Dunque, siamo in attesa di questo decisivo documento della Cei sui Dico e della nuova inevitabile confusione che ne deriverà. Intanto, registriamo la miglior battuta della settimana, ovvero “Piove sul Bagnasco”, pronunciata dall’onorevole Grillini a commento della dichiarazione di intenti fatta dal nuovo presidente della Cei per spiegare il principio che guiderà la sua congrega nella stesura del documento “impegnativo”. Bagnasco, infatti, ha detto: “l’episcopato italiano giudica i Dico un disegno legislativo inaccettabile sul piano dei principi ma anche pericoloso sul piano sociale ed educativo”. Il ddl, ha poi spiegato, lede “un vincolo sacro: il matrimonio tra uomo e donna è una norma scritta dal Creatore e non può essere sovvertita dall’uomo senza che la società ne venga drammaticamente ferita” e che “il diritto non esiste allo scopo di dare forma giuridica a qualsiasi tipo di convivenza”.
Ci pare che, date le premesse, si possano già capire le conclusioni, ma poiché non ci compete anticipare i tempi della Chiesa, fermiamoci pure alle dichiarazioni di Bagnasco. Cominciamo dal fatto che l’episcopato “giudica”: o bella, non si sono sgolati fino ad ora a ripetere per ogni dove ed in ogni luogo che la Chiesa si limita ad esprimere un’opinione come è lecito fare a tutti in democrazia?! E allora quel giudizio da dove salta fuori?! E’un lapsus freudiano, oppure un ricordo del medievale giudizio di Dio?!
E da quando in qua alla Chiesa è dato di occuparsi dei disegni legislativi di uno stato sovrano? Occuparsene così fattivamente, intensamente, invasivamente, poi, e come misura preventiva, anticipando persino i tempi della discussione parlamentare. Oltretutto, continuando a spandere a piene mani fandonie e mistificazioni, perché non sappiamo come si possa ricavare da quel pastrocchio dei Dico, che potrebbe persino sancire l’unione tra gatto Silvestro ed il canarino Titti, un qualunque tentativo di ledere o meglio “sovvertire”, il matrimonio. Che poi, se è un vincolo sacro, “norma scritta dal Creatore”, riguarderà semmai chi ci crede, e dunque si torna alla solita domanda: e gli altri? Hanno ancora, anzi abbiamo ancora, diritto di cittadinanza o dobbiamo cominciare ad espatriare prima che inizi la Reconquista in chiave italiana, qualche secolo dopo di quella castigliana?!
Quanto al diritto, l’affermazione di Bagnasco è certo sorprendente, per non dire preoccupante: il diritto esiste perché esiste uno stato che lo mette a fondamento del proprio ordinamento, e gli riconosce una valenza che deriva dalla propria Costituzione e dai principi fondanti lo stato stesso. Non ci pare che Bagnasco possa stabilire i motivi dell’esistenza del diritto nello stato italiano; discetti pure del diritto canonico, ma ci pare che per quanto riguarda l’esistenza, la forma ed il significato del diritto nel nostro paese egli non sia assolutamente titolato a parlare né, tantomeno, a deciderne i contenuti: dare forma giuridica a qualsiasi genere di convivenza è cosa che riguarda il legislatore ed i cittadini, qualora vengano chiamati ad esprimersi sotto forma referendaria, non certo il presidente della Cei, organo religioso che nulla a che vedere con la vita del nostro stato.
E’ un dialogo tra sordi, certo, questo lo abbiamo capito da tempo immemorabile. Si sta consumando una lotta di potere e di sopravvivenza che nulla ha a che vedere con la spiritualità e tutto, invece, con la prevaricazione. Anche un bambino potrebbe capire che il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto etero ed omo non toglie nulla a nessuno, tantomeno al matrimonio; che chi vuole sposarsi continuerà a farlo, visto che questo è ancora un paese libero ed i carrarmati fuori dalle chiese o dai comuni a fermare gli aspiranti sposi non li abbiamo ancora visti; che le minoranze hanno diritto di essere tutelate in uno stato democratico e che, soprattutto, non esiste nessun allarme sociale.
Perché ciò che è veramente diseducativo, anzi, per citare Bagnasco, “pericoloso sul piano sociale ed educativo”, è predicare l’intolleranza, il giudizio della diversità come devianza contro natura, spingere uomini e donne a sentirsi minorati per le loro tendenze sessuali, dipingere le loro vite come una minaccia per quelle altrui. Questo è profondamente diseducativo, perché contribuisce solo a crescere un’altra generazione di ipocriti ignoranti, pronti ad ammantarsi della bandiera della “normalità” per ricacciare i “diversi” in un ghetto fatto di silenzio ed emarginazione.
Da veri liberali, siamo convinti del diritto di ognuno ad esprimere le proprie opinioni; ma i giudizi che aprono alle discriminazioni, alle indebite pressioni, alle battaglie non di principio ma di potere le denunciamo per ciò che sono: soprusi, consumati sulla pelle di gente che ha subito anche troppo l’umiliazione e l’indifferenza. E ci pare che “la società venga drammaticamente ferita” da ogni azione o parola volta a fare degli esseri umani, delle loro vite, dei loro sentimenti un capo d’accusa, che giustifichi il bisogno e la necessità di pastori che ci riportino sulla retta via e costruiscano una società sul principio della conventio ad excludendum. Crediamo nella responsabilità individuale, nel diritto di scelta, nel diritto al rispetto di sé e degli altri, e chiunque si ponga nella dinamica normale-anormale nega questi principi per pura affermazione di superiorità. Qualcuno disse: Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Chi comincia?!
Chiara Boriosi

Lascia un commento