La scelta del duo Merkel-Sarkozy di privilegiare il pareggio di bilancio rispetto alla crescita, è politica.

La Grecia è il problema che ha messo all’ordine del giorno una serie di riflessioni di natura politica ed economica, ma il gioco sembra essere più grande della piccola Grecia.
E’ palese a tutti infatti che la politica economica imposta dalla Germania – senza grande diplomazia in vero – si fonda sulla fissazione tedesca che è il pareggio di bilancio, l’austerità, la riduzione della spesa pubblica. Tanto in ogni caso la domanda tedesca è trainata dall’export. Ma il resto d’Europa?
L’economia europea – da Maastricht in poi – appare guidata dai principi economici tedeschi.
Riduzione dei debiti pubblici ed imposizione di vincoli sempre più stringenti agli Stati membri, da Maastricht in cui il deficit pubblico non poteva superare il 3% del PIL a quello di oggi del Fiscal Compact dello 0,5%. In tale scenario, il nemico da scongiurare è l’inflazione.
Ora a grandi linee e senza pretesa di essere esaustivi, questo progetto tedesco seppur apparentemente fondato su regole accettabili in base al buon senso, per cui indebitarsi “è male”, risulta essere un progetto politico e non tecnocratico. E risulta essere un progetto politico di stampo conservatore.
Sebbene possa apparire a tutti inevitabile che chi ha debiti non debba indebitarsi ulteriormente, i mercati non approverebbero…, questo “tirare la cinghia” rischia di sprofondare l’Europa in altri 20 anni di mancata crescita, di alta disoccupazione e recessione.
La vera assente è la cosiddetta “domanda”. In tempi di crisi come quelli odierni e con il terrore di non vedere la fine del tunnel, chi si incaricherà di spendere soldi? Di consumare? Di investire? Di costruire? In breve, di far ripartire la domanda generando quindi la ripartenza dell’economia reale? Ebbene, nessuno, tranne un ente che per destinazione costituzionale etica ed anche economica potrebbe e dovrebbe farlo, vale a dire lo Stato.
Imponendo tuttavia dei vincoli di spesa allo 0,5% ed una austerità occhiuta e sanzionata dalla Corte di Giustizia, in assenza di un budget di spesa a livello europeo, nessuno stato nazionale potrà rilanciare né consumi né investimenti e la domanda interna europea resterà vittima di una cintura troppo stretta.
L’export, d’altra parte, non potrà supplire alla mancanza di domanda interna, almeno non ancora, considerando i prezzi dei prodotti europei e dell’Euro e la globalità della crisi che tocca gravemente anche gli altri Paesi extra europei.
In tale situazione neanche le immissioni di liquidità della BCE verso le banche potranno avere effetti benefici, se non sui bilanci delle banche stesse.
Tutto ciò, e molto di più ovviamente, è ben presente a Merkel e Sarkozy. La domanda è, perché lo fanno?

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