La Congiura dei Pazzi non è solo una delle più celebri della storia ma è ammantata da un alone di mistero. Infatti, vari aspetti sono ancora di difficile interpretazione. A far luce su questo evento ha contribuito e continua a contribuire in modo significativo il Prof.Marcello Simonetta che alcuni anni fa ha avuto fama internazionale per aver scoperto un codice segreto che gli ha permesso di decrittare un messaggio cifrato inviato a Federico di Montefeltro. Ne emergeva il coinvolgimento del duca tra i promotori dell’attentato. Una scoperta clamorosa perché il Montefeltro era considerato insospettabile.
E oggi una nuova scoperta anch’essa clamorosa. Simonetta ha trovato all’Archivio si Stato di Firenze la confessione del principale attentatore, quell’Antonio Maffei di Volterra che fu designato a colpire Lorenzo il Magnifico e che solo per un concorso di circostanze fallì nel suo intento in quel funesto 26 aprile 1478.
Lorenzo, benché ferito riuscì a sopravvivere e dette avvio alla caccia ai congiurati che portò alla loro cattura. Tra questi appunto, il Maffei che si rifugiò presso la Badia fiorentina, dove fu scoperto e catturato sette giorni dopo, il 3 maggio Ebbene, si è ritenuto che all’arresto fosse seguito subito il linciaggio. Invece il documento trovato da Marcello Simonetta prova che il sicario fu sottoposto a un duro interrogatorio e costretto a redigere la confessione che oggi Simonetta ha riportato alla luce dopo oltre cinque secoli. In questo scritto il sicario volterrano svela i retroscena della vicenda e questi saranno esposti e commentati il prossimo dallo stesso Prof.Simonetta che il prossimo 3 maggio, alle ore 11,30 presenterà il documento nell’Auditorium dell’Archivio di Stato nell’ambito del ciclo di incontri seminariali dal titolo “La Ricerca in Archivio”, promosso dall’Istituto per dare voce agli studiosi e creare un’occasione di presentazione, confronto e scambio che abbia come oggetto i temi e i metodi della ricerca storica.
Nell’attesa ho realizzato questa breve intervista. Anzitutto per sapere come è avvenuta questa scoperta.
“ Rivoltando le carte di un fondo dell’Archivio di Stato di Firenze acquisito nel 1870 ma finora stranamente inesplorato” – ha risposto il Prof. Simonetta che poi ha aggiunto: “Spiegherò in dettaglio nella mia conferenza come si sia formato questo fondo, che in parte si trova anche nella Biblioteca Moreniana (ovvero, per ironia della sorte, a casa dei Medici!)”.
Circa le novità che la confessione di Maffei apporta per capire meglio i risvolti del complotto, lo studioso ha spiegato che esso ci permette di entrare nel “laboratorio” della congiura dei Pazzi, che erano degni del loro nome. Veniamo a scoprire che il sicario fu convocato a Firenze ben sette mesi prima dell’esecuzione del complotto. I dettagli non gli furono rivelati subito e lui millantò di poter portare un centinaio di uomini armati da Volterra, la città che solo cinque anni prima era stata saccheggiata su ordine di Lorenzo il Magnifico. Piano piano apprese “ciò che bolliva” in pentola, ma non la logistica e la tempistica”.
Circa il motivo per cui fu scelto proprio Maffei per colpire Lorenzo de’ Medici, Marcello Simonetta ha detto che poichéGiovan Battista Montesecco, il sicario prescelto dai mandanti e che era capitano delle milizie pontificie “si era rifiutato di uccidere in chiesa costrinse Francesco de’ Pazzi a optare per il volterrano, a poche ore dall’attacco. Evidentemente non fu una scelta molto saggia”.
Gabriele Parenti
Marcello Simonetta Storico, docente presso la New York University, membro dell’Istituto di ricerca “Medici Archive Project”, è autore di numerosi libri, fra cui una trilogia sui Medici (“L’enigma Montefeltro”, “Volpi e Leoni” e “Caterina de’ Medici”, tutti pubblicati da Rizzoli e tradotti in varie lingue) e diverse monografie su Niccolò Machiavelli, Francesco Guicciardini e altri personaggi del Rinascimento italiano


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