di Valentina Corsaletti (Articolo tratto dal sito web di informazione e cultura www.diario21.net)
L’On. Bobo Craxi, Segretario Nazionale del partito de ‘i Socialisti’, nonché Sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri, in questa intervista espone il proprio punto di vista intorno alla questione della possibile riunificazione di tutte le forze laiche e socialiste presenti nel panorama politico italiano.
On. Craxi, qual è la posizione del suo partito, ‘i Socialisti’, rispetto all’iniziativa promossa di recente dal ‘Gruppo dei 101’ per la costituzione di un’assemblea permanente del polo laico e liberalsocialista?
“Ho seguito un po’ da lontano questa iniziativa. Essa, come altre d’altronde, si pone l’obiettivo innanzitutto di non far scomparire l’identità politica di un segmento fondamentale della storia politica italiana, quello rappresentato dall’area laica e socialista. Tuttavia, rimango generalmente scettico intorno all’ipotesi della realizzazione concreta di una ‘terzietà politica’ nell’attuale situazione italiana, pur comprendendone lo spirito e le ragioni che conducono molti a ritenerla utile”.
Non crede sia ormai giunto il momento di risolvere le ‘maledette diaspore’ dell’area liberale, socialista e socialdemocratica attraverso la costituzione di un’unica forza laica del socialismo liberale?
“L’ora sarebbe scoccata da tempo, ma la questione socialista, in particolare, in Italia sta assumendo la dimensione di una vera e propria maledizione. Non certamente nei termini della vitalità delle idee e degli indirizzi di fondo del socialismo e nemmeno su quello dell’elaborazione teorica, quanto sul piano della trasformazione pratica di una proposta politica unitaria del socialismo liberale. E’ un terreno, quello socialista, ancora disseminato dalle macerie di una guerra civile che lo ha dilaniato. Nella pratica quotidiana, è giusto non perdere di vista l’obiettivo di una riconciliazione e di un rilancio della questione politica socialista nella sinistra italiana. In prospettiva, è possibile che generazioni nuove e diverse possano riaffermare con forza questa grande tradizione politica e culturale dello scorso secolo, così attuale in tante regioni del mondo”.
Politicamente, ‘i Socialisti’ sono interessati alla formazione del cosiddetto partito democratico, oppure vi sentite maggiormente attratti da una nuova forza dalla forte impronta laica che dialoghi con il centro-sinistra?
“Allo stato, le discussioni che sembrano avanzare appaiono ancora condizionate dallo ‘choc’ imposto dalla nuova legge elettorale proporzionale, da una semplificazione della proposta politica ad un’unica formazione ispirata ai valori del riformismo ma, di fatto, erede purissima dei due grandi partiti che hanno dominato la scena politica italiana nel dopoguerra: la Dc e il Pci. L’area socialista, naturalmente, non può dichiararsi disinteressata ad un’evoluzione nel quadro politico italiano, la quale tuttavia deve essere favorita o determinata da una profonda revisione storica e culturale di tutte le forze che hanno rappresentato la sinistra organizzata nel nostro Paese. In altre parole, è difficile per i socialisti superare il socialismo democratico e liberale proprio quando esso ha vinto la sua sfida storica ed ha imposto a tutta la sinistra i temi della sua agenda. Un nuovo partito certamente dev’essere democratico e sociale. Tuttavia, un nuovo partito non può non dirsi socialdemocratico, perché diversamente sarebbe un’altra cosa di difficile traduzione”.
E’ utopistico teorizzare, all’interno di un sistema politico ancora fortemente maggioritario, una terza forza che si ponga al centro degli schieramenti? E perché?
“Come ho già detto, il cosiddetto ‘terzismo’ non nasce da una reale aggregazione di forze che occupano uno spazio politico vuoto, ma da un generale e diffuso stato d’animo di insofferenza all’uno od all’altro ‘polo’ della politica italiana, che cerca una convergenza comune senza, però, una definizione ed un perimetro politico ben preciso. Compito dei socialisti liberali è riformare, migliorare e influenzare la sinistra italiana, non allontanarsi da essa. Anche perché le conseguenze pratiche divengono poi quelle delle aree più radicali che, come già sta avvenendo, finiscono con l’occupare uno spazio politico e di movimento che rischia di trasformarsi in un oggettivo ostacolo per una democrazia governante e per una sinistra di governo”.
Ma fino a quando la situazione è destinata a rimanere questa?
“Nel luglio di trent’anni fa, vi fu la svolta del Psi al Midas che si pose l’obiettivo di un rilancio dell’iniziativa autonoma del Psi, di un riequilibrio dei rapporti di forza a sinistra e di un principio di governabilità e di stabilità politica del Paese. Non si chiese, allora, quanto tempo ci sarebbe voluto, ma se questi obiettivi erano realizzabili. Allo stato, una cosa utile da fare nell’area socialista, tanto per incominciare, sarebbe quella di riunire le forze, non di disperderle in disegni di corto respiro”.
Eppure gli italiani sembrano essere, oggi, maggiormente consapevoli che le due attuali coalizioni in campo, l’Unione e la Casa delle Libertà, rappresentano un agglomerato di forze eterogenee assai contraddittorie: perché, allora, non dare maggior fiducia ad un terzo polo in grado di essere il vero ago della bilancia di tutta la situazione?
“I concetti di ‘terzo polo’ e di ‘ago della bilancia’ sono formule che appartengono ad un’idea sostanzialmente tattica della politica, mentre, al contrario, è sempre meglio afferrare, quando c’è, il dinamismo che può sviluppare un’iniziativa politica che si rinnova e che cerca di cambiare in meglio tutto il centro-sinistra. Mi riferisco, naturalmente, alla ‘possibilità-eventualità’ del rigenerarsi, all’interno dell’area progressista italiana, di una forte coalizione dall’impronta riformista, socialista, liberale e laica”.
Sono ancora possibili delle manovre di riavvicinamento tra il vostro partito e la Rosa nel pugno di Boselli e Pannella? E il gruppuscolo che fa capo a De Michelis, oggi, cosa ha intenzione di fare?
“Vedo che si è aperta una discussione: la Rosa nel pugno ha indubbiamente segnato una novità politica, ma anche una sconfitta elettorale. Essa ha rappresentato una novità, perché sono entrate nell’agenda del dibattito politico italiano le questioni laiche e di libertà. Ma la successiva sconfitta è da attribuirsi ad una serie di concause dalle quali non voglio affatto escludere la mancata realizzazione di una robusta ‘Unità socialista’ nel segno di una continuità politica e storica con la migliore tradizione socialista degli ultimi trent’anni, che è stata quella ‘craxiana’. Chi nega questa evidenza è in perfetta malafede o era nemico di Craxi e dei socialisti sin da quando essi rinnovarono il proprio partito e la politica italiana. Quanto a De Michelis e ai suoi, essi hanno commesso un grave errore, un anno fa, che adesso, da qualche piccolo segnale, vedo che intenderebbero correggere o cancellare. Ma in politica, come diceva Filippo Turati: “Bisogna essere capaci di cogliere le cose un quarto d’ora prima”. Ora mi riesce difficile affermare, ad un anno di distanza: “Meglio tardi che mai”, perché si è perso del tempo e si sono inutilmente recisi legami e solidarietà. Tuttavia, io sono assolutamente interessato ad unirmi ai socialisti, non a dividermi da loro”.
Qual è, insomma, secondo lei, il futuro verso cui dovrebbe tendere o dirigersi l’area laico – riformista italiana?
“Ora, un’unità di azione politica nell’ambito del centro-sinistra, poiché un’unione, anche di debolezze, può solamente fare una forza. E’ necessario invertire la rotta delle nostre scialuppe di salvataggio, perché è di questo che, ancora, si tratta: costruire un’imbarcazione socialista più unita e più solida per riunirsi a quei ‘compagni di viaggio’ della sinistra che abbiano dei manuali di orientamento ispirati dalla grande tradizione politica del socialismo democratico, italiano ed europeo”.

“…costruire un’imbarcazione socialista più unita e più solida per riunirsi a quei ‘compagni di viaggio’ della sinistra che abbiano dei manuali di orientamento ispirati dalla grande tradizione politica del socialismo democratico, italiano ed europeo”. Beh ,non mi pare proprio che la riunione con i compagni di merende della sinistra abbia portato al nostro grandi vantaggi,oltre a quello dello strapuntino. Una storia tutta personale. L’unione di più debolezze può fare la forza ,ma solo della debolezza meno grave ! E sventolare un cognome senza riuscire a sollevare alcuna brezza da la misura della sconfitta personale. Anche se la affermazione d’interesse ad unirsi ai socialisti , senza pretendere di dichiararsi tale , restituisce un minimo di umanità al Bobo.