• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Crollo ponte Morandi: uno scandalo troppo grosso per tacere!

Dovrebbero essere giornate di relax ma la tragedia del crollo del ponte Morandi di Genova, di sette anni fa, e lo scandalo che ne è seguito sono troppo enormi per tacere. Perciò, mi scuserete se ne parlo, come, d’altra parte, ne scrive Avvenire, il giornale della Conferenza Episcopale Italiana. La storia delle autostrade è l’emblema di come lo Stato si piega ai poteri economici, anche dopo una tragedia. È una vergogna assoluta. Il 14 agosto 2018 crollò il ponte Morandi: 43 morti, centinaia di sfollati, un’intera città paralizzata. Si scopre che Autostrade per l’Italia, controllata allora dai Benetton, non faceva le dovute manutenzioni, ma distribuiva miliardi di dividendi. Il governo giurò: “Revocheremo la concessione”. Invece, le cose sono andate molto diversamente.

di Enrico Rossi | 16 Agosto 2025

Dovrebbero essere giornate di relax ma la tragedia del crollo del ponte Morandi di Genova, di sette anni fa, e lo scandalo che ne è seguito sono troppo enormi per tacere.

Perciò, mi scuserete se ne parlo, come, d’altra parte, ne scrive Avvenire, il giornale della Conferenza Episcopale Italiana.

La storia delle autostrade è l’emblema di come lo Stato si piega ai poteri economici, anche dopo una tragedia. È una vergogna assoluta.

Il 14 agosto 2018 crollò il ponte Morandi: 43 morti, centinaia di sfollati, un’intera città paralizzata.

Si scopre che Autostrade per l’Italia, controllata allora dai Benetton, non faceva le dovute manutenzioni, ma distribuiva miliardi di dividendi. Il governo giurò: “Revocheremo la concessione”.

Invece, le cose sono andate molto diversamente.

A quanto pare tutti i governi che si sono succeduti fino a quello attuale hanno gestito in modo assai discutile la situazione.

Nel 2022, lo Stato, attraverso Cassa Depositi e Prestiti, compra Aspi per 8,2 miliardi di euro, assieme a fondi privati.

Sono in grande parte soldi pubblici versati per rilevare una società che, se fosse stata revocata, sarebbe costata molto meno: 2 miliardi secondo le stime contrattuali.

Come racconta Avvenire, l’esposto presentato alla Procura di Roma da familiari delle vittime e associazioni rivela che la gestione dissennata di Autostrade è andata avanti per altri 4 anni, anche dopo la strage, consentendo in questo modo che i dividendi aumentassero, crescessero i debiti e le manutenzioni venissero rinviate ancora.

E alla fine, come se nulla fosse accaduto, una vendita d’oro per i Benetton e un carico pesantissimo per lo Stato.

Ora i nuovi gestori chiedono addirittura che lo Stato metta altri 22 miliardi di euro per coprire le manutenzioni straordinarie, le quali però, come scrive lo stesso ministero del trasporti, derivano dal non aver fatto le manutenzioni ordinarie quando si doveva.

La storia della privatizzazione e poi del riacquisto da parte dello Stato delle autostrade è incredibile: prima si lascia che i privati taglino sulla sicurezza e facciano cassa per miliardi di euro; poi si fa pagare la collettività per rimediare.

Nel frattempo, i responsabili continuano ad incassare e si ritirano vengono pagati profumatamente e passano per imprenditori rispettabili.

Ricordo ancora le lamentele della famiglia Benetton e le loro lettere per essere stati messi all’indice da parte dell’opinione pubblica e il sostegno che ricevettero da certa stampa nazionale scandalizzata che si volesse mettere sotto accusa la proprietà privata e chi la detiene.

La famiglia Benetton, che tramite la holding Atlantia controllava Autostrade per l’Italia, non figura neppure tra gli imputati nel maxi-processo per il crollo.

Chi ha perso figli, fratelli, genitori, non ha avuto giustizia. Chi ha governato, ha fatto l’opposto di ciò che aveva promesso.

Oggi, grazie alle famiglie delle vittime, che hanno avuto il coraggio di denunciare, scopriamo che la vergogna non si è mai fermata.

Ma vediamo meglio quello che è accaduto sul piano penale e nei processi.

Il processo penale per il crollo del Ponte Morandi si è aperto il 7 luglio 2022 presso il Tribunale di Genova. Sul banco degli imputati ci sono tra le 57 e le 59 persone, tra cui ex dirigenti di Autostrade per l’Italia e di Spea Engineering (la società che gestiva le ispezioni e la manutenzione del ponte), insieme a funzionari del Ministero delle Infrastrutture.

La requisitoria dei pubblici ministeri, cioè l’esposizione delle accuse e delle prove da parte dell’accusa, si è conclusa di recente. La sentenza è attesa per l’estate del 2026, anche se non si escludono ulteriori ritardi dovuti alla complessità del procedimento, alla mole di documenti e alla numerosità degli imputati coinvolti.

Nel corso dell’istruttoria, ci sono stati alcuni passaggi importanti: nel settembre del 2022, il tribunale ha escluso Autostrade per l’Italia e Spea come responsabili civili.

Questo significa che, pur essendo al centro delle accuse sul piano pubblico e mediatico, non sono più chiamate a risarcire direttamente i danni nel contesto di questo processo penale.

Parallelamente, nel 2023, si è aperta una procedura distinta rispetto al processo principale, in cui è stato raggiunto un accordo risarcitorio da 30 milioni di euro tra Autostrade, Spea e la Procura. Si tratta però di un’iniziativa separata, che non sostituisce né chiude il procedimento penale in corso.

In sintesi, il processo è ancora lontano dalla conclusione e la verità giudiziaria sulla strage del 14 agosto 2018 non è stata ancora formalmente sancita. Nessuno degli imputati è, ad oggi, in carcere per quella vicenda.

Mentre scrivo queste cose, ricavate dalla lettura di Avvenire e da qualche breve ricerca sul web, quasi non credo a ciò che riferisco e mi domando come sia stato possibile.

Allo stesso tempo mi chiedo se la politica, al di là di ogni appartenenza partitica, non dovrebbe mettere mano a questa situazione e rimediare, salvando la dignità dello Stato e delle istituzioni e il senso stesso della giustizia.

Enrico Rossi

Pubblicato in : EditorialeTag: Autostrada, autostrade per l'italia, Benetton, governi, holding atlantia, ponte morandi, tribunale genova

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti