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Cybersecurity e Rivoluzione Digitale: il modello indiano

Pubblichiamo una sintesi della relazione di Marco Mayer alla Conferenza Internazionale sulla Cybersecurity checsi e e’ tenuta a Nuova Delhi il 29, 30 novembre e il 1 dicembre

di Marco Mayer | 3 Dicembre 2023

Contrariamente a quanto si sostiene nei media mainstream la rivoluzione digitale  in cui siamo immersi produce effetti differenziati nei vari paesi del mondo.

Per analizzare correttamente le diverse caratteristiche delle società digitali le principali variabili di cui tener conto sono almeno tre: i sistemi politici e istituzionali, il contesto storico, economico-sociale e religioso, le capacità tecnologiche e la  resilienza digitale delle singole nazioni.

Sotto questo profilo il concetto di neutralità tecnologica (molto caro alla UE) dovrebbe essere ripensato perché esso rischia di offuscare le molteplici e reciproche interazioni che si determinano tra sviluppo tecnologico, dinamiche di potere e valori identitari che caratterizzano i diversi paesi.

In India la società digitale  presenta    alcuni elementi peculiari su cui vale la pena di soffermarsi.  Innanzitutto l’ India è la più grande democrazia del mondo. 

In India i processi di digitalizzazione (nonché le misure di  cybersecurity dei layer fisici, logici e sociali del  cyberspace)  devono  pertanto tener conto del rispetto delle libertà fondamentali, dei diritti dei cittadini e delle minoranze, della separazione dei poteri, del pluralismo politico e della libertà di stampa.

Sotto il profilo del sistema politico molto netta è la differenza rispetto al totalitarismo digitale che regna in Cina. Con  il Social Credit System e altre misure di sorveglianza tecnologica il  Partito/Stato e’ in grado di monitorare h24 il comportamento dei cittadini, delle famiglie e delle imprese.

La pervasivita’ dei livelli di sorveglianza è emblematicamente evidenziata dalla vicenda del medico Li Wenliang censurato dalla polizia perché aveva comunicato via Wechat ad alcuni  colleghi medici il suo allarme  nella fase iniziale della pandemia del Covid19 a Wuhan.https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/vita_da_medico/2020/02/06/morto-il-medico-cinese-che-diede-lallarme_98730a59-54d1-4e72-bf1e-1311eda06cc1.html

Tornando alla realtà indiana è importante sottolineare la grande attenzione politica ed accademica agli sviluppi futuri dell’ Intelligenza Artificiale generativa.

In India l’uso dell’AI generativa dovrà rispettare i valori della Costituzione e i dettami della Corte Suprema  che sanciscono la necessità della supervisione e del controllo umano di tutti i processi di automazione nel sistema giudiziario e degli altri settori dell’amministrazione pubblica.

La giurisprudenza della Corte Suprema ha più volte sancito nelle sue sentenze che  che la tecnologia deve essere al servizio della persona e non viceversa. Sul piano giuridico la responsabilità ultima  dei processi decisionali deve restare alle persone.

ll secondo fattore che rende di grande interesse l’universo digitale indiano (in particolare rispetto all’eterno dilemma tra  libertà e sicurezza)  e’ la straordinaria eredità storica che contraddistingue  la nazione più popolosa del mondo.

In India le confessioni religiose, le tradizioni linguistiche, le comunità etniche sono molto numerose e nel loro insieme danno vita ad una società in cui il pluralismo è profondamente radicato.

La maggioranza della popolazione si ispira, inoltre  ai valori spirituali e religiosi della tradizione Hindu di  impronta politeista in cui le dimensioni della fede sono poliedriche e molteplici rispetto all’ ‘unicità ed  esclusivita’ degli imperativi teologici che caratterizza le grandi religioni monoteiste.

In india nella sfera spirituale e nelle pratiche religiose  (in verità meno nelle politiche pubbliche) di può, inoltre, osservare uno straordinario rispetto per la natura.

La storia plurimillennaria dell’India – pur caratterizzata da  molteplici  conflitti di matrice territoriale, religiosa ed etnica –  ha prodotto nella realtà contemporanea  una società aperta che – diversamente dalle culture occidentali – non è  ingabbiata dal dominio  della razionalità, ma include i valori più profondi dell’ esperienza umana.  

Mi  riferisco specificatamente alla dimensione affettiva e all’intelligenza emotiva che sono i driver che alimentato i progetti di vita delle persone e che implicano un approccio critico verso la tecnologia.

La società contemporanea e’ cararattetizzata da fenomeni negativi quali   la fede cieca nell’ onnipotenza delle  macchine o le molteplici sindromi della  dipendenza digitale,. Tuttavia essi non vengono contrasti e  l’ approccio critico alla tecnologia  è assente nel sistema formativo. 

Il terzo aspetto specifico dei processi di digitalizzazione in India riguarda l’ andamento della transizione digitale nonché la resilienza tecnologica e  specificamente la cybersecurity.  

In una realtà che conta più di 800 milioni di cittadini utenti di Internet il governo è intervenuto con azioni  mirate per mettere in sicurezza le reti del cyberspace: dai cavi che attraversano l’Oceano Indiano alle antenne, dalla broad band alle torri.

Un’ altra scelta lungimirante è stata  quella di promuovere e  stimolare gli investimenti industriali e tecnologici stranieri sul proprio territorio nella prospettiva del Cloud Computing e dell’ uso dei Big Data per la AI.

33 anni fa Microsoft per prima ha aperto la strada con la costruzione di propri centri di ricerca e data center nel territorio indiano (Hyderabad e Bengalore) e presto  l’ azienda fondata da Bill Gates è stata  seguita da  Amazon, Google e Meta.

Con la migrazione al Cloud disporre di dati e centri tecnologici di ricerca sul proprio territorio nazionale presenta evidenti vantaggi sia per garantire la competenza della giurisdizione sia  per promuovere 

la  sicurezza nazionale (e irrobustire’  la counterintelligence).

Tuttavia I rapidissimi processi di innovazione tecnologica in ambito software  hanno messo e stanno mettendo  a dura prova le autorità indiane  per il  forte aumento delle vulnerabilità e degli attacchi  nel triennio 2021/23.

 Gli organi preposti alla sicurezza devono continuamente rincorrere  le novità “maligne”  nonostante la diffusione drll’ approccio software “cybersecurity by design”  riduca alcune ricorrenti e gravi  vulnerabilità. 

L’ uso criminale dei dati appare particolarmente consistente nel settore sanitario probabilmente per la prevalenza del regime assicurativo.https://thewire.in/tech/nearly-60-of-healthcare-organisations-in-india-hit-by-cyberattacks-in-past-year-report

In passato la grande maggioranza degli attacchi dall’ estero venivano  lanciati dal Pakistan. Oggi viceversa buona parte proviene da gruppi legati direttamente o indirettamante a Cina, Russia, Bielorussia e Corea del Nord. Si tratta di una differenza geopolitica a mio giudizio assai significativa.https://m.economictimes.com/tech/technology/india-most-targeted-country-by-cyber-attackers-report/amp_articleshow/104989856.cms

Sotto questo profilo il governo indiano (pur favorendo  scambi  commerciali molto ampi con la Cina) molto prima che in Italia ha evitato di introdurre aziende e tecnologie cinesi nei  comparti sensibili : la difesa, il  law enforcement, la diplomazia nonché il vasto settore di prodotti, apparati  e servizi dual use.

Per quanto riguarda le capacità tecnologiche l’India è una delle maggiori mondiali realta’ mondiali per i risultati raggiunti nel sistema dei pagamenti e delle transazioni finanziarie digitali, frutto di  stretta cooperazione tra banche, telecom e big tech. https://www.npci.org.in/what-we-do/upi/product-overview

Ma in questo momento – come sottolineato nei giorni scorsi dal Primo Ministro Narenda Modi al G20  –  https://etinsights.et-edge.com/pm-modi-raises-concerns-over-deepfake-videos-by-ai-calls-them-problematic/

la sfida politica più importante è prevenire e  contrastare i danni economici, reputazionali e politici prodotti dall’uso maligno dell’ Intelligenza Artificiale generativa mediante deep fakes e campagne di disinformazione.

Il contrasto alla disinformazione e il  riconoscimento dell’ autenticità di immagini, conservazioni telefoniche, video e comunicazioni audio  è da tempo  all’attenzione dei laboratori indiani  di certificazione, ma esso    richiede   una piu intensa cooperazione scientifica e politica tra tutte le democrazie del mondo siano esse asiatiche, occidentali o africane.

La concentrazione di potere innescata dalle tecnologie digitali nonche’ l’uso spregiudicato di  deep fakes e disinformazione  costituiscono  un pericolo reale  e costante per le democrazie.

 In questo nuovo Conte la Conferenza internazionale di New Delhi su Cyberlaw e Cybersecurity  e’ l’occasione . per compiere  un salto di qualità alla cooperazione tecnologica bilaterale tra India ed Italia a livello governativo, accademico e della business community

I risultati raggiunti dalla Presidenza indiana del G20 ed in particolare il nuovo concetto di Life Economy offrono spunti strategici di grande rilevanza per l’  Italia anche in vista  della imminente  assunzione del ruolo guida  del  G7 nel 2024.

Marco Mayer 

Pubblicato in : EditorialeTag: amministrazione, anni, assunzione, azienda, banche, cina, costituzione, danni, democrazia, estero, g20, giurisprudenza, governo, india, italia, la nazione, macchine, medici, misure, mondo, natura, nazione, persone, polizia, regime

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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