
Alla Redazione di Pensalibero
da scienziato, sento il bisogno di scrivervi due parole. Vi scrivo sia relativamente all’attuale gestione della pandemia, sia relativamente alle questioni del cambiamento climatico. Per la prima questione le parlo da incompetente, ma affronto la cosa da un punto di vista prettamente e meramente scientifico, non politico. Relativamente al clima, essendo io un paleontologo che si occupa degli effetti paleoclimatici, scrivo con un livello di consapevolezza un po’ più elevato.
Ho sentito e letto, da parte di virologi ed infettivologi seri e non affetti da protagonismo televisivo, che il 95% dei contaminati da covid-19 è totalmente asintomatico. Dunque, il nostro problema si confina al 5% che è davvero esposto a pericolo. In termini concreti, su 60 milioni di italiani, stiamo parlando di 3 milioni di persone. Dai dati del Ministero della salute il Covid-19 è la causa direttamente responsabile della morte nell’89% dei decessi di persone positive al test Sars-CoV-2. Questo riduce il nostro problema a 2.670.000 persone in Italia e sono perlopiù anziani o persone a rischio per altre questioni sanitarie. Mi rendo conto di dire una cosa poco ortodossa, ma queste sono le sole persone da isolare, da proteggere, in casa se non sono a rischio di entrare in contatto con possibili soggetti affetti o in strutture appositamente approntate, in attesa che si passi il picco del virus. E, contestualmente a questo, vanno predisposte nuove posizioni di terapia intensiva, come ha fatto Gallera a Milano, per poter ricoverare ed assistere chi, di queste 2.670.000 persone ad alto rischio dovesse comunque infettarsi. Per tutti gli altri, vita normale, locali aperti, attività produttive a pieno regime, senza preoccuparsi della diffusione del virus. Anzi, prima e più si diffonde, la scienza lo dimostra ampiamente, prima ce ne liberiamo, perché alla fine esaurisce i soggetti da colpire. Questa secondo me, è l’unica strategia utile, che ci potrà salvare sia dal virus, sia dal disastro economico. Cercare di fare tracciamenti e di evitare il contagio non serve assolutamente a niente.
Mi rendo conto che questa strategia, basata prettamente su dati scientifici, certamente farà storcere il naso a buonisti e benpensanti. Ma credo sia l’unico modo per uscirne velocemente.
Relativamente ai cambiamenti climatici, oggi facciamo un gran parlare di anidride carbonica, come unico fattore di rischio di riscaldamento globale e che l’accumulo in atmosfera di questo gas sia colpa nostra. A parte il fatto che l’anidride carbonica satura buona parte del calore che riceve e che ne riflette solo una minima parte alla superficie terrestre e che gran parte dell’effetto serra è invece generato dal vapor acqueo (responsabile di oltre il 70% del riscaldamento), che a sua volta è conseguente al fortissimo riscaldamento terrestre che si è registrato a partire in particolare dagli anni ’40 dello scorso secolo e che è terminato recentemente generato dall’ultimo Gran Massimo di Attività Solare, non possiamo ridurre il problema del riscaldamento globale ad un solo fattore, quando il clima è governato da una quantità inverosimile di variabili, che conosciamo poco e che interagiscono fra loro in modo complesso e altrettanto sconosciuto. Nella questione climatica e del riscaldamento globale occorre fare chiarezza anzitutto su cosa intendiamo per clima e sulla distinzione fra clima ed impatto antropico sull’ambiente, che sono due cose molto distinte. Il clima è la sommatoria di fenomeni meteorologici registrati nell’arco di centinaia e centinaia, o meglio migliaia di anni. Il problema dei modelli climatici è che sono tarati su registrazioni strumentali che al più si spingono indietro di 200 anni. E quindi, con modelli basati solo su dati molto limitati, parziali e recenti, noi pretendiamo di fare proiezioni a 50-100 anni di distanza, quando non siamo in grado nemmeno di fare modelli di previsioni del tempo a distanza di 4-5 giorni. Avrei tantissimo da dire in proposito, ma mi limito per ragioni di spazio. Dietro la questione del controllo delle emissioni di CO2 c’è un enorme giro di affari mondiale, ma tutto questo non servirà affatto al clima, che varierà sempre come gli pare, indipendentemente da quanto si affannino gli umani (infatti, la cosa più variabile della Terra è proprio il suo clima, come dimostrano tutti gli archivi geologici e paleontologici dalla storia più remota del pianeta). Sacrosanto, invece, è quanto possiamo fare per non inquinare e per impattare sul pianeta, per la nostra salute e per quella degli ecosistemi viventi, pur consapevoli, comunque sia, che qualunque cosa faremo, fra non molto, geologicamente parlando, la Terra andrà incontro ad un nuovo ciclo glaciale. Alla faccia del Global Warming causato dall’uomo. Cordiali saluti,
Paul Mazza
(Dipartimento di Scienze della Terra – Università degli Studi di Firenze)

Lascia un commento