
Una valanga, al centro il culto della personalità. Trump straripa: «Io meglio di Elvis Presley». Certo non è immodesto, non minimizza. Declama la sua «intelligenza estrema». Sabato 30 maggio ha pubblicato sul suo social Truth una tempesta di oltre 50 post in nove ore. Pubblica di tutto: frasi, foto, fotomontaggi, immagini create con l’intelligenza artificiale.
È il suo primato d’interventismo online, almeno finora. Il chiodo fisso sembra quello di festeggiare a luglio il 250° anniversario della fondazione degli Stati Uniti d’America lasciando un segno indelebile di sé. Ribadisce un obiettivo accarezzato da tempo: far scolpire nel granito del Monte Rushmore, in South Dakota, il suo viso. Sarebbe accanto a quelli dei quattro presidenti più importanti degli Usa: George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln.
Non lesina nell’auto celebrazione. Mette online un’immagine generata con l’intelligenza artificiale: lo raffigura in sella accanto a George Washington davanti alla Casa Bianca. Posta anche foto autentiche: con Xi Jinping e con il re Carlo d’Inghilterra.
Ha una altissima considerazione di sé. Coltiva il culto della personalità come facevano Mussolini e Stalin nello scorso secolo. Strumentalizza perfino la religione. Tempo fa è addirittura ricorso all’intelligenza artificiale per comparire vestito da papa ed essere raffigurato come Gesù Cristo che cura i malati. Attacca il pontefice Leone XIV, suo compatriota statunitense, perché predica la pace e la difesa dei più poveri come gli immigrati. Per gli oppositori democratici americani è un egocentrico, un megalomane dai gesti imprevedibili ed autoritari.
È diventato il 47° presidente degli Stati Uniti promettendo agli elettori una nuova “età dell’oro” e l’immediata fine della guerra in Ucraina. Promesse mai realizzate. Il conflitto tra Russia e Ucraina infuria sempre più cruento e Trump, anzi, ha sconvolto anche il Medio Oriente attaccando l’Iran e seguendo il bellicismo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Voleva il premio Nobel per la Pace ma ha causato altre migliaia di morti in Medio Oriente. Ha devastato l’intera economia mondiale con l’esplosione dei prezzi del petrolio e del gas provocati dalle bombe sui giacimenti e le raffinerie dell’Iran e dei paesi arabi del Golfo Persico.
È uno strano pacifismo del “pacifista”, come si è autodefinito Trump reclamando inascoltato e irritato il premio Nobel per la Pace. È comprensibile il no a quella aspirazione. Ha minacciato perfino di riportare “all’età della pietra” la Repubblica islamica se non si fosse arresa. Alterna continuamente proposte di negoziati di pace e nuove minacce di sanguinosi bombardamenti. L’opinione pubblica americana è in rivolta contro la guerra e il rincaro del costo della vita causato dall’aumento del greggio: i sondaggi vedono il naufragio del consenso popolare verso il presidente che fa pagare pochissime tasse agli imprenditori miliardari dell’alta tecnologia e taglia le prestazioni della sanità pubblica ai ceti popolari. Il culto della personalità non sfonda tra i cittadini americani.
Adesso il 47° presidente promette un nuovo miracolo: chiede a brutto muso a Netanyahu di fermare l’ennesimo attacco distruttivo in Libano contro gli Hezbollah. Secondo le indiscrezioni sarebbe una vera strigliata telefonica: «Sei completamente fuori di testa. Se non fosse per me saresti in galera…Tutti odiano Israele per colpa di questa storia». Avrebbe anche usato il turpiloquio: «Che ca…stai facendo?».
Trump vuole riallacciare le trattative diplomatiche con gli ayatollah. Lascia Internet e torna ad utilizzare i media tradizionali. Annuncia all’ABC News: l’accordo con l’Iran per l’estensione della tregua e la riapertura dello Stretto di Hormuz potrebbe avvenire nel corso della «prossima settimana».
Precisa: «Sembra andare tutto bene». Si mostra ottimista: un accordo di pace con Teheran potrebbe essere «persino meglio di una vittoria militare». Ma subito aggiunge: «Non è una cosa semplice».
Rodolfo Ruocco

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