• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

CRAXI VISTO DA UNA GENERAZIONE DOPO

la verità – null’altro che la verità – l’Italia se la deve dare, o no? Non per Craxi che, ormai, non c’è più. Ma per gli italiani che devono sapere chi sono e da dove vengono se vogliono farsi una qualche pur vaga idea di dove andare. Di Simona Bonfante

di Simona Bonfante | 5 Gennaio 2010

Negli Anni 80 vado al liceo, leggo romanzi, sciopero contro il nucleare, passo l’estate in Inghilterra e Craxi non mi piace per niente.
Negli Anni 90 vado all’Università, studio di brutto, continuo a leggere romanzi, in estate vado negli States ma poi arriva Tangentopoli. Arrivano le monetine. Arrivano quelli del pool. L’autorità crolla. Ma in giro non c’è affatto aria di liberazione. C’è paura. Confusione. La gente non è più la stessa. La gente che prima era con, adesso è contro.
Ma chi sarà mai sto Craxi?
E cosa sarà mai stato sto Psi che sparisce damblé manco fosse stato non un partito costituente ma una moda stagionale?
E i comunisti, ormai già ex, loro com’è che sono spariti dappertutto nel mondo, ma da noi no?
Mah, mi pare di vivere dentro Kafka.
Infatti, smetto di leggere romanzi. Leggo i giornali ché – mi dico – magari capirò. E invece no, perché li leggo tutti i giornali dell’epoca, eppure continuo a non capire. Così scappo.
Dimentico Craxi, dimentico l’Italia.
Seconda metà degli Anni 90. A Londra c’è Tony Blair.
E io vivo sulla mia pelle il new labour che, più o meno, suona così: “Datti da fare, avrai quel che meriti”. E la cosa funziona. Perché io mi do da fare, a Londra, ed in effetti ho.
Fine Anni 90. Torno in Italia. Applico la regola londinese ma – oops – qualcosa non torna.
In Italia adesso comandano gli ex amici di Craxi e gli ex nemici di Craxi che – bizzarro ma vero – stanno tutti con Tony. Comandano a corrente alternata, pare. Ma io continuo a non capire come funzioni questo mio paese.
Eh no, mi dico, qui s’ha da studiare. E così faccio. Studio. Cominciando dall’inizio della fine – ovvero da Craxi. E che ti scopro? Il socialismo, i dissidenti, la grande riforma, Kuliscioff, l’alternativa, il Pci, Sigonella, il Caf, la scala mobile, i palestinesi, De Mita, il primo-governo-socialista, Moro, la Dc, Scalfaro, Amato, Berlusconi. E le tangenti. Letture disordinate. Letture clandestine.
Ma alla fine la mia idea me la faccio.
Gennaio 2000. Craxi muore.
Lui muore, l’Italia annaspa e l’oltraggio della verità fa trend. La oltraggiano gli stessi inetti che intanto parcheggiano il paese in un’area di servizio della storia, dalla quale comodamente osservare il resto del mondo che va.
La oltraggiano quelli che Craxi, ad ogni ricorrenza, lo lodano dicendosene i continuatori.
La oltraggiano, la verità, quelli che ora (ora?) dicono che aveva ragione lui – Craxi – e torto loro – i comunisti – però così è la vita.
La oltraggiano, la verità, i free thinkers del nostro liberissimo paese che te li trovi, guardacaso, sempre dalla parte giusta. E sono proprio loro che, per esempio, dicono che Craxi era sì un capro espiatorio ma avrebbe dovuto fare come Andreotti e farsi processare.
Farsi processare? E da chi? E su quali accuse? E perché lui sì e gli altri no?
È questa la storia del nostro paese?
Ma la verità – null’altro che la verità – l’Italia se la deve dare, o no? Non per Craxi che, ormai, non c’è più. Ma per gli italiani che devono sapere chi sono e da dove vengono se vogliono farsi una qualche pur vaga idea di dove andare.
Non me frega niente di toponomasticamente beatificare Bettino Craxi.
Ma quelli della mia generazione – quelli che come me (e, lo so, non siamo affatto la maggioranza) non si sono accontentati di vivere il trapasso dalla prima alla seconda repubblica senza neppure interrogarsi sul perché – ecco noi una risposta sul perché l’Italia non sia un paese libero e giusto dieci anni dopo la morte del cinghialone, e a quasi venti dalla sua morte politica, beh, quella risposta la vorremmo.
Craxi era minoranza allora. Il riformismo è minoranza oggi.
Ma Craxi, da minoranza, vince sulla scala mobile. E la vittoria sulla scala mobile significa aver dato un bacillo di futuro ad (almeno) una generazione. La mia.
Craxi dà credito internazionale all’Italia. E l’Italia di Craxi è l’Italia cui l’Onu affida la mediazione in Medio Oriente.
Craxi è tutto fuorché un populista. Mentre è proprio il populismo irresponsabile e liberticida, quello che noi benpensanti di oggi più di tutto demonizziamo.
È chiaro o no, allora, che qualcosa non va?
Ed è chiaro o no che quel qualcosa ha a che fare col fatto che non si può scrivere la storia come fosse fiction, ritagliandola sui gusti dell’audience?
Era certo opportuno costruire una repubblica tutta nuova. Era certo opportuno, appunto, fare la grande riforma che – toh – proprio Craxi teorizzava e che ancora oggi – oh my god! – si cerca invano di inseguire facendone un paradigma modernista.
Ma quella repubblica legalitaria, giusta, libera e liberatrice ad oggi non c’è.
Ed allora è o no opportuno indagare sul perché?
Perché, invece di una democrazia liberale, abbiamo Berlusconi?
Perché Di Pietro fa la sinistra?
Perché il debito pubblico cresce, le imprese collassano, i servizi non funzionano, i partiti pasciono e il Pil si anoressizza?
Perché in galera si muore?
Perché gli stranieri sono criminali?
Perché i figli hanno meno dei padri, anche se studiano più di loro?
Perché all’estero di noi ridono?
Perché i sindacati e le corporazioni boicottano il mio futuro?
Perché la giustizia è ingiusta e la libertà è anarchia?
Già, perché?
Craxi mi interessa perché è parte di una storia patria che ha generato il paese in cui vivo oggi. Un paese che stento a comprendere. E che temo continuerò a non capire almeno finché si pretenderà che il passato non è quello che è ma è un’altra cosa. Un’altra cosa in cui Craxi – a prescindere – non c’é.

