“La bellezza pittorica di questo film lo rende uno dei miei preferiti tra quelli che ho creato” ha affermato Guillermo Del Toro e, se lo dice lui, io non posso che concordare.
Quello che colpisce di più in Crimson Peak , l’ultimo lavoro di Guillelmo Del Toro, sono l’attenta ricerca e l’uso del colore che va dal rosso vivido dell’argilla, al bianco della neve (perfino i fantasmi escono dalla tradizione, non sono né trasparenti,né avvolti in bianche lenzuola, i fantasmi di Crimson Peak sono rossi come l’argilla in cui sono stati sepolti), la scenografia (la casa è completamente ricostruita, in esterno e poi trasportata, pezzo per pezzo,dentro uno studios ), i costumi d’epoca.
Una storia di fantasmi, una casa padronale che collassa su stessa sprofondando nell’argilla, ma con alcune stanze lussuosamente arredate, un tetto aperto alle intemperie con fiocchi di neve che scendono all’interno fino al grande foyer dove si innalzano le scale che salgono fino al terzo piano.
D’altronde il film non è facilmente inquadrabile in un genere, vedendolo pensi che sia un thriller che non disdegna la commistione con l’horror, oppure è un gotico? Sono tanti i generi del film , come sono tante le citazioni di Del Toro non solo cinematografiche , da Alfred Hitchcock a Dario Argento, ma anche letterarie, su tutte Cime tempestose e Rebecca la prima moglie.
Guillermo Del Toro ha una grande capacità narrativa (le farfalle e le falene sono uno dei momenti cardine del film) e riesce a dimostrare che se i fantasmi fanno paura, chi è veramente pericoloso è l’essere umano.
Edith (la farfalla) e Lucille (la falena) rappresentano il desiderio e il rifiuto. Edith desidera liberarsi dal ruolo di subordinazione cui la vorrebbe relegare la sua condizione di giovane donna alla fine dell’ottocento; Lucille rifiuta di rinunciare alla sua passione inconfessabile ed è pronta a li liberarsi di ogni eventuale ostacolo che possa mettere in pericolo il proseguimento della sua storia.
Come già ne “Il labirinto del fauno” nel film c’è anche una critica politica, due mondi si fronteggiano : il vecchio continente avviato verso l’industrializzazione, l’estrazione dell’argilla con un macchinario che svolge il lavoro di venti operai, il sogno del baronetto Thomas Sharp, ma ancora legato all’aristocrazia dei titoli e la corsa al capitalismo del nuovo mondo.
Del Toro ci “invita” a “vedere” : Per vedere c’è bisogno di immagini e le immagini creano il cinema, quel cinema che ci prende per mano e ci porta dentro la storia che il regista sta raccontando, quel cinema che accoglie e raccoglie le nostre incertezze, i nostri desideri e li trasforma nelle immagini che dopo la proiezione popoleranno a lungo i nostri sogni.

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