giorno d’inizio febbraio 2000, anno giubilare per il vero, quando durante una puntata di Linea Verde, che all’epoca autoreggiavo* e conducevo, caddi come una fetta di polenta** vestita da pescatore della domenica nelle fredde freddissime acque del fiume Tresa.
Caddi non perché andassi forte, anzi, andavo pianissimo, ma perché guadando quel fiume un po’ grande ruscello con una velocità dell’acqua piuttosto sostenuta, scivolai su un masso reso scivoloso dal verdume. Beh, capita. Capita di cadere nella vita e di cadere in tv. In televisione di solito diventi popolare, nella vita si rischia di più e però non finisci nei programmi di risate.
L’acqua gelida del fiume Tresa entrò nella tuta verde da pescatore invadendo tutte le parti libere tra il corpo e la tuta medesima, costituendo una specie di scafandro idrico naturale attorno allo zero termico.
Il calore del mio corpo, peraltro affaticato dal sostegno di una vasca con migliaia di avannotti, non riuscì a tenere testa alla gelida acqua lombarda e dopo aver chiuso alla belle e meglio la puntata, il delegato alla sicurezza mi portò velocemente nella palazzina servizi di una centrale idroelettrica dell’Enel lì vicino e mi spinsero sotto una doccia calda anzi bollente per evitare una broncopolmonite da televisione.
La puntata dal tema e dal titolo un po’ ostico e cioè la misurazione elettromorfologica dei pesci di fiume andò bene e mi dissero meno male che sei caduto.
Quel pezzo di Linea Verde finì per settimane, ma che dico settimane, per mesi, e anni, nelle puntate di Blob, Paperissima, Striscia la notizia e programmi di risate varie ed eventuali. Bonolis in una puntata di Striscia condotta con Laurenti disse guardate Binacchi che da buon padano cade come una fetta di polenta.
Anche dopo anni, anche quando avevo finito di fare Linea Verde e lo sapevano anche i pesci, andava in onda quello spezzone in cui finivo nel fiume c’erano colleghe e amici, colleghi e amiche che mi telefonavano per chiedere se fossi caduto ancora in un fiume. O in un lago. O chissà dove.
Fino ad allora ero visto e classificato come un compassato giornalista istituzionale che faceva i suoi bei collegamenti classici da Palazzo Chigi sui piani economici del governo di turno che parlava di inflazione, manovra, ripresa, e via notiziando.
Dopo quella caduta divenni più popolare nei supermercati dove la cassiera commossa riconoscendomi a volte mi indicava come eroe alle colleghe. Vabbè!
In un’altra puntata sulle domeniche in Stiria, regione austriaca, dove di solito allegre famiglie volano in mongolfiera sulle campagne e sui boschi, caddi atterrando con la cesta dopo aver fatto una trasvolata di mezzora. La mongolfiera è bella e ti fa sentire libero. Poi quando si tratta di atterrare devi pensare che nove volte su dieci la cesta su cui sei passeggero si ribalta e e ti trovi improvvisamente parallelo al terreno. Cadute più veloci e comunque rischiose perché se capita di cadere su un campo o nell’orto di un contadino austriaco non avvertito dell’evenienza televisiva può capitare che l’accoglienza non sia proprio cortese.
Qualcuno ricorda di aver visto un signore con un fucile all’orizzonte. Ma poteva essere anche un cacciatore. Un cacciatore di aspiranti mongolfieristi*** della domenica. Durante quelle esperienze domenicali mi capitò di usare vari mezzi di trasporto, diciamo. Anche le ciaspole, cioè quella specie di ciabattone fatte a racchetta per andare sulla neve fresca. Puoi cadere dalle ciaspole? Certo. E se la neve è alta 50 centimetri rischi anhe di infossarti.
Sempre a proposito di inverno e di neve adesso ricordo si essere caduto anche sulla slitta trainata dai cani da slitta, in Val d’Aosta, per una puntata dedicata appunto alla montagna innevata e ai trasporti invernali.
La slitta trainata dai cani non è proprio un ambiente comodo e naturalmente devi trovare il tuo equilibrio che i cani mettono sempre a repentaglio. Mi hanno fatto andare anche in biciletta, e lì me la sono cavata, perché in bicicletta ero caduto ovviamente e molto anche da bambino senza telecamere e senza giubbino, mamma ricorda che avevo le ginocchia più sbucciate di una mela sbucciata, alle elementari.
Rispetto a tanti miei colleghi non sono andato molto a cavallo di un cavallo perché non so andare a cavallo.
Forse su un pony per pochi secondi una volta per pietà. Sono riuscito a cadere anche su una barca, ma per fortuna era un trasferimento e le telecamere erano spente. Cadere fa bene perché ti aiuta a rialzarti diceva nonna e dicono tanti psicologi e sociologi. Poi dipende come cadi e dove cadi e se davvero riesci a reagire come si deve, cioè superare l’eventuale trauma e la delusione conseguente.
Mi ha aiutato molto, da ragazzetto, essere caduto molte volte durante le prime discese con gli sci sulle piste della Paganella quando il provetto cugino Vanni Marezzi mi diceva vai vai vai è una pista azzurra tranquilla e invece ti ritrovavi su una nera con una pendenza ragguardevole e oltre il pino vedevi in fondo il campanile di Andalo. E lì o vai o stai E se stai diventi vecchio lì. Una caduta molto particolare che ricordo con pochi particolari fu quella di Trieste, causa Bora.
Lì il vento quando soffia soffia davvero forte e ti devi tenere alle catene che sono fissate al bordo di molte strade e molti marciapiedi. Era sotto sera, una di quelle sere d’inverno che vengono definite sere da cupi anche se non stai in montagna ma nel centro di una città.
Vento forte e pioggerella gelata, camminavo su un marciapiedi reso molto scivoloso dall’acqua gelata e ad un colpo improvviso di vento forte il quasi inutile ombrello ha fatto vela e mi sono ritrovato steso sull’asfalto. Per fortuna era zona pedonale. Ricordo una voce di un signore che più o meno aveva detto “S’elo fato mal?” “Tutto a posto, grazie” risposi. A Trieste come in un fiume bisogna saper stare ben in equilibrio.
Fabrizio Binacchi
*autore
** come dissero Bonolis e Laurenti a Striscia la notizia presentando il filmato
***piloti di mongolfiera

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