Lo scontro col PD nell’Assemblea regionale siciliana.

L’opinione prevalente nell’ottobre del 2012 che la maggioranza di centro-sinistra appena uscita dalle urne avrebbe avuto lunga vita e che il rapporto tra PD e Crocetta era molto solido è stata smentita pochi giorni fa. La maggioranza non c’è più e proprio per volontà del PD.
Era da qualche mese che i rapporti tra il Presidente e la dirigenza regionale democratica apparivano turbati da contrasti sempre più forti. Motivo del contendere la richiesta di un rimpasto nella Giunta di governo, sì da permettere “il rafforzamento della compagine governativa” e “imprimerle una più netta caratterizzazione politica” attraverso l’ingresso di due parlamentari che, in contrasto con l’indirizzo a suo tempo accettato dai convergenti, sarebbero rimasti tali.
Proprio sulla motivazione di questa richiesta la corda si è fortemente tesa e alla fine si è rotta per volontà della direzione regionale del PD, che ha deciso di ritirare i suoi quattro assessori e contemporaneamente di espellere dal partito gli aderenti al “Megafono”, il movimento crocettiano a suo tempo costituito col pieno consenso dei democratici.
Crocetta, che – pensiamo sia giusto ricordarlo – di recente è uscito miracolosamente illeso da un incidente d’auto che ha provocato il ferimento di alcuni uomini della scorta, uno dei quali in modo grave, si è mostrato irremovibile nel rifiuto di modificare la formula di governo a suo tempo accettata dai convergenti – solo tecnici segnalati dai partiti ed esclusione di parlamentari non disposti a rinunziare al seggio, e forte impegno a realizzare un programma volto innanzitutto a imprimere una svolta radicale all’attività dell’Esecutivo attraverso la lotta senza quartiere contro ogni infiltrazione di gruppi mafiosi nella politica regionale, il risanamento delle finanze, gravemente dissestate per responsabilità dei precedenti governi, la riforma della struttura amministrativa della regione, per adeguarla a quanto previsto dallo Statuto del 1945, con l’abolizione delle province e l’istituzione dei Liberi consorzi dei comuni.
Dal primo momento il Presidente ha visto la richiesta del PD – ufficialmente motivata dalla volontà di “imprimere una più forte spinta all’attività della Giunta” – come finalizzata invece a soddisfare pressioni di correnti interne e gruppi particolari di partito. È rimasto perciò fermo nel suo rifiuto, anche in presenza della minaccia di perdere l’appoggio di quel partito. “Non mi piego” – ha sempre ripetuto – “Andrò avanti nel mio lavoro, certo del sostegno dei siciliani. Cercherò in seno all’Assemblea regionale i voti necessari per la realizzazione del programma di rinnovamento a suo tempo presentato”.
Va detto che la decisione del PD non ha suscitato molti consensi. È certo che le simpatie e le speranze riposte in Crocetta sono ancora molto vive ed estese. Moltissimi siciliani guardano ancora con speranza all’impegno, più volte affermato e concretizzato da significativi atti, di operare con fermezza al fine di imprimere un indirizzo nuovo alla vita della regione, troppo a lungo gravata da convergenze instabili e da pressioni rovinose di uomini e gruppi politici in difesa di interessi particolaristici.
È opinione largamente diffusa che le ragioni addotte da Crocetta nel respingere la richiesta del PD siano fondate e da condividere. Contro la decisione della dirigenza democratica, del resto fortemente contestata all’interno del partito e tra gli assessori – sta la particolarità del momento, con le scadenze che il Governo e le forze politiche hanno di fronte. Prossimamente infatti l’ARS sarà chiamata a esaminare importanti disegni di legge, tra cui le variazioni di bilancio, la ripubblicizzazione dell’acqua, l’istituzione dei Liberi consorzi dei comuni e delle “città metropolitane” in sostituzione delle vecchie province, infine il bilancio di previsione per il 2014 e il disegno di legge di stabilità.
Sarà impossibile affrontarli con la serenità e la compattezza necessarie. Stando alle dichiarazioni finora ascoltate, nessuno vuole maggioranze diverse da quella a suo tempo scaturita dalle urne. È dunque necessario recuperare i rapporti di collaborazione tra “Il Megafono”, il PD, l’UDC ecc. e la reciproca fiducia con cui si era avviata tra tante speranze l’esperienza, per molti aspetti innovativa, del governo Crocetta. In assenza di questo la situazione precipiterà nel caos bruciando follemente quanto di buono il governo ha fatto nei mesi scorsi, e si andrà diritto verso lo scioglimento dell’ARS e un futuro molto, molto nero. Contatti sono in corso tra i contendenti, ma le posizioni , ad oggi, appaiono molto rigide.
Per il bene della Sicilia ci auguriamo che il senso di responsabilità torni a prevalere e che si torni a lavorare per la rinascita dell’isola.

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