Craxi fu “soltanto” perseguito e condannato con inaudita ferocia. Nel caso di Fini, invece, abbiamo prova e controprova: anda e rianda, direbbe Roberto Benigni.

Fra le due vicende, quella di Craxi e quella di Fini, è quest’ultima che meglio rende l’idea di cosa significa il cosidetto intreccio mediatico-giudiziario che fa della nostra una Giustizia politica e ad orologeria.
Craxi fu soltanto (si fa per dire!) perseguito e condannato con inaudita ferocia. Nel caso di Fini, invece, abbiamo prova e controprova: anda e rianda, direbbe Roberto Benigni.
Due anni fa, Fini era lo snodo della nostra politica. L’uomo decisivo per mandare a quel paese Berlusconi. E, simmetricamente, la magistratura di Roma, fulmineamente, riuscì a rendere nota la sua estraneità a qualsiasi ipotesi di reato, prima ancora che qualcuno sapesse che fosse stato iscritto nel registro degli indagati. Trecentomila euro per una casa a Montecarlo? Congrui, e niente importa se, come si scrive oggi, pagati chissà perché, in contanti. Nell’appartamento ci abitava suo cognato? E allora? Potrebbe essere stato il cognato addirittura il compratore, al riparo di un giro di società con sede in esotici paradisi fiscali? Abbiamo indagato per ventiquattro ore e non ci risulta!
Ok: restituita a Gianfranco la piena onorabilità e, dopo un po’ Berlusconi a casa. E il nuovo partito del presidente della Camera, al quale nessuno chiese mai le dimissioni in nome del conflitto tra il suo essere capopartito e arbitro di una Camera, corteggiatissimo per nuove, future, maggioranze, quali che fossero.
Da allora, meno di due anni, molto ha girato la ruota della politica italiana. La rabbia popolare si accanisce contro gli esponenti più in vista degli ultimi venti anni. E Fini è diventato ingombrante. Chi se lo piglia è destinato ad una corsa ad handicap.
Ma l’intreccio mediatico-giudiziario ha un rimedio per tutto. Per togliere chi di dovere dall’imbarazzo, si è scomodato niente di meno che l’Espresso, cioè l’Alta Corte dei linciaggi. Guarda caso- ha reso noto l’Espresso – ci sono carte nuove, venute fuori per caso. Secondo queste carte, il famoso appartamento di Montecarlo sarebbe stato venduto proprio al cognato di Fini. Ovviamente, come è di moda in questa seconda repubblica, “a sua insaputa”: sicuramente di Fini, ma, magari, anche del cognato.
Dunque: assolto quando serviva e inguaiato quando serve. Anda e rianda.

Lascia un commento