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Cristo è fermo ancora ad Eboli

di Roberto Fronzuti | 30 Settembre 2012

Purtroppo l‘Italia non ha più i grandi meridionalisti come Gaetano Salvemini capaci di porre la questione del Mezzogiorno sul piano-storico e culturale, obbligando la politica ad occuparsi del problema.

Il titolo del libro di Carlo Levi “Cristo si è fermato ad Eboli” racchiude in sé una struggente metafora. La città, viaggiando in direzione Sud, è l’ultimo centro importante della pianura di Paestum/Battipaglia. Dal centro abitato di Eboli in direzione Sud, sono ben visibili le montagne, le pietraie, simbolo di un’agricoltura poverissima. La metafora di Levi consiste proprio nel fatto che nella piana di Paestum, già negli anni Trenta arrivava l’irrigazione alimentata dal fiume Sele, che tuttora dà la fertilità ad un’area pianeggiante, che si estende per circa 50 chilometri, fino alla porte di Salerno. Dopo Eboli iniziava quel territorio rurale dove i sassi e la siccità consentivano un’agricoltura molto povera.

Per chi non ha letto “Cristo si è fermato ad Eboli” diamo qualche cenno. Nel libro si racconta di un uomo del Nord, un antifascista, che negli anni ’30 viene mandato al confino coatto, in un paesino chiamato Gagliano, in Basilicata. Il primo impatto è tremendo.

Poi l’uomo del Nord rimane affascinato dalla solidarietà e dall’ospitalità degli abitanti del luogo.

Un po’ come capita al brianzolo, direttore dell’ufficio postale, in Benvenuti al Sud, che dopo i primi disagi, non vorrebbe più ripartire da Castellabate.

Non c’è dubbio il Sud, sia pure in presenza di cambiamenti di tipo epocali, inevitabili di fronte all’avanzare della tecnologia, conserva il patrimonio di cultura, ospitalità e umanità tanto apprezzati da Carlo Levi, ma per il resto le cose stanno cambiando in peggio, con il divario destinato a crescere, rispetto al Nord.

La cosiddetta Freccia Rossa, il treno che in poco più di cinque ore collega Milano con Salerno, non passa per Eboli. La cosiddetta alta velocità, finisce a Salerno; nessun’altra città del Sud è collegata al resto del Paese con treni super veloci.

La discriminazione dell’alta velocità non è la sola… Le Ferrovie hanno soppresso tutti i treni a lunga percorrenza, che collegavano la Sicilia a Milano e Torino. Nomi mitici quali: la “Freccia del Sud” (istituita nel 1953, per unire la nazione), “Conca d’Oro”, ed altri ancora che non esistono più, perché si guarda solo ai budget e non alla funzione sociale e unificante, che avevano questi convogli. Ora bisogna cambiare a Napoli o a Roma, per poi prendere un treno che porta nell’altra Italia, trascurata e discriminata.

Vale la pena di ricordare che 150 anni fa, nel momento dell’Unità d’Italia, il bilancio dello Stato era costituto in gran parte dalle entrate provenienti dal Sud. Dopo un secolo e mezzo, la verità storica (narrata anche nel film denuncia, “Noi credevamo”) rende giustizia e spazza via la verità edulcorata della liberazione dai Borboni. In effetti si trattò di annessione degli Stati del Sud da parte dei piemontesi, che trasferirono al Nord la fiorente industria manifatturiera che sorgeva nel Casertano, nella zona dove oggi regna Gomorra.

Purtroppo l‘Italia non ha più i grandi meridionalisti come Gaetano Salvemini capaci di porre la questione del Mezzogiorno sul piano-storico e culturale, obbligando la politica ad occuparsi del problema.

L’Italia supererà questo momento, se il Sud crescerà e se i nostri governanti sapranno mettere da parte la “moda del federalismo non solidale”, la cui attuazione non farebbe altro che aumentare il divario fra Nord e Sud. Infatti, nessuno ha mai spiegato  come farebbe la Calabria ad uscire dalla sua condizione di sottosviluppo, dopo una drastica riduzione delle proprie entrate.

Pubblicato in : Primo piano

Info Roberto Fronzuti

Fronzuti Roberto, editore e giornalista. Nel 1967 Inizia l’attività giornalistica collaborando con varie testate. Nel 1968 Fonda e tuttora dirige il settimanale d’informazione “L’Eco di Milano e Provincia”. Ha fondato le riviste di settore mensili, “Stampare” e la pubblicazione “F & C Magazine” tradotta anche in inglese e spedita in altri paesi. Dal 1970 al 1980 ricopre incarichi a livello amministrativo nel Comune di San Donato Milanese, nel ruolo di assessore alle Finanze e Commercio. Nel 1992, su nomina del Presidente dell’0rdine dei Giornalisti, entra nel Consiglio di Presidenza dell’Istituto per formazione al Giornalismo Carlo De Martino. Dal 1992-1997, viene eletto nel Consiglio direttivo dell’Associazione Lombarda dei giornalisti. Dal 1997 ad oggi, è Segretario Nazionale della Associazione onlus “Tribunale per la Tutela della Salute”.
Ad oggi, Editorialista del settimanale on-line www.pensalibero.it, dal 1
gennaio 2016 è stato nominato direttore de Il Globulo, la rivista dei Donatori di Sangue dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

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