• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Crescita USA al 5%. Ma è vero?

di Gerardo Coco | 4 Gennaio 2015

Il 23 dicembre il Wall Street Journal titolava euforico: Gli USA registrano il più forte sviluppo in oltre un decennio (U.S. Economy Posts Strongest Growth in More Than a Decade WSJ,23 Dec.14), spiegando nell’articolo i dettagli della presunta crescita del 5% del PIL americano che neppure la Cina, in questi tempi, potrebbe raggiungere. L’incremento risulta dalla revisione delle stime del secondo trimestre del 2014 che prevedevano la crescita di “solo” il 3.9%.

Ma se si scandagliano i dati e le note tecniche emanate dal Bureau of Economic Analysis (http://blog.bea.gov/) del Dipartimento Commerciale, non si fa molta fatica a scoprire il bluff. Perché il primo vero incremento riguarda, sì, la spesa in beni di largo consumo, aumentata nel terzo trimestre del 3.2 rispetto al 2.5% del trimestre precedente, ma di questa spesa, l’80% è costituito…dall’aumento delle spesa sanitaria imposta dall’Obamacare, la più stupida, inefficiente e dispendiosa riforma sanitaria di tutti i tempi. Si tratta di una spesa “imposta” perché tutti gli americani sono obbligati per legge ad assicurarsi contro le malattie e coloro che non hanno il reddito sufficiente sono sussidiati dal governo cioè dalle tasse imposte agli altri cittadini. L’Obamacare si è guadagnata l’epiteto di “jobs killer” perché migliaia di piccole e medie aziende hanno dovuto rinunciare ad assumere lavoratori a tempo pieno, non potendo sobbarcarsi l’onere previdenziale che per legge è a loro carico. In compenso, la perdita di posti di lavoro in questo settore è stata compensata dalla creazione di quelli nella burocrazia federale, appositamente rinforzata per gestire la riforma stessa, sempre interamente pagata dai contribuenti americani. Ergo, il reddito dei contribuenti che doveva aumentare il PIL è diventato reddito del governo e delle assicurazioni.

E,’dicevamo, aumentata la spesa in beni di largo consumo (del 20% rispetto al trimestre precedente) ma quella in beni durevoli come case auto, elettrodomestici, computer ecc. che dovrebbe segnalare gli aumenti dei redditi, è invece diminuita. Ed è diminuita proprio perché l’aumento dei redditi reali non c’è stato.

Il secondo, vero, incremento del PIL è la spesa per la Difesa, balzata dal 0.9% del secondo trimestre al 9.9% del terzo.

Quindi, secondo il dipartimento commerciale e la stampa di regime, spendere in previdenza, carri armati e aerei da caccia significherebbe crescita economica.

Ovviamente, i mercati, reagendo con i soliti riflessi pavloviani, hanno spinto, per la prima volta, il famoso indice azionario, Dow Jones, al massimo storico, sopra quota 18.000.

Perché sbandierare questa revisione trimestrale del PIL? Perché si tratta di tenere viva la finzione e l’illusione di una ripresa che non esiste. Naturalmente erano pure finzione anche i dati del secondo trimestre e di tutti i precedenti fino al 2009 da quando, cioè, gli USA hanno cominciato a “stimolare” l’economia. E’ una finzione che dura da anni, alimentata dalla politica “accomodante” della Federal Reserve, il tesoriere del governo americano.

Ma, manipolazione dei dati a parte, ciò che smentisce la finzione è il crollo dei prezzi delle materie prime industriali, in aperto contrasto con la presunta crescita: non solo è calato il prezzo del petrolio (-47%), uno dei più rapidi e drammatici ribassi della storia, ma anche ferro (-49%), gas naturale (-30%) e rame(-15%). La caduta dell’indice delle materie prime (commodities) è ancora più pronunciata di quella del 2008, l’anno dell’inizio della crisi.

I prezzi delle commodities sono infatti un indicatore della crescita economica. Una vigorosa domanda di prodotti industriali e di consumo non è compatibile con un crollo dei prezzi delle materie prime così clamoroso. Tuttavia il Chairman della FED, Janet Yellen nella conferenza stampa del 17 dicembre lo ha liquidato come transitorio. Ma il grafico, qui sotto, dell’indice dei prezzi delle materie prime non dà assolutamente l’impressione di essere transitorio.

Normalmente, poi, l’aumento dell’attività economica induce il rialzo dei tassi di interesse perché l’aumento della domanda di credito per investimenti e beni di consumo durevole fa aumentare il costo del denaro. Ma il tasso di interesse, il federal fund rate, (equivalente del libor) è prossimo allo zero e difficilmente la Yellen lo aumenterà come ha annunciato (questa aspettativa ha contribuito a alzare il valore del dollaro rispetto alle alter valute), anzi è probabile che, entro il primo semestre del 2015, lo riduca ancora non potendo l’economia americana, di fatto, tollerarne uno più alto. La maggior parte delle società quotate si sono indebitate a tassi irrisori e irrealistici e il 50% del PIL è sostenuto da tassi a zero. E tuttavia non cresce in termini reali.

I valori della borsa americana riflettono il boom del buyback cioè del riacquisto, da parte delle principali società quotate, di azioni proprie che riducendo il numero di quelle in circolazione ne ha aumentato il prezzo in modo fittizio. La FED ha dunque fornito liquidità gratuita, non per finanziare nuovi investimenti, ma per far riacquistare le azioni in circolazione.

E’ chiaro che la borsa ha quindi cessato di essere il barometro dell’economia dei tempi normali e riflette solo gli effetti speciali creati dagli interessi a zero, dai quantitative easing e dai deficit del governo. Altro che crescita del 5%. La struttura dell’economia americana assomiglia sempre di più a quella della Lehman Brothers del settembre 2008.

Qui occorrerebbe un approfondimento sulla assoluta inadeguatezza del Pil come misura della produzione della ricchezza e sulla sua idoneità, invece, alle manipolazioni di ogni tipo. Diremo, brevemente, che il PIL misura unicamente la spesa monetaria che non va solo a finanziare gli investimenti per accrescere la capacità produttiva dell’economia alimentandone la crescita netta, ma va a finanziare sopratutto deficit, sussidi e ogni sorta di spreco cosicché la sua crescita nominale maschera la voragine che spalanca ogni anno all’economia reale.

Un’ultima nota. La rivelazione della “ripresa” americana ha creato più entusiasmi in Italia che negli Stati Uniti. Un coro conformista ne ha celebrato il miracolo con i soliti banali commenti: pil che vola e borsa che brinda. E, ovviamente, elogi smisurati alla FED e a Obama, il quale, non essendo stupido, ha evitato i toni trionfalistici che dati reali avrebbero giustificato. “I dati americani dimostrano che puntare su investimenti e crescita funziona. “Ecco perché l’Europa deve cambiare” ha commentato su twitter il presidente del Consiglio, Matteo Renzi subito dopo la diffusione della notizia. Come a dire: cosa aspetta la BCE ad aprire la danza monetaria? Poco male, Renzi non sa né come funziona l’economia italiana, né quella europea, figuriamoci l’americana. Il grave è che non si sia sentita una sola voce “tecnica” respingere la patacca diffusa dal WSJ, da Bloomberg e da ogni altra agenzia di stampa di regime. Che nessuno non si sia peritato di verificare la plausibilità dei dati è allarmante. Purtroppo in un’era di interventismo statale e monetario tutto ciò che è informazione economica è disinformazione o deformazione dei fatti. E’ ormai impossibile fidarsi di qualsiasi notizia, statistica, indicatore, valutazione sulla realtà e salute del sistema economico da parte dei media. Tutti i dati macroeconomici e i valori sono sistematicamente falsati e manipolati per adattarsi agli scopi propagandistici dei governi e delle banche centrali. Questo è il motivo per cui le crisi scoppiano all’improvviso e senza preavviso. Non c’è mai nessuno che segnali in tempo l’arrivo dell’uragano.

Pubblicato in : Editoriale

Info Gerardo Coco

Laureato in economia all’Università Bocconi di Milano ha proseguito gli studi economici e finanziari al Politecnico di Huddersfield (UK). Ha una vasta esperienza in economia internazionale. Ha lavorato per diverse multinazionali in posizioni di responsabilità e ha costituito negli Stati Uniti una fondazione riconosciuta dalle Nazioni Unite per lo sviluppo economico nei paesi emergenti. Ha tenuto conferenze sullo sviluppo alla Columbia University di N.Y. al MIT di Boston e alle Nazioni Unite. E consulente industriale e membro del comitato scientifico dell’università Unimeier di Milano dove insegna di economia e finanza.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. marzio siracusa

    5 Gennaio 2015 alle 12:15

    Ecco un articolo importante.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti