E sia. Riconosciamo pure come un dato di fatto evidente il carattere generale di una crisi economica che investe i mercati di tutto il mondo e costringe nazioni ben più grandi, forti e avanzate della nostra a misurarsi con una emergenza senza precedenti. Riconosciamo anche che la cosiddetta globalizzazione coinvolge tutti nelle proprie ricadute, positive o negative, creando di volta in volta circoli virtuosi o al contrario viziosi dai quali ci e’ ormai impossibile uscire, legati come siamo da una parte all’altra del mondo in una sorta di catena che ci espone ciclicamente a devastanti effetti domino. Accettiamo infine per convincente l’analisi di Bauman, teorizzatore a suo tempo della “societa’ liquida”, che sostiene che oggi i mercati si nutrono di velocità e sono dunque refrattari alle regole, sfuggendo quindi alla governance della politica e mettendoci nella condizione per noi assolutamente nuova di chiederci chi in realtà stia gestendo le sorti del mondo e dell’economia globale.
Ma queste considerazioni non possono in alcun modo farsi alibi per nessuno, a cominciare dai leders politici europei che in questi giorni sembrano impegnati a sostenersi l’un l’altro solo nella poco utile ricerca di una scusa, anch’essa globale, che mascheri le gravissime responsabilità individuali che ci hanno portato ad un passo dal baratro. Dove stiamo tuttora sospesi in una scomodissima ed angosciosa attesa di quello che ancora potrà accaderci.
E come sempre noi italiani non manchiamo di distinguerci nei momenti peggiori, alimentando fino all’incoscienza le cause scellerate di tanta e tale tragedia, perpetuando fino alla petulanza ossessiva il teatrino lezioso che ci ha disgustati negli ultimi vent’anni ed oggi ci sgomenta definitivamente con la consapevolezza che quando le cause di una crisi coincidono con gli effetti della stessa, non possiamo più concederci neanche il lusso estremo dei disperati, sia esso fede o speranza a seconda delle convinzioni personali.
Perché alla amarezza, già di per se’sufficiente a tormentarci, di aver visto purtroppo avverarsi tutti i peggiori effetti della cancrena politica di ogni colore che invano abbiamo denunciato per anni, dobbiamo purtroppo aggiungere la rabbia che ci provoca l’insensata ottusità di coloro che, del tutto incuranti di quanto ci sta accadendo, continuano la loro pervicace battaglia in nome degli interessi personali che mai, mai come ora, non possono coincidere neanche per sbaglio con quelli della nostra comunità.
Siamo esposti alle tempeste dei mercato per la nostra endemica incapacità di governare con nettezza di idee e rigore morale, essendo il colossale debito pubblico che ci affligge e ci rende del tutto inaffidabili agli occhi degli altri nient’altro che il figlio di politici di ogni risma e colore che si sono avvicendati senza mai porsi l’obbiettivo di un taglio razionale delle spese e di una gestione rigorosa delle risorse. Nessun leader politico, di destra di sinistra o di centro, ha mai neanche osato sfiorare il potere delle lobbies economiche, delle consorterie di ogni genere, delle vetuste e potenti corporazioni che di fatto governano davvero il nostro paese e lo inchiodano da decenni ad una paralisi che non solo impedisce ogni autentica crescita ma peggio ancora inibisce una spinta generazionale e meritocratica che sola potrebbe ancora salvarci. Negli anni della Seconda Repubblica, poi, abbiamo addirittura perfezionato questo già perverso meccanismo mettendo in scena un estenuante gioco delle parti dove da una parte sta l’Uomo Nero, colpevole a priori di ogni nefandezza, e dall’altra una manica di presunti virtuosi capaci solo di ragliare e, se avventurosamente chiamati al governo, espandersi assai poco virtuosamente – le 103 cavallette nominate dall’ultimo governo Prodi sono e resteranno purtroppo indimenticabili.
Ma tutto ciò non ci e’ bastato dal momento che, nel peggiore crollo fin qui registrato nella nostra storia repubblicana, e con il rischio affatto remoto che si appresti a diventare un tracollo, la contrapposizione fra quel che resta della maggioranza e dell’opposizione continua incessantemente a sovrapporsi all’emergenza fin quasi a marginalizzarla, come se davvero oggi il primo dei nostri problemi fosse stabilire un primato politico, peraltro del tutto virtuale, rispetto alla individuazione di una strategia comune e condivisa che quantomeno ci permetta di restare a galla.
Abbiamo scritto per anni, e dunque non lo ripeteremo, il lungo elenco delle cose mai fatte da Berlusconi, al quale prima di ogni altra cosa non perdoneremo mai lo sputtanamento indebito e pretestuoso da lui adoperato ai danni del termine “liberale”, con cui ha vergognosamente preteso di coprire governicchi imbelli buoni solo a garantire prebende e del tutto incapaci per manifesta inferiorità di produrre qualcosa che somigliasse sia pure vagamente ad una qualche riforma – con l’aggravante di non avere mai avuto il coraggio di governare e fare scelte decisive pur avendo goduto per ben due legislature della maggioranza assoluta in Parlamento.
Ma ancora di più ci disgusta leggere le parole di uno come Enrico Letta, figlio prediletto e prodotto perfetto di un sistema politico conservatore e retrivo, che in una ponderosa intervista a La Stampa ci spiega che Berlusconi sta sbagliando provvedimenti, perché bisogna prima di tutto abolire le Province e tagliare i costi della politica, dimenticandosi pero’ di spiegarci come mai quel Pd di cui pure egli e’ ViceSegretario ha affondato pochi giorni orsono in Parlamento il Ddl sull’abolizione delle Province intanto che nottetempo trattava con l’opposizione per garantire l’aumento di stipendio ai deputati anche per i prossimi anni.
Ecco, se questi sono i personaggi, e purtroppo questi sono, non nascondiamoci dietro alla globalizzazione ed alla crisi mondiale – le responsabilità hanno nomi e cognomi, sempre quelli, ormai li conosciamo a memoria, e se una cosa ci fa guardare con autentico favore alla recessione economica e’ la speranza che forse questa sia la vera ed unica opportunita’ che ci resta di liberarci finalmente di questi parassiti.
ChiBo

Grazie Valerio. Ribadisco che le responsabilità sono di tutti, basta guardare cosa sta accadendo in questi giorni, ognuno difende il proprio orticello, il proprio serbatoio clientelare, come se ancora ci fosse un domani…neanche la gravita’ di una crisi senza precedenti riesce a far prevalre il bene comune. Siamo proprio arrivati al capolinea.
Il Cav dopo i primi mesi “liberali”, e i conseguenti risultati, si convinse che era meglio pensare alla difesa dei propri interessi e per questo consentire il perpetuarsi dei privilegi di tutti gli altri, cosiddetti sodali, cosiddetti avversari, cosiddetti cittadini.
E’ sempre un piacere leggerti.