Simona Bonfante ( da www.leragioni.it)

Pubblicato in : Primo piano

Info Simona Bonfante

37 anni, siciliana, giornalista e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, è recentemente rientrata a Milano dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa anche di comunicazione politica, per lo più come ghostwriter.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. leonardo di cosmo

    10 Gennaio 2010 alle 09:40

    perfetto, condivido tutto o quasi. analisi lucida ed accurata. ma qualcosa manca.
    1 allo stato attuale intitolare la via a craxi non mi sembra il caso. non scendo nel merito sui processi e quant’altro. certo è che la verità storica che definisca la grandezza o meno di un uomo politico non può essere accertata a 10 anni dalla sua morte. ne possiamo fidarci delle esternazione di una figlia, che a mio avviso non mi sembra una grande intelligenza e per di più affetta da complesso di edipo. (giudizio personale di cui mi assumo la responsabilità)
    2 craxi non ha avuto ne la forza ne il coraggio di risolvere il grosso problema dei finaziamenti ai partiti, pur denunciandolo nel 1980 al congresso di rimini. ciò non gli fu permesso dai suoi pseudoalleati di per i quali tentò una operazione di erosione inserendosi a cuneo tra due partitoni ormai appesantiti dalla stroria e dai conflitti interni. Non tenne conto, nella sua megalomania che avere a che fare con i democristiani e con partiti di fede è un suicidio, in specialmodo quando li si attacca frontalmente segiuto da un’armata brancaleone squallidamente corrotta, qual’era diventato il suo partito.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti