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Crisi del Sistema Sanitario : quando ?

Il privato non è decollato se non accreditato, con standard, chiusure e logica vecchi. E di concorrenza neanche l’ombra, né nel pubblico né nel privato. Invece, deve interessare entrambi.

di Francesco Bizzotto | 5 Novembre 2018

Anticipiamo la crisi del Sistema sanitario. In Lombardia è un’eccellenza ma qualcosa non va: per una Risonanza magnetica aspetti 6 mesi. Le risorse scarseggiano mentre cresce e si qualifica la domanda: mirare a soddisfarla, a far apprezzare integrazioni e aumentare gli investimenti. E, come attirare risorse? Competere nella loro destinazione da parte di famiglie e imprese. Siamo campioni di spese in viaggi, ristoranti, giochi e divertimenti: essere più bravi di questi. Chiudersi, tagliare, precarizzare è la morte. È chiaro che il ruolo della Politica è decisivo: servono cultura e incentivi (nudge). Ma, avremo Politici con grandi visioni, che non mirino alla carriera e rischino il consenso, solo se cambiamo noi. Siamo noi la Polis. Noi, Milano.
Cosa vuole la domanda di Salute? Vuole un sistema pubblico aperto al privato, alla personalizzazione e alla prevenzione; un sano concorrere (contribuire) per la salute dei cittadini, oltre gli standard ottocenteschi piramidali e impersonali, e oltre la logica che non anticipa ma aspetta la malattia (costa il doppio; è insensata). In Sanità, da qui si parte. Il privato non è decollato se non accreditato, con standard, chiusure e logica vecchi. E di concorrenza neanche l’ombra, né nel pubblico né nel privato. Invece, deve interessare entrambi. La chiave di volta? La trasparenza delle competenze e delle offerte di cura (motivate e valutate) che consenta la scelta del cittadino. Questi limiti (di trasparenza, possibilità di scelta, personalizzazione e prevenzione) sono alla base della sfiducia esplosiva che tiene alto il rischio di responsabilità professionale specifica. È classico rancore.
Rosy Bindi, a suo tempo (D.lgs. 502/92), era andata vicina a un avvio di soluzione con i reparti Solventi negli Ospedali pubblici. Qualcosa è rimasto, malmesso, opaco, rinsecchito. Ora, come far arrivare risorse fresche negli Ospedali e così scatenare (liberare) il sano contribuire (concorrere) pubblico e privato per la salute dei cittadini? Serve una modalità di accesso alla scelta delle cure (personalizzare tempi, specialisti, comfort) che coinvolga i molti. Una modalità integrativa di massa che medi il costo di gestione dello specifico rischio (il suo trasferimento e, prima, la sua valutazione e la prevenzione di malattie e infortuni).
Gli strumenti sono due. Le Mutue, forme di solidarietà a ripartizione che hanno consentito la nascita delle città europee: si mettono insieme le prevedibili risorse mirate allo scopo e le si ripartisce, secondo criteri definiti e modificabili, fino al loro esaurimento. Qui aziende e associazioni (reti) sono protagoniste con significativi vantaggi per qualche milione di famiglie. Negli Usa il fenomeno è esploso da un ventennio con l’ART Market (Alternative Risk Transfer). Va bene per i piccoli problemi (rischi). Ma, il costo della Mutua non è poca cosa e poi 500, 1.000 euro di spesa li reggiamo facilmente.
E, il grande rischio? Altro discorso, che Rosy Bindi non colse (glielo dissi personalmente): sul grande rischio di malattie ed epidemie (virali e comportamentali) le Mutue non bastano. E forse non basterà neanche la Mutua che è lo Stato. Serve un Cavaliere bianco. Riflettiamo. Nel XIII e XIV secolo, a fare grandi le città (Milano e Venezia giunsero a superare, ciascuna, la ricchezza della Francia) fu lo scatenarsi dell’iniziativa commerciale globale e d’alto mare; un rischiare innovativo, oltre misura e insostenibile per le Mutue; un rischiare personale reso possibile da forme geniali di accompagnamento finanziario e di tutela: prima la commenda e quindi la polizza assicurativa; una promessa, in forma di impegno unilaterale e poi contrattuale. Il singolo poteva correre il suo grande rischio. L’Europa aveva trovato il modo di fare, insieme, solidarietà, sicurezza e libertà. Così, ora, si può fare per il rischio Salute. Con un bel vantaggio.
Oggi, assicurare implica essere avanti con lo sguardo, essere predittivi, anticipare gli eventi avversi, fare prevenzione. La statistica (il passato) non basta a misurare i rischi. Lo dice chiaro la direttiva europea Solvency II, che impegna le compagnie a fare investimenti liberi e prospettici: mettere in sicurezza i bilanci riducendo alla radice (in termini infrastrutturali e
culturali) i rischi assunti e che assumeranno. Ridurre così il capitale di solvibilità necessario. Fai poca prevenzione? Devi avere più capitale di solvibilità a garanzia degli assicurati. Esattamente quel che serve, per la Salute come per l’economia. E il Mercato è pronto. Manca la Politica, cioè noi. Solo allora rientreranno i tempi malati della Sanità e smetteremo di pagare due volte (il pubblico con le tasse e il privato di tasca).

Francesco Bizzotto   (lavocemetropolitana.it)

Pubblicato in : Primo pianoTag: bindi, consenso, crisi, discorso, euro, francia, lombardia, mare, massa, mercato, milano, rosy bindi, sanità, soluzione, tasse, usa, valutazione

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