
Il rapper Samurai Jay, nato Gennaro Amatore, 26 anni, racconta alla trasmissione televisiva “Le Iene”, gli anni più bui della sua adolescenza, vissuti tra Mugnano di Napoli e il Vesuvio. Cresciuto tra periferia, bullismo e solitudine, e un rapido scivolare nei disturbi alimentari è riuscito a trasformare il dolore in scrittura.
Picchiato da gruppi di coetanei, immobilizzato dalla paura, Gennaro inizia a odiare il proprio corpo tanto che a 14 anni pesa 105 chili, ma in soli sei mesi ne perde oltre 40, non per una dieta, ma per anoressia e bulimia, tra digiuni, abbuffate e vomito autoindotto.
Finge di mangiare davanti alla madre, poi corre in bagno. Si vede “troppo grasso” anche quando è già in evidente sottopeso.
La spirale culmina in uno svenimento, seguito da autolesionismo e un tentativo di terapia interrotto. La musica diventa la sua salvezza, l’unico spazio in cui ritrovare voce e forza.
La testimonianza dell’artista rapper e cantautore italiano, abbatte un tabù sui disturbi alimentari maschili, mostra che anoressia e bulimia non hanno genere e che molti ragazzi soffrono in silenzio, nascosti dietro maschere di forza. Tuttavia Samurai rompe lo stereotipo che i disturbi alimentari siano “solo femminili”. Il messaggio finale è semplice e necessario, chiedere aiuto non è debolezza, ma un atto di vita.
La storia di Gennaro Amatore ci ricorda che il dolore adolescenziale non è mai “esagerazione”, ma un linguaggio in codice che chiede ascolto.

Il suo racconto mostra quanto sia fragile l’identità in crescita e quanto velocemente la vergogna possa trasformarsi in autolesione, isolamento, disturbi alimentari.
Per questo la sua testimonianza è preziosa poiché insegna che riconoscere il proprio limite non è fallimento, ma il primo passo verso la cura, soprattutto Samurai offre ai ragazzi un modello di richiesta di aiuto non basato sulla vergogna e mediante la sua voce ci ricorda che i ragazzi non chiedono perfezione, ma luoghi dove poter cadere senza timore e rialzarsi accompagnati da guide sicure.
Ogni adulto, genitore, insegnante, educatore, ha il doveroso compito di intercettare i segnali, dare nome alle emozioni e costruire spazi sicuri in cui i ragazzi possano chiedere aiuto senza alcuna paura.
Dolores Di Mambro

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