“Disposizioni urgenti in materia di spettacolo e attività culturali”. Titola così la Legge n°100 del 29 giugno 2010. Il Ministro Bondi la presenta spesso come la soluzione ai mali degli Enti Lirici e il Governo si presenta come risolutore di problemi, vantandosi di riportare in primo piano una categoria in via di estinzione: quella del “cittadino”.
Da questo inizio, il cittadino di cui sopra, stanco dei San Remo, dei Jovannotti, degli Allevi e di tutte le banalità del panorama mediatico italiano, pensa che, finalmente, sia arrivato il tempo in cui in Italia si torna a fare sul serio. I loggioni dei teatri già esultano.
Finalmente, dunque, gli Enti Lirici torneranno a essere templi di cultura e non saranno più feudi per direttori incompetenti; non proporranno più allestimenti tanto costosi quanto insulsi; non saranno più ostaggio di agenzie “amiche di amici” e mostruosi bacini di assunzioni partitiche (ormai gli “amministrativi” nel teatro sono in numero ben maggiore rispetto a chi fa realmente il teatro, cioè musicisti e artisti in genere); non accetteranno più di essere palestre per improbabili artisti a basso costo e, al contempo, elargitori di cachet da favola ad altri artisti, veri o presunti che siano; la lunga mano sul mondo culturale, stesa da decenni da una Sinistra maneggiona e approssimativa, che (parafrasando Goya) non ha usato la Ragione ma l’ha solo sognata, cesserà di produrre mostri.
La vera competizione con i centri mondiali di produzione culturale potrà riprendere alla pari. La Destra berlusconiana, efficiente e decisionista, riuscirà finalmente a rompere questo giogo che ci trascina nelle melme dell’ignoranza. Finalmente, dunque, qualcuno pagherà per i favori non sempre leciti alle piccole o grandi lobbyes e per lo sperpero di denaro pubblico perpetrati fin’ora (“Nel 1993, accusato di aver raggiunto il record di 33 miliardi di lire di passivo in 30 mesi di gestione, l’allora sovrintendente dell’Opera di Roma, Gian Paolo Cresci, dichiarò senza timore di poter essere smentito: «Mica li ho inventati io, i deficit. Ci sono sempre stati e sempre ci saranno».” ricorda Sandro Cappelletto su La Stampa del 2 agosto u.s.)……. e tutto questo è avvenuto (ed avviene) senza il minimo rispetto non solo delle tasse pagate dal cittadino, ma neppure della sua intelligenza.
Ma adesso, il livello artistico non potrà che salire e anche in Italia torneremo a trasmettere le produzioni liriche in prima serata; ci libereremo dei “musicisti classici contemporanei” (definizione coniata per se stesso da Giovanni Allevi) i quali non hanno “alcun grado di parentela con la musica che chiamiamo classica, né con la vecchia né con la nuova.” (Uto Ughi, 24 dicembre, 2008); non basterà più comparire in televisione per ottenere automaticamente il certificato di qualità; la critica musicale, finalmente affrancata dal servilismo politico, tornerà a farsi sentire con le sue più forti e autorevoli voci; non si confonderà più la diffusione culturale (che richiede anche una certa volontà ricettiva e attiva da parte del fruitore) con la pervasione dell’ignoranza (che, invece, non richiede alcuno sforzo da parte dell’ignaro e passivo ascoltatore).
Il cittadino però non si accontenta dei sogni: vuole le prove. E il Governo come gliele fornisce?! Individuando i principali responsabili dello sfacelo culturale italiano che, udite udite, scopriamo essere i professori d’orchestra!…….. Ma il Governo non dice che i nostri “responsabili” non sono bravi musicisti…anzi! Per dimostrarne il valore li equipara ai maggiori cervelli italiani. Come? Semplice! Costringendoli ad andare a suonare fuori d’Italia. Perche?…. Semplice: come spiega bene Cappelletto nel citato articolo: “Se lo stanziamento del Fondo Unico dello Spettacolo previsto dalla Finanziaria 2011 sarà ridotto, rispetto a oggi, di un ulteriore 30 per cento, la situazione di Genova, che già oggi non è un’eccezione, diventerà la regola. Cosa accadrà, allora? Cassa integrazione per tutti i cinquemila dipendenti, in una soluzione «all’Alitalia», e nascita di nuove «compagnie»? Ma davvero si troveranno i capitali privati disposti all’impresa?”
E, soprattutto, sono davvero i musicisti il problema dei problemi?!………….
In conclusione: dopo aver accuratamente evitato di praticare nella scuola italiana la cultura musicale; dopo aver abbassato a livelli tribali lo spettacolo cinematografico, televisivo e, appunto, musicale; dopo aver chirurgicamente operato per trattare i cittadini da idioti velinomani; dopo aver propagandato con cura l’inesistente “cultura padana” a danno di quella italiana, reale e prestigiosa, siamo al redde rationem: “Popolo di Pechino, la legge è questa”!……..
Dunque, Ministro Bondi, ragioniamo ……… (Toscanini si agita nella tomba) …….. tagliare gli sprechi va bene, tagliare i musicisti no!
Andrea Viero
CULTURA MUSICALE. E’ STATO INDIVIDUATO IL VIRUS DEL DEGRADO!
Secondo Bondi i responsabili dello sfacelo culturale italiano sono i professori d’orchestra… ma siamo certi che il problema della lirica in italia si risolva tagliano i musicisti?
di Andrea Viero

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