Care/i amiche/ci
Care/i compagne/i
Scusandomi con tutti e soprattutto con i compagni Franco D’Alfonso e Beppe Garresio perché non parteciperò al convegno di Torino, colgo l’occasione per scriverVi. Sto tentando, insieme a qualche volenteroso compagno, di dar vita ad un dibattito e ad una “mozione di giovani socialisti, di nuovi alla politica e del Popolo di Bertinoro” che si accompagna ad un invito a rottamare partitini, sigle e partiti cartolari riducendo quelle strutture radicate nel territorio a circoli.
Tuttavia denuncio ai compagni socialisti riuniti a Torino che, intorno alla costituente-PS, non c’è quel lavorio che sempre deve caratterizzare una fase costituente e precongressuale, quel lavorio che a quelli delle generazioni che hanno conosciuto il PSI configura da sempre un fascino ed un’emozione. Non è che quest’ultimi elementi a 49 anni mi sono proprio necessari, ma neppure quello vedo. C’è, permettetemelo di denunciare, una diffidenza di fondo e, se c’è attività, è in segreto/sotterranea.
Dal fronte dei non “entristi” bertinoriani non capisco Nicola Cariglia né Nicola Terracciano.
Ci può stare bene come suggerisce Terracciano di operare nel centro/sinistra in “… un impegno politico federativo …” (ma con chi?) con “il radicamento negli 8101 Comuni italiani…”, ma non ci sta bene in assoluto quando si indicano “… tempi doverosamente lunghi …” perché gli Italiani hanno bisogno subito di uno strumento, di un partito per potere, con un libero voto, archiviare la seconda repubblica.
Sono d’accordo da sempre con Cariglia per un soggetto politico non meramente socialista che non si riduca ad una riunificazione della diaspora, per un partito laico liberale e socialista che si richiami ai migliori solchi della tradizione democratica italiana. Ma Cariglia ci propone una mera chiamata alle armi di “… tutti i laici i liberali e i socialisti per dare vita ad un soggetto che sia in grado di affrontare con orgoglio e autonomia la nuova stagione che si va delineando …”, , dei “… vari cantieri già aperti: dalla Costituente socialista a quella liberaldemocratica di Dini, da Capezzone ai repubblicani di Nucara e La Malfa, dal PSDI al PLI…”.
Caro Nicola, siamo convinti che tutti … proprio tutti, ipocriti e perditempo compresi senza dimenticarci di chi non prende i voti, i Dini, i redivivi dello PSDI, ciò che resta dello SDI e C. ed i partiti cartolari socialisteggianti serviranno a far conquistare voti ed a dare agli Italiani il Partito che manca? O sarà proprio la ulteriore permanenza di certa gente che Tu proponi che farà allontanare ancora gli elettori dal voto?
Pare a me che queste due iniziative, la costituente-PS e il “soggetto di Cariglia” (chiamiamolo così), si avviano a convergere in un unico soggetto realizzato ancora a tavolino come la mera somma dei partitini della diaspora socialista con l’aggiunta di Angius e qualcun altro fino ad un certo punto (con la costituente-PS) mentre, in un secondo momento, il “soggetto di Cariglia” porterà un’ulteriore aggiunta di altre sigle, siglette e partiti cartolari che in un modo o nell’altro si richiamano al pensiero ed alla tradizione laica e liberale.
Denuncio che queste due iniziative, la costituente-PS e il “soggetto di Cariglia” (chiamiamolo così), sono poca cosa di fronte alle evoluzioni politiche che abbiamo di fronte e rischiano di non venire incontro al Partito che manca agli Italiani.
E batto ancora sul tasto di quali rapporti avranno queste due iniziative destinate a convergere con questo centro/sinistra che nella rinnovata versione veltroniana altro non è che il solito partito dalemiano mentre c’è necessità di un partito (che veramente manca agli Italiani) che non sia schiacciato sul governo Prodi e su questo centro/sinistra ed anzi sia l’alfiere di un VERAMENTE DIVERSO centro/sinistra che gli Italiani chiedono per non finire tra Berlusconi e la Brambilla né nelle avventure qualunquiste di Grillo.
E con questo metto le mani avanti già per le amministrative di maggio prossimo. Nicola Terracciano mi ha appuntato che tra “…la categoria responsabile del male minore” io starei scivolando in quella del “…tanto peggio tanto meglio…”.
Non solo io, ma gli elettori dell’Unione, cui purtroppo appartengo, sono molto delusi. Caro Nicola, la ricetta, responsabile o meno, valida o non valida, del “male minore”, quella che applicammo al momento del voto nel 2006, alla lunga può rivelarsi logora.
C’è necessità di una iniziativa veramente diversa, più concreta e soprattutto con tempi più ristretti.
Vogliamo concretizzarla?
Gino Di Maro

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