
Di novità, a parte il cambio di nome, non vi è neanche l’ombra, checché ne dica la stampa: si assiste soltanto ad un ennesimo gioco politico atto a salvare baracca e burattini, interessi e poltrone.
Il Partito Democratico, riproposizione formato bonsai del Compromesso Storico tra comunisti e democristiani, sarà il prosieguo del cerchiobottismo che sta caratterizzando l’inizio incerto del governo targato Prodi, tra una liberalizzazione fantasma e un favore alle lobby amiche.
Certo, potrebbe essere un fattore positivo che i partiti che conosciamo oggi si compattino e che il loro numero diminuisca, ma chissenefrega se si tratta di un semplice accorpamento di interessi che tutto fanno meno che toccare il cuore del cittadino.
Trattasi, infatti, di un gioco che ha a che fare esclusivamente con la lotta per il potere, e che nulla cambia a livello di gestione e di amministrazione del Paese: è politica, la solita politica a cui siamo abituati e, per giunta, di bassa lega.
Sia per il centrodestra che per il centrosinistra non sarà un agglomerato di poteri forti a rappresentare la novità, tanto auspicata dall’elettorato e dalla base riformista, liberale o socialista.
Un elettorato, quest’ultimo, che mai come oggi viene costantemente tenuto all’oscuro dalle decisioni di chi, dall’alto, manovra il sistema politico per ottenerne un tornaconto personale.
Massimiliano Floris
Presidente del Club Riformatori Liberali di Cagliari www.sardegnaliberale.blogspot.com

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