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DA
BRASILE

intervista a
Angelo Jenko Puz

di Redazione Pensalibero.it | 12 Marzo 2007

intervista al Prof. Angelo Jenko Puz , a cura della redazione

Il Brasile è terra di allegria e tristezza, di sofferenza e gioia, di colori fusi insieme, contrasti che convivono pacificamente, perché la storia non ha lasciato dei segni attribuibili a una cultura dominante. In questo senso, il Brasile è terra di tutti e di nessuno, è un luogo, nonostante la sua ricchezza, che ognuno può riempire di sé, senza sentirsi estraneo. Questa fusione di colori, popoli, razze, sonno la sua ricchezza più grande. Il Brasile è portatore di un patrimonio immenso che non gli appartiene, è di tutte le persone che ci vivono e ci vivranno. Il prof Angelo Jenko Puz ha elaborato una dottrina sul soggetto meticcio, per spiegare i motivi e indicare le prospettive di una società in cui non ci sono barriere, ma solo aperture verso la formazione di un mondo “nuovo” non diviso da appartenenze a questa o quella idea. Il libro del professore non è ancora protetto dalla legge sui diritti d’autore, perciò non possiamo riportarne alcuni brani. Come anticipazione gli abbiamo rivolto alcune domande sul Brasile.

Dal punto di vista politico-economico, il Brasile ha ancora molti problemi da risolvere…

In effetti a causa delle multinazionali e di una politica clientelare, corrotta, il Brasile non riesce a decollare, a mettere a frutto le sue risorse. Anche se c’è da dire che le forti disuguaglianze a livello sociale stanno diminuendo. Presto le potenze della terra saranno cinque: L’india, la Cina, la Russia e il Brasile. Questo processo andrà di pari passo con la perdita del potere degli Stati Uniti

Dal punto di vista antropologico e umano il meticciato in Brasile è vissuto allo stesso modo che in Europa?

Assolutamente no! In Europa esiste l’idea dell’appartenenza alla propria razza, alla propria cultura ancestrale. Ad esempio, un italiano pensa come un italiano, un francese come un francese, uno spagnolo come uno spagnolo e via dicendo. In Brasile l’enorme quantità di incroci ha fatto perdere il senso delle radici. Un brasiliano non ha un albero genealogico. E’ il frutto di tante razze e culture che si sono fuse, perdendo così i loro connotati iniziali

Il Brasile rispetto agli altri paesi che hanno avuto un passato di colonizzazione, sembra essersi liberato da questo pesante retaggio…

In effetti, si. Rispetto all’Africa, alle Antille francesi, in Brasile la memoria di questo passato non è pesante, non si proietta nel Brasile moderno. Lo status del nero e del meticcio, del bianco, sono uguali. Perché al tempo della colonizzazione gli schiavi negri sono arrivati da tutti i posti dell’Africa, senza contare i due milioni di giapponesi importati. Non ci sono mai state le condizioni perché si creassero chiusure. E oggi fra un nero e un bianco non si fa differenza

Eppure un giornale aveva riportato che il Brasile è un posto molto più razzista di quello che può sembrare…

Non c’è fandonia peggiore di questa! Basti pensare che in Brasile se dovesse mai succedere che un nero venga apostrofato per il colore della sua pelle, la cosa è considerata un reato punibile con il carcere

traduzione

interview au professeur Angelo Jenko Puz, éditée par la redaction

Le Brésil c’est la terre de la gaieté, et de la tristesse, de la souffrance et de la joie, c’est la terre des couleurs mélangé ensemble, des contrastes qui vivent ensemble avec harmonie, parce-que, son histoire n’a pas laissé des signes qui l’ont marqué avec un caractére incisif. Il n’y a pas en Brésil une culture dominante. Voilà pourquoi le Brésil c’est une terre de tout le monde et de personne, où chaque personne peut y aller et vivre sans se sentir un étranger. Le mélange de couleurs, des peuples, de races, ce sont sa richesse la plus grande et aussi son identité.Le professeur Angelo Jenko Puz a élaboré une thèse sur le sujet du metissageo pour expliquer les raisons et indiquer une perspective pour la construction d’une sociétéi où il n’ya pas de barrière mais seulement ouverture vers la la formation d’un monde “nouveau” au dessus des division d’appartenance. Le livre du professeur n’est pas encore protégé par les droit d’auteur, pour cela on ne peut citer certains passages. Mais malgré ca ,on lui a posé des questions sur le Brésil.

Au niveau politique et economique, le Brésil a toujours des problèmes à resoudre…

En effet à cause des multinationales e d’une politique qui se base sur la corruption, le Brésil n’arrive pas à décoller, à exploiter ses ressources. Meme si il faut dire que les importantes inégalité au niveau sociale ont la tendence à diminuer. Bientot les puissances dela terre vont etre cinq: l’Inde, la Chine, la Russie et le Brésil. Et on va assister en meme temps à la perte de pouvoir des Etats Unis, qui d’ailleurs à déja commencé.

Au niveau sociale le metissage en Brésil est vecu à la meme manière q’en Europe?

Absolument pas! En Europe elle existe toujours l’idée de l’appartenance à sa propre race, à sa culture. Par exemple, un italien pense comme un italien, un francais comme un francais, un espagnol comme uno espagnol ecc…. En Brésil l’enorme quantité de melanges a produit une perte du sentiment des racines. Un brésilien n’a pas un arbre généalogique.

Le Brésil par rapport aux autres pays qui ont connu une histoire de colonisation, semble-t-il s’etre délivré de ce lourd héritage…

En effet oui. Par raooort à l’Afrique et aux antilles francaises, en Brésil la mémoire de ce passé n’est pas lourde, elle ne se reflet pas dans le Brésil moderne Le noir et le métise ont le meme status. Parce-que au temps de la colonisation les esclaves noirs arrivaient de tous les zones de l’Afrique, sans compter les deux milion de japonais importé. Il n’y a eu jamais les condition pour favoriser des fermeture Et au jourd’hui entre un noir et un blanc il n’y a aucune différence, sur aucun plan

Pourtant un journal avait écrit que en Brésil le racisme est beaucoup plus important de ce qu’il parait …

C’est une bétise, une grosse bétise! Peut etre que les gens qui disent ca ne savent pas qu’en Brésil si jamais un noir vient vexé pou la couleur de sa peau , le responsable de l’offense vient expédié en prison.

Pubblicato in : Primo piano

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