
Il Melonellum si è trasformato nello Scrofolum. L’accordo sulla legge elettorale la destra lo ha trovato nella sede di Fratelli d’Italia, in via della Scrofa. Noi lo chiameremo così: Scrofolum, un nome che è tutto un programma per questa legge truffa.
Mentre gli italiani aspettano risposte su salari, sanità e costo della vita, la destra trova il tempo per trattare fino all’ultimo dettaglio le regole con cui spera di conservare il potere e lo fa da solo fuori dal confronto parlamentare.
Vediamo che cosa vuole cambiare.
La riforma elimina i collegi uninominali dove viene eletto il più votato e sposta la competizione su un sistema proporzionale con premio nazionale. Una scelta che può interessare solo a una destra preoccupata di perdere molti collegi davanti a un centrosinistra unito e con un Vannacci in corsa per conto proprio.
In sostanza la destra temendo di perdere le elezioni cerca di darsi un aiutino con una legge elettorale confezionata sulle esigenze.
Il premio previsto è di 70 deputati e 35 senatori alla lista o coalizione che arrivi prima e raggiunga almeno il 42% dei voti in entrambe le Camere.
Questo vuol dire che una minoranza dei votanti nel Paese può diventare maggioranza assoluta del Parlamento.
Hanno persino discusso di abbassare la soglia al 41%, perché i sondaggi danno il centro destra in calo ma questa ipotesi poi è stata abbandonata.
Ovviamente questa legge elettorale non assicura la vittoria a Meloni, ma ciò che soprattutto indigna è il tentativo di voler vincere con la truffa, con una legge mostro costruita affinché una minoranza possa conservare il potere.
Pensando di trarne vantaggio la legge della destra impone inoltre di indicare prima del voto il candidato premier della coalizione, pur senza introdurne l’elezione diretta; nel testo non è previsto, infatti, che il nome compaia sulla scheda.
È tramontato, invece, il ballottaggio.
Poi ci sono le preferenze. Il compromesso della destra prevede fino a tre scelte, ma lascia bloccati i capilista e i candidati del listino del premio.
Si tratta di un’altra truffa perché Il cittadino potrà scegliere solo una parte degli eletti, mentre i vertici dei partiti e i loro candidati di fiducia conserveranno le posizioni protette. Inoltre, se una lista conquista un solo seggio nel collegio, entra il capolista deciso dal partito, qualunque sia il consenso personale raccolto dagli altri candidati. Cioè, avremo ancora in gran parte un Parlamento di nominati sottraendo al cittadino un chiaro diritto costituzionale.
Però il PD ha messo la destra davanti a una scelta concreta. Nicola Irto e Dario Parrini propongono le preferenze senza capilista bloccati: tutti i candidati devono conquistarsi il seggio con i voti degli elettori.
Fratelli d’Italia aveva già sostenuto alla Camera una proposta analoga dei vannacciani. Ma se la votasse di nuovo romperebbe il compromesso con gli alleati, invece, se la boccia, contraddice la propria posizione.
La reazione di Forza Italia è stata furiosa: “fosse così salta tutto”, cioè l’intero accordo, addirittura potrebbe esserci il rischio di elezioni anticipate.
Il messaggio a Fratelli d’Italia è comunque chiarissimo: togliere la protezione ai capilista mette a rischio la maggioranza.
È qui che lo Scrofolum mostra il suo volto. Parlano di restituire la scelta ai cittadini, ma quando quella scelta raggiunge i candidati protetti dai capi partito, l’accordo comincia a tremare.
Se i Fratelli d’Italia credono davvero nelle preferenze, votino la proposta del PD.
Anche i capilista vadano a cercarsi i voti.
Ma io scommetto che questo non avverrà perché a loro interessa assai meno perdere la faccia che rischiare il seggio in Parlamento.
Enrico Rossi

